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Ictus, crescono i casi tra gli under 50 in Toscana. Le cause e cosa fare (e cosa non fare) per prevenirli

Ictus, crescono i casi tra gli under 50 in Toscana. Le cause e cosa fare (e cosa non fare) per prevenirli

Sono diecimila i toscani colpiti ogni anno. A Pisa il convegno di Confesercenti Toscana e Fipac

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Ogni anno circa 10mila persone in Toscana sono colpite da ictus. Di queste, 2mila perdono la vita e altre 4mila circa restano disabili in modo permanente sconvolgendo la vita di intere famiglie. Sempre in Toscana circa 400 casi di ictus ogni anno colpiscono persone sotto i 50 anni con una frequenza in crescita perché cresce il numero di adolescenti che fumano, consumano superalcolici e usano droghe in particolare anfetamine e cocaina, ma anche perché i giovani sono più esposti a traumi, per esempio durante l’attività sportiva, che possono provocare l’ictus attraverso la rottura all’interno della parete delle arterie che portano il sangue al cervello.

Per assistere le persone colpite da ictus, ogni anno la Toscana spende circa 280 milioni di euro, ai quali si aggiungono altissimi costi indiretti, stimati in 30mila euro all’anno per ogni persona disabile, che sono per la maggior parte a carico delle famiglie.

Per fare il punto sulla situazione oggi a Pisa Confesercenti Toscana – suoi sono i dati sopracitati – organizza con Fipac Confesercenti (Federazione italiana pensionati attività commerciali di Confesercenti) l’incontro pubblico “Ictus: pochi minuti valgono una vita”, a partire dalle 9,30 alla Pubblica Assistenza.

Ictus: di cosa parliamo

L’ictus è una malattia del cervello causata da un disturbo circolatorio che si manifesta in modo improvviso (“ictus” significa appunto “colpo”) e nei Paesi industrializzati rappresenta la principale causa di disabilità permanente, la seconda di demenza e la terza di mortalità con una grande rilevanza sociale in termini di costi assistenziali e di perdita di produttività. Nella maggior parte dei casi, l’85% circa, l’ictus è di tipo ischemico, si verifica cioè quando il sangue non riesce più a irrorare una porzione del cervello a causa di un coagulo che blocca la circolazione cerebrale. Negli altri casi invece l’ictus è di tipo emorragico, dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale.

Purtroppo l’ictus ha sempre avuto uno scarso impatto mediatico che deriva da alcuni pregiudizi da sfatare, ad esempio che non si possa evitare o curare, o che colpisce solo gli anziani. Ma oggi ci sono forti evidenze che queste affermazioni non sono vere.

La prevenzione

L’ictus si può infatti prevenire con un corretto stile di vita. Cattiva alimentazione, fumo, alcol e sedentarietà lo favoriscono l’ictus, mentre la dieta mediterranea, con poco sale e prevalenza di pesce, può aiutare. È fondamentale poi identificare i principali fattori di rischio come l’ipertensione arteriosa, la fibrillazione atriale, il diabete e l’aumento del colesterolo nel sangue e curarli con farmaci efficaci che oggi sono a disposizione. Ancora più importante è sottoporsi con urgenza a specifici accertamenti quando si manifestano dei disturbi neurologici transitori (Tia), il maggior campanello d’allarme per un ictus.

Nei giovani l’ictus è la malattia neurologica più frequente dopo il trauma cranico, e nelle donne le modificazioni ormonali durante la gravidanza e la menopausa e l’assunzione di estroprogestinici, specie in associazione al fumo, aumentano il rischio di ictus.

Riconoscere i sintomi

L’ictus si può curare imparando a riconoscerne i sintomi principali: improvvisa perdita di forza in una metà del corpo, deviazione della bocca, difficoltà a parlare, in questo modo da chiamare subito il 112 per essere trasportati in ospedale. I trattamenti più appropriati nell’ictus ischemico sono la trombolisi e gli interventi di disostruzione meccanica dell’arteria occlusa per via endovascolare. Questi trattamenti e il ricovero in aree di degenza organizzate con specifiche competenze neurologiche e multiprofessionali permettono di ridurre gli esiti della malattia, ma per essere garantiti a tutti necessitano di un’organizzazione territoriale in rete che in Toscana è presente con crescente efficienza.

«Il convegno di Pisa – spiega Alberto Pecchi, presidente FIPAC Confesercenti Toscana – è presentato da Fipac Confesercenti Toscana e fa parte di un progetto più ampio che abbiamo realizzato in tutta la regione per sensibilizzare associati e non su una patologia che colpisce senza preavviso e per la quale medici e ricercatori stanno lavorando nell’ottica di ridurre le conseguenze delle invalidità che lascia».


 

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