Gioco
In Toscana è emergenza medici di famiglia: in pensione altri 253 entro il 2025
Saranno duecentomila gli assistiti senza dottore mentre i bandi vanno semideserti
Entro il 2025 andranno in pensione 253 medici di famiglia. Tradotto: circa 200mila toscani presto non avranno più a chi rivolgersi per farsi prescrivere un farmaco, una visita o vaccinarsi. Ma già adesso le difficoltà non mancano.
È emerso al Tuscany Hall di Firenze durante l’evento “Prenditi cura di me”, organizzato da Spi Cgil Toscana, il sindacato dei pensionati: nella nostra regione sono circa 300 le zone carenti. In pratica, zone in cui il medico di medicina generale proprio non c’è con i pazienti (perlopiù anziani) costretti a rivolgersi a un altro medico, spesso distante molti chilometri da casa. «Soltanto nel territorio dell’Asl sud est (Grosseto, Siena e Arezzo, ndr) sono 68 le zone carenti messe a bando dall’Asl – spiega Pasquale D’Onofrio, segretario Funzione pubblica Cgil medici e dirigenza servizio sanitario nazionale e direttore della Rianimazione dell’ospedale di Siena – All’appello hanno risposto solo in 18 e 50 posti sono rimasti vacanti».
Un quadro che rischia di complicarsi ancora di più con le prossime uscite per raggiunti limiti d’età. Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei medici di Firenze, non nasconde la sua preoccupazione. «Nel 2024, nel territorio dell’Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) andranno in pensione 40 colleghi – sottolinea – e non sappiamo ancora quanti nuovi medici entreranno in servizio. In Italia la sanità pubblica è considerata una spesa, non un investimento. La situazione, caratterizzata da sempre meno personale sanitario operativo e da un taglio dei servizi, spinge migliaia di persone a rivolgersi ai privati, mentre i medici non trovano più attrattivo questo lavoro».
In quest’ottica Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, propone: «Abbiamo bisogno di chiedere alle università e ai centri di ricerca di fare molto di più da questo punto di vista. Che le aree interne diventino il punto di partenza, e non fanalino di coda, delle nostre innovazioni tecnologiche, gestionali e organizzative in modo che diventino attrattive per i giovani».
Per D’Onofrio, infatti, la soluzione al problema non può essere l’aumento del massimale. «In Toscana – spiega – su un totale di 2.653 medici di famiglia, il 44% (pari a 1.157) ha più di 1.500 assistiti. Il risultato? Il primo posto alternativo è il pronto soccorso». Lo sa bene Stefano Grifoni, coordinatore del comitato scientifico dell’Organismo toscano per il governo clinico e direttore dell’ospedale fiorentino di Careggi. «I pazienti non trovano più assistenza sul territorio, si sentono abbandonati – racconta – La mia proposta? Distinguere, nelle zone più distanti dal centro dell’attività assistenziale, tra attività emergenziale e ambulatoriale. Mentre per la prima il riferimento resterebbe il 118, per l’attività ambulatoriale si potrebbe attivare, nelle aree svantaggiate in cui manca il medico di medicina generale, un servizio di trasporto per accompagnare i pazienti che necessitano di una visita alla casa della salute più vicina».
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