Toscana
Violenza sulle donne, Cristina Grieco e il piano del ministero: «Fin dal nido educare al rispetto degli altri»
Indire seguirà la formazione dei docenti impegnati nel nuovo progetto del ministero: la nostra intervista
«Speriamo che il femminicidio di Giulia Cecchettin, in tutta la sua tragicità, imprima un’accelerazione a un processo urgente e necessario, ora più che mai». Il processo a cui si riferisce Cristina Grieco, presidente di Indire, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, riguarda l’educazione all’affettività. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha presentato nei giorni scorsi il piano “Educare alle relazioni”: l’investimento ammonta (per ora) a 15 milioni di euro e il progetto prevede moduli extracurriculari (facoltativi per gli studenti, ndr) di 30 ore. È previsto, inoltre, un docente referente, la costituzione di “focus group” divisi per classi, con un docente moderatore che sarà formato da Indire, ente di ricerca del ministero dell’Istruzione.
Presidente Grieco, una bella responsabilità.
«Che ci prendiamo molto volentieri. Il ministero si avvarrà di Indire per la parte relativa alla formazione degli insegnanti a livello nazionale: è un tema su cui Indire si spende da tempo in modo istituzionale. Abbiamo realizzato progetti con la Presidenza del Consiglio, ci occupiamo della formazione dei docenti neo immessi in ruolo anche sulla parità di genere e, soprattutto, abbiamo concluso di recente un bellissimo progetto di formazione “PARtime” con la Regione Toscana che ha riscontrato grande successo tra i docenti».
Parliamo di educazione all’affettività: a che punto siamo nel nostro Paese?
«Ci sono dei progetti interessanti ma a livello sistematico un’educazione al rispetto e all’affettività in Italia non c’è».
Come si può intervenire?
«È fondamentale partire dalla scuola, già dal nido, per instillare l’educazione al rispetto, degli spazi dell’altro e anche l’educazione alla sconfitta e al “no”».
A chi spetta questo compito?
«In primo luogo alla famiglia, ma anche alla scuola».
Gli insegnanti sono già preparati a insegnare l’educazione all’affettività? Non è come insegnare l’italiano o la matematica...
«La maggior parte lo è già, però il punto è che un intervento strutturale nei nostri curriculi di studio (l’insieme delle esperienze di apprendimento progettate e valutate da una comunità scolastica, ndr) non c’è. Colmare questa lacuna è necessario e urgente».
Ora il ministero vi ha affidato la formazione nell’ambito di “Educare alle relazioni”: come vi muoverete?
«Siamo a disposizione, mettendo a frutto gli esiti e il rigore della nostra ricerca».
Che ruolo ricopre la famiglia in questo percorso?
«Deve essere rinsaldato il contratto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia perché esiste un problema culturale ed esige un impegno collettivo che deve partire dalla famiglia e investire tutta la società».
L’educazione all’affettività deve iniziare fin da piccoli: come mai?
«Noi donne siamo abituate a sopportare, ma ci sono tanti atteggiamenti maschilisti nella società. A volte non è neppure una mancanza di rispetto così esplicita, ma si concretizza in tanti piccoli gesti, segnali, messaggi, che sono più o meno consapevolmente introitati già dall’infanzia. Educare alla piena parità, combattere violenza e discriminazione e garantire a tutti gli stessi diritti significa far fare al Paese un passo in avanti, anche di sviluppo economico oltre che culturale».
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