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Femminicidi e violenze sulle donne, Laura Boldrini: «Inasprire le pene non serve, esiste un problema culturale»
La deputata del Pd già presidente della Camera dopo l'omicidio di Giulia Cecchettin: «In Italia la destra alimenta un pensiero retrogrado»
A Firenze, due ragazzi vengono assolti dall’accusa di stupro di una compagna di scuola. Secondo il giudice, hanno frainteso. Lei diceva “Smettetela, smettetela” ma visto che con uno di loro c’era già stata...
All’Aquila pochi giorni fa, c’è stata una sentenza fotocopia. Prima ancora il pakistano assolto perché picchiare la moglie fa parte della sua cultura. E il bidello romano assolto perché infilare le mani nelle mutande di una studentessa di 17 anni per 9 secondi non è violenza sessuale. Nel mezzo decine di femminicidi, da Giulia a Giulia: una incinta di 7 mesi del suo assassino; una massacrata dall’ex. «È la conseguenza del patriarcato, la legge scritta dagli uomini secondo la quale le donne non possono opporsi al loro volere» commenta Laura Boldrini, già presidente della Camera, oggi deputata Pd. «Le donne che non si adeguano alla legge degli uomini, che non accettano di restare sottoposte, sono destinate a essere maltrattate, poi assassinate. Fino a quando non si cambia questa mentalità, non si fermerà la violenza degli uomini sulle donne».
Presidente Boldrini, come si esce fuori da questa situazione?
«È inutile continuare ad approvare norme penali su norme penali perché i femminicidi continuano: inasprire le pene e creare nuovi reati non basta. Ormai è chiaro a tutti che esiste un grande problema culturale da affrontare sin dalla prima infanzia con l’educazione all’affettività. E qui allora si apre una voragine».
In che senso ?
«Ci troviamo di fronte a forze di governo che rifiutano in modo netto e con modalità aggressive e volgari qualsiasi forma i educazione all’affettività e alla sessualità. Lo abbiamo visto anche nel dibattito alla Camera sulle misure straordinarie da adottare per contrastare le violenza sulle donne. Alcuni esponenti della destra hanno bocciato tutti i nostri emendamenti che chiedevano l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole definendoli “una porcheria”, una “richiesta abominevole” e una “pratica degradante” perché l’educazione sessuale non si fa a scuola».
Perché, dove si fa l’educazione sessuale? Su You porn?
«Bocciare, come ha fatto la destra, la proposta di introdurre l’educazione affettiva e sessuale a scuola, significa non prendere atto della realtà. Oggi l’approccio sessuale degli adolescenti e dei pre-adolescenti avviene su You porn e questo porta i ragazzi a costruire un rapporto tossico con le ragazze perché pensano che quello che hanno visto in rete sia la realtà, che sia così che si sviluppi il rapporto sessuale. Proprio per questo noi abbiamo detto che bisognava inserire nel provvedimento sul contrasto alla violenza di genere, oggi è in Senato, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Invece la destra ha bocciato tutti i nostri emendamenti che andavano in questa direzione ».
In realtà i ministri Valditara e Roccella promettono un progetto sperimentale sull’educazione sessuale a scuola.
«Non capisco cosa ci sia da sperimentare. Qui bisogna introdurre l’educazione affettiva e sessuale come materia di studio e non un’ora di insegnamento ogni tanto. Soprattutto non si deve far sviluppare il progetto al consulente scelto dal ministro Valditara: Alessandro Amadori non è un esperto del settore ed è noto per i suoi libri misogini».
Eppure la sinistra ha votato alla Camera il provvedimento che oggi arriva in Senato.
«In questa situazione gravissima abbiamo cercato di non dividerci su un tema così importante. Abbiamo fatto passare il concetto che il problema della violenza sulle donne si risolve con l’educazione a scuola e con la formazione, prima ancora che con la repressione. E abbiamo fatto estendere con questa legge la formazione obbligatoria a magistrati, professionisti incaricati di perizie per i tribunali, medici».
La formazione c’è, ma mancano i soldi per finanziarla.
«La maggioranza ci ha promesso una copertura, spero già nella legge di bilancio. E la ministra Roccella mi ha garantito che il tema dell’educazione affettiva e sessuale si tratterà in un altro momento. Se non manterranno gli impegni, li chiameremo a rispondere».
Il nuovo atto contiene misure cautelari più incisive, ma sullo stupro ancora nessun cambiamento.
«Io ho chiesto, già alla Camera, che venga introdotto il principio secondo il quale senza consenso chiaro, libero in un rapporto sessuale c’è stupro. E anche che venga portato da 12 a 36 mesi il tempo dato a una persona per denunciare la violenza sessuale».
Ma senza esito, pare.
«Noi ci interfacciamo con Lega e FdI che a Bruxelles non hanno votato a favore della ratifica della Convenzione di Istanbul, il più importante trattato internazionale di contrasto alla violenza contro le donne che in Italia è legge. Hanno svilito il più potente strumento che abbiamo per battere la violenza. Questa Convenzione non va disconosciuta, al contrario deve essere implementata se vogliamo fare quel drastico cambiamento culturale di cui c’è bisogno. Ma è chiaro che in Italia c’è un ritardo culturale che la destra alimenta, con le sue posizioni retrograde».
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