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L'analisi

Clima pazzo, peschi già in fiore: allarme nelle campagne toscane

di Massimiliano Frascino
Clima pazzo, peschi già in fiore: allarme nelle campagne toscane

Coldiretti: «Colpa del caldo anomalo e delle piogge abbondanti». E con il freddo previsto per i prossimi giorni ora si teme per i danni dovuti alle gelate

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Peschi in fiore a Capodanno. Stessa cosa per i susini. Se il clima continuerà di questo passo con cambiamenti repentini, gli agricoltori saranno costretti a programmare i piani colturali dalla cartomante. Se ne accorgono, almeno sulla costa, i produttori di frutta e verdura.

Proprio in questi giorni vedono abbozzare la fioritura di peschi e susini. E proprio nei giorni, ha spiegato il Lamma, che precedono l'ingresso del ciclone della Befana e un drastico calo delle temperature previsto fra domenica e lunedì. Il rischio, quindi, è che le fioriture anticipate finiscano per venire soffocate dalla morsa delle gelate.

A rilevarlo preoccupata è Coldiretti Toscana, che parla di «peschi e susini in fiore come a primavera ed ortaggi mignon nei campi a causa delle abbondanti piogge e del caldo anomalo dell’autunno più caldo degli ultimi 70 anni. Condizioni che bene inquadrano uno scenario climatico che ha sconvolto il ritmo delle stagioni e messo in crisi natura e agricoltura». Per cui l’effetto paradossale è che l’arrivo inevitabile dell’inverno, in queste condizioni di eccezionalità, getta nel panico gli agricoltori che devono proteggere il “risveglio” vegetativo anticipato di frutta e ortaggi.

A Massa, nella frazione di Romagnano, la coltivazione di finocchi di Paolo Caruso ne è la prova. «Avrebbero dovuto avere una pezzatura di almeno 500 grammi ciascuno, ma con l’umidità persistente dovuta alle piogge di questo periodo sono rimasti più piccoli e raggiungeranno a malapena i 300 grammi. I finocchi sono buonissimi ma sono più piccoli e macchiati: si venderanno con più difficoltà nei mercati ed avrò un incasso quasi dimezzato per questa particolare produzione. Da un paio di anni su questi stessi terreni, coltivando le solite varietà invernali e piantando la solita quantità di piantine, raccolgo il 40% in meno».

La cooperativa Terre dell’Etruria associa almeno un centinaio di piccoli e medi produttori ortofrutticoli, per 7-800 ettari complessivi, quasi tutti localizzati lungo la fascia costiera, specialmente nelle province di Livorno e Grosseto. «Coi 18-20 gradi registrati in alcune giornate di dicembre – spiega il responsabile dell'ortofrutta Paolo Simonelli – l'anticipo vegetativo della fioritura non ha riguardato solo gli impianti frutticoli, ma anche quelli di alcune colture erbacee come i carciofi. Quest'anno, addirittura, le fioriture precoci hanno anticipato quelle dell'anno scorso. E ora c'è molta preoccupazione, perché dopo due o tre giorni di pioggia arriverà un abbattimento drastico delle temperature. E lungo la costa sono pochissimi gli impianti dotati del sistema anti-brina basato sulla nebulizzazione dell'acqua per proteggere le gemme. Che è tipico degli impianti del Nord Italia. Qui da noi sono più a rischio pesche, susine e carciofi. Vediamo come va a finire».

Per Coldiretti Toscana siamo di fronte ad un’evidente tendenza alla «tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e il rapido passaggio dal caldo al maltempo. Con effetti devastanti, come dimostrano le alluvioni di maggio nell’alto Mugello e novembre nel nord della regione».

Se da un lato l’agricoltura è il settore più danneggiato, dall’altro è anche il più impegnato per contrastare i cambiamenti climatici. «Le imprese agricole – spiega Letizia Cesani, presidente Coldiretti Toscana – sono costrette a interpretare le novità meteorologiche e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Obiettivo che richiede l’impegno delle Istituzioni per accompagnare innovazione dall’agricoltura 4.0 con droni, robot e satelliti, ed in questo senso la Regione Toscana sta andando nella direzione giusta fino alla nuova genetica green no ogm per lo sviluppo di coltivazioni resistenti e salvaguardare la fertilità dei terreni. Altrettanto importante recuperare una parte dei sedicimila invasi già censiti nella nostra regione per raccogliere le acque».

Nell’aretino, dove si produce il 70% della frutta toscana, sembrano invece aver salvato la pelle. «Il problema dell'anticipo vegetativo c'è in generale – spiega Antonio Tonioni, grosso produttore frutticolo – ma qui le temperature sono più rigide che sulla costa di almeno 5-6 gradi, quindi per ora ci siamo salvati».

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