La manifestazione
Giornata degli scomparsi, da Klaus alla piccola Kata: in Toscana svanite nel nulla 253 persone in un anno
In vetta alla classifica dei casi c’è la provincia di Firenze, seguita da Grosseto e Lucca. Zuccagnoli (Penelope): «I numeri sono alti, servono squadre d’investigazione ad hoc»
Spariti nel nulla, inghiottiti dal mistero. Un buio nero pece che avvolge le loro vite e quelle di chi ancora li cerca, li aspetta a casa.
Oggi in tutta Italia ricorre la giornata dedicata alle persone scomparse: in Toscana nell’ultimo anno, su un totale di 904 denunce, in 253 non hanno mai fatto ritorno dai loro cari, come evidenzia la relazione del commissario straordinario del governo per le persone scomparse (questi numeri comprendono anche i cittadini stranieri registrati di cui si perdono le tracce una volta arrivati nella nostra regione).
La classifica
A guidare la classifica per maggior numero di scomparsi è la provincia di Firenze (91), a cui segue Grosseto (36), Lucca (25) e Massa Carrara (23). Numeri inferiori si registrano ad Arezzo e Siena (16), Pisa (13), Livorno (12), Prato (11) e Pistoia (10). Per Emanuela Zuccagnoli, presidente toscana di Penelope, l’associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse, c’è ancora molta strada da fare. Un primo passo è stato fatto nel 2012 con la legge che ha modificato la normativa precedente tenendo conto della rilevanza sociale del fenomeno modificando il ruolo dei prefetti e delle forze dell’ordine: in pratica, l’ufficio di polizia che riceve la denuncia avvia l’iter per le ricerche, dando comunicazione al prefetto per coinvolgere il commissario straordinario per le persone scomparse. «Penelope sarà presente domani (oggi, ndr) a Roma per un sit-in importante – precisa Zuccagnoli – L’obiettivo è quello di chiedere con forza di eliminare dalle denunce di scomparsa la dicitura “allontanamento volontario”. Non è più tollerabile. Chiediamo, al suo posto, che sia inserito “allontanamento per motivi non noti”. L’aggettivo “volontario”, infatti, porta a un ritardo, che non dovrebbe esserci, delle attività di ricerca e di indagine».
La banca dati del Dna
Ma per l’associazione Penelope bisogna guardare avanti. Il rischio – precisa la presidente toscana – è di fare la fine del Gioco dell’Oca. «Avanzare di una caselle e indietreggiare di tre. Non lo diciamo con mancanza di sfiducia nei confronti delle istituzioni e delle forze dell’ordine che fanno un lavoro egregio, ma se manca una struttura solida anche il loro lavoro ne risente», dice. Il riferimento è alla banca dati del Dna. «In tutta Italia ci sono circa 1.000 profili di familiari di persone scomparse – precisa – Peccato che i corpi non identificati negli obitori del nostro Paese siano più di 2mila. Eppure sarebbe uno strumento capace di risolvere in modo più efficace alcuni tipi di reati senza considerare il ruolo che avrebbe nel riuscire a identificare le persone scomparse. Il problema, però, è che costa troppo. È una delle nostre battaglie da sempre, come la squadra d’investigazione formata proprio per la ricerca delle persone scomparse».
I volti
Kataleya Alvarez, per tutti Kata, ha 5 anni ed è scomparsa dall’ex hotel Astor di Firenze cinque mesi fa. Di Klaus Leonard Schuessler, 52 anni, originario di Norimberga, non si hanno più notizie dal 16 febbraio di quest’anno. E poi c’è Delfino Lombardi, 78 anni, fungaiolo sparito da Comano (Massa Carrara). Valter Del Freo, 57 anni, il 7 novembre di quattro anni fa è uscito di casa, dicendo che sarebbe uscito per fare la spesa ma non è mai tornato.
Così come Giuseppe Eugeni, 69 anni, che intorno alle 13 ha salutato la moglie a Piancastagnaio (Siena) il 5 giugno 2018 e poi è sparito nel nulla. Un destino analogo a quello di Italia Nelli, ripresa da una telecamera di sorveglianza in via del Luciccolo, nella frazione di Sant’Ilario, alle 15,30 di sabato 17 settembre 2015, a Campo nell’Elba.
Anche Damiano Ricci, 43 anni, di Pontedera, ha sbattuto la porta di casa alle sue spalle a mezzanotte del 15 febbraio 2016: da quel momento nessuno ha più avuto notizie di lui. Fernanda Dominici, 69 anni, ha preso una borsetta nera la sera del 15 giugno 2014: da allora il nulla.
Omicidi senza corpo
Roberta Ragusa, Guerrina Piscaglia e Francesca Benedetti. Tre donne scomparse, tre condanne per omicidio. Tre storie diverse – eppure simili – che partono da lì: la scomparsa e il loro corpo mai ritrovato. Impossibile per Ragusa – dicono i giudici – dal momento che il marito Antonio Logli ha distrutto il cadavere della donna sparita da San Giuliano Terme nel 2012. E poi c’è Piscaglia, scomparsa da Ca’ Raffaello (Arezzo) nel 2014: per la sua morte è stato condannato padre Gratien Alabi, sacerdote con cui la donna aveva avuto una relazione. Infine Benedetti, insegnante di educazione fisica in pensione: le sue tracce si perdono nella villa di Potassa nel 2013, nel comune di Gavorrano. Per il suo omicidio è condannato all’ergastolo Antonino Bilella, il custode della villa.
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