Il Tirreno

Toscana

Il riscatto

Livorno, dopo spaccio e carcere Marco è rinato. E oggi apre il suo secondo locale

di Stefano Taglione

	Marco Brucioni
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Marco Brucioni

La storia del ristoratore livornese Marco Brucioni raccontata pure in un libro: «Mamma ha vissuto la mia vita più tragica, un peccato che non possa ammirare ciò che sono riuscito a creare dal nulla»

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LIVORNO. «Avrei voluto che all’inaugurazione del mio locale ci fosse mia madre, che purtroppo è morta il 14 dicembre scorso. Lei ha vissuto la parte peggiore della mia vita, quella legata alla droga, alla galera e più in generale alla sofferenza. Avrebbe desiderato altro per me, ma ora sono riuscito ad accontentarla a pieno. Per fortuna, dal 1994 in poi, ha potuto assistere alla mia rinascita, all’apertura del primo ristorante e al ritorno alla felicità. Lei è la donna che mi ha cresciuto ed è un peccato che non possa ammirare dal vivo ciò che sono riuscito a creare dal nulla».

La storia del ristoratore livornese Marco Brucioni, 61 anni, è un esempio per tutti. Una storia di riscatto dopo anni tremendi fatti di stupefacenti, spaccio e detenzione in carcere. Conflitti continui e il totale rifiuto delle regole: eventi della sua vita finiti perfino in un libro, “Al di là della linea bianca”, volume autobiografico edito da Ctl Editore e scritto nel 2019 con il giornalista Sergio Consani.

Il libro verrà presentato proprio stasera, dalle 19 a mezzanotte, in occasione dell’apertura del nuovo circolo (è un’associazione sportiva dilettantistica) di via di Salviano 161, il “Last minute”, che a Livorno sarà operativo tutti i giorni dalle 7 di mattina all’una di notte. L’imprenditore, fra l’altro, con la compagna guida già con successo la pizzeria “Ci Piace” di via Bacchelli, un punto di riferimento per tutti nell’area commerciale di Porta a Terra per il mangiar bene al prezzo giusto e il karaoke serale, con moltissime persone che decidono di passare lì la propria serata in allegria. Da qui, durante l’emergenza Covid, ha preparato e donato ogni sera dieci pasti caldi ai bisognosi, non dimenticando mai chi era in difficoltà.

«Quel fondo di via di Salviano era diventato quasi un rudere – racconta Brucioni – così in pochi giorni mi sono deciso a contattare la proprietà e a creare dal nulla il locale, che ho chiamato “Last minute”, proprio perché ho concluso tutto all’ultimo istante. Ho fatto tutto da solo, anche i lavori. Me lo sono immaginato dalle fondamenta, mi rivolgo ai giovani e non solo: ci ho messo il flipper, il biliardo, il biliardino, le freccette e perfino la PlayStation. Così, chi vuole mangiare un panino o bersi una birra, può passare delle ore qui senza “ciondolare” fuori. Vorrei che fosse un punto di riferimento per il rione, un po’ come i circolini che esistevano quando eravamo giovani. Io ho passato lì la mia giovinezza, anche se a differenza dei ragazzi di oggi, che hanno molto e forse troppo, noi non avevamo niente. Oggigiorno serve più socialità, bisogna parlare dal vivo: vorrei che il “Last minute” fosse un’alternativa ai social network come Facebook o Instagram, dove i giovani possano dialogare fra loro e incontrare persone nuove».

Quasi 250 metri quadri di locale, di cui il ristoratore si è innamorato fin da subito. Decidendo di raddoppiare il suo impegno imprenditoriale.

«Fino a 30 anni ho fatto una vita del ca**o – prosegue senza mezzi termini, guardandosi indietro – ma dopo l’ho riscattata e gli altri 30 sono andati alla grande. Sono sempre rimasto umile, penso che dalle cose negative possano nascere anche quelle positive. Io mi sono messo a lavorare duro, così ho sempre fatto e così mi hanno sempre insegnato. Dalle storie brutte si può riemergere, il mio desiderio è quello di poter “galleggiare”. Un po’ come il fiore di loto, che nasce nella melma, ma poi è bellissimo. Io un esempio per gli altri? Ho fatto degli errori, li ho compresi, poi ho cambiato strada. I risultati, tuttavia, si possono anche raggiungere in modo meno traumatico, senza gli sbagli che ho commesso io, e vorrei più che altro che le persone capissero questo. Il mio percorso successivo alla droga, che alla fine è quello di una persona normale, si può intraprendere anche senza sbagliare. Sono orgoglioso di ciò che ho fatto e avrei voluto che mia madre lo vedesse. L’ho fatto per me, rimboccandomi le maniche come mi ha insegnato, e mi piace dedicarlo a lei, la donna che mi ha cresciuto e che non avrebbe certo voluto vedermi soffrire in questa maniera».

Il debutto di stasera sarà accompagnato dalla presentazione del libro di cui Brucioni è protagonista. «Leggere la mia vita scritta nero su bianco è una strana sensazione – prosegue – e spero che gli altri, vedendo com’è stata la prima parte della mia esistenza, possano evitare di commettere gli stessi errori. Vedere che in pochi riescono a riscattarsi dopo una vita fatta di droga, spaccio e carcere è per me un motivo di tristezza, ragione per la quale spero più che altro che la mia storia possa prevenire certi sbagli».

Il sessantunenne si dividerà fra l’impegno con il ristorante-pizzeria “Ci Piace” e il nuovo bar-circolo di via di Salviano. «Ad aiutarmi – prosegue – ci sono la mia compagna e i tanti dipendenti e collaboratori che sono eccezionali e ringrazio. Io sarò in entrambi i posti, mi dividerò. I due locali sono vicini, ma non si danno noia: uno è un ristorante-pizzeria, l’altro un circolo nonché paninoteca-birreria. Mi aspetto di tenerlo in piedi e di avere clienti che bevono, mangiano e si trovano bene. L’importante è che possano divertirsi, socializzare fra di loro, giocare alla PlayStation dialogando e conoscendosi. Penso ai giovani: vorrei che il “Last minute” fosse un punto di ritrovo per loro, che stiano qui anziché stare in mezzo alla strada e prendere una cattiva strada, come me da giovane. Un’alternativa per socializzare, per conoscere persone nuove senza bisogno di cercarle su Facebook o Instagram».

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