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Il “non” buon Natale: un padre, una figlia di 5 anni e quando pensi che il futuro sia da “grattare”

di Cristiano Marcacci
Il “non” buon Natale: un padre, una figlia di 5 anni e quando pensi che il futuro sia da “grattare”

La scena in un bar: Matilde in braccio al padre che tenta la fortuna «perché sia un vero Natale». Ma non è così, anzi

25 dicembre 2023
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La scena è forte, da cazzotto nello stomaco. È la mattina dell’antivigilia di Natale, siamo in un bar del comune di Montopoli in Valdarno (provincia di Pisa). Un giovane padre, autoctono, è seduto a un tavolino e ha in braccio la propria figlioletta di cinque anni. «Vai Matilde – la esorta a voce alta – gratta te, vediamo se a Natale si festeggia davvero». Le mette davanti cinque “grattini” da due euro ciascuno, convinto che la dea bendata sia disposta non solo ad essere cieca rispetto a un comportamento perseguibile per legge (la 111 del 15 luglio 2011 disciplina il divieto di partecipazione dei minorenni ai giochi che prevedono vincite in denaro, con il titolare del bar punibile con una sanzione amministrativa che va da 5 a 20mila euro), ma soprattutto a “facilitare” la rincorsa al “colpaccio” per il fatto che le probabilità di successo sono nelle mani di una “innocente” fanciulla di cinque anni.

Le considerazioni da fare possono essere tante. Noi ne scegliamo solo alcune, sia in relazione al padre che, soprattutto, in riferimento al futuro di Matilde, l’aspetto che in questa vicenda messa a fuoco e fotografata al bar ci sta più a cuore. La bambina, di certo, non può ora capire che suo padre avrebbe potuto risparmiare quei dieci euro per acquistare un regalo più bello o un regalo in più per lei e la sua famiglia in modo da “festeggiare davvero il Natale”. Ci auguriamo che lo possa comprendere in seguito, ma purtroppo ci sono tutti i presupposti per dubitarne. Se infatti a cinque anni hai un padre che in un esercizio pubblico ti spinge ad affidare alla dea bendata la svolta della vita, rischi di poter davvero compromettere il tuo percorso di crescita, acquisendo la falsa convinzione che tutto possa essere casualmente a disposizione dietro l’angolo anziché essere frutto di impegno, abnegazione e competenze. A partire dalla scuola media, dove magari ti abituerai a farti passare i compiti dalla “secchioncella” di turno. Passando poi per l’adolescenza, durante la quale ti potresti far forte del principio secondo cui non serve studiare per costruirsi un’agiata posizione economica ritenendo che basti mettere in vendita su OnlyFans qualche foto osé e un paio di collant usati.

È il primo passo verso il pericolo di farsi imprigionare dalle trappole del web, che ti spersonalizza pian piano e ti plasma non mollandoti più e portandoti su una navicella lontana anni luce dalla realtà. L’influencer Chiara Ferragni ci insegna parecchio (può sembrare strano ma è così): l’ostentazione del “di più e meglio” è diventata per lei un mestiere, che rende peraltro al pari di un fatturato di un’industria, ma alla prima difficoltà si barrica dentro casa e comincia a frignare nell’ennesimo video-selfie da oscar del paraculismo.

A Matilde occorrerebbe spiegare che questa non è la vita che l’attende. Prima di noi, però, lo dovrebbe fare suo padre. Buon Natale a entrambi.

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