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Pitti Uomo e il sistema-moda in Toscana: «Imprese sotto pressione, sarà un inizio anno difficile»

Pitti Uomo e il sistema-moda in Toscana: «Imprese sotto pressione, sarà un inizio anno difficile»

Confindustria Toscana: l’abbigliamento è il settore trainante

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FIRENZE. Pitti Uomo, l’evento più glamour del momento, sarà il termometro del settore moda maschile. In altre parole, il punto di partenza per capire quali sono le prospettive di breve-medio termine per il comparto. Sì, perché dopo un inizio 2023 promettente, sul finale dell’anno appena lasciato alle spalle è arrivata la decelerazione. Eppure il sistema moda in Toscana è uno dei comparti più strategici e trainanti dell’economia regionale. Secondo i dati di Confindustria Toscana, se ci limitiamo all’abbigliamento la nostra regione raccoglie il 13 per cento degli addetti che operano nella manifattura regionale e il 20 per cento di quelli che lavorano nel settore a livello nazionale.


Nel 2022, il settore ha esportato merci per un valore vicino ai 5 miliardi di euro, circa il 18 per cento del totale venduto nel mondo dal comparto italiano e il 9 per cento del totale dell’export manifatturiero toscano. Il 2023, per i consumi delle famiglie, è stato caratterizzato da un trend positivo nei mesi iniziali, poi, come detto, ha subito un forte rallentamento la primavera scorsa con la frenata che è proseguita anche nei mesi invernali: in Italia, l’export ha registrato il 30 percento in più rispetto al 2019 e il 20 per cento in più rispetto al 2021. «L’incremento dei prezzi ha portato a una crescita del fatturato ma non necessariamente a una saturazione degli impianti ed è un primo problema che si presenta – commenta Sergio Tamborini, presidente di Sistema moda Italia – I primi mesi del 2024 si presentano un po’ più complessi perché abbiamo delle tensioni che comunque ci attanagliano, abbiamo delle condizioni che stanno modificando anche il percepito dei consumatori. Questo è un tempo in cui le industrie continuano ad essere sotto pressione: Pitti c’è due volte all’anno, ma le uscite oggi in alcuni casi ci sono 12 volte all’anno, non si riesce più a costruire un percorso in cui le stagioni dominano la condizione della produzione, che oggi è dominata da altri elementi. Le aziende devono costruire insieme con i produttori di abbigliamento un percorso in cui il tempo è determinante».

Per superare questo momento difficile c’è anche la ricerca di nuovi mercati nel mondo. «A livello di export nel 2023 fino a novembre siamo stati di 7 punti percentuali sopra l’anno precedente – precisa Matteo Zoppas, presidente dell’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – Però da novembre in poi è andata un po’ in crisi non solo la parte produttiva ma soprattutto il sistema distributivo: nel mondo ora c’è un calo importante. Per questo anche con Pitti Immagine, l’autorità di maggiore riferimento mondiale a livello fieristico, stiamo cercando di trovare delle soluzioni: Ice sta identificando, insieme al sistema moda italiano, dei nuovi mercati e nuove nicchie in modo da cercare di compensare. Sono semi che si devono buttare e aspettare che germoglino».

Intanto il presidente della Regione, Eugenio Giani, lancia un appello al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: «Serve che il governo supporti la ripresa e il rilancio delle aziende del settore moda colpite dall’alluvione il 2 novembre scorso».

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