Gioco
La Toscana senza soldi: meno investimenti, comprare casa è diventato un lusso per pochi. «Il Pil non raggiungerà l’1%»
La Regione nella morsa della crisi. L'allarme di Bankitalia: «Nel secondo semestre gli indicatori sono peggiorati e l’analisi attuale non tiene conto dei danni, ancora da quantificare, dell’alluvione»
La Toscana si è fermata. Imprenditori e famiglie si sono messi alla finestra a guardare cosa accadrà complice l’aumento dei tassi di interesse che ha rallentato (e rallenterà) gli investimenti e anche i mutui per l’acquisto della casa. L’interesse medio sui nuovi mutui è salito del 4,3% nel secondo trimestre e ha portato a un rallentamento della compravendita delle abitazioni del 15,3% sul primo semestre del 2022. L’Irpet aveva fatto una previsione di chiudere l’anno con un Pil regionale dell’1% ma non accadrà. La Toscana avrà un prodotto interno lordo leggermente più basso di quello del Paese. «Non possiamo fare stime – commentano Mario Venturi direttore della Banca d’Italia, filiale di Firenze, e Silvia Del Prete, capo della divisione analisi – ma ci sentiamo di poter dire che resteremo sotto l’1. Nel secondo semestre gli indicatori sono peggiorati e l’analisi attuale non tiene conto dei danni, ancora da quantificare, dell’alluvione».
L’aggiornamento congiunturale, con 380 imprese sentite, dell’economia della Toscana presentato ieri a Firenze da Bankitalia lascia l’amaro in bocca. E racconta di una regione che ha paura e rischia di avvolgersi su se stessa. Un po’ come il resto del Paese anche se qui pagheremo per la dimensione delle aziende «che non sono sviluppate sufficientemente» e «sul ritardo nell’adeguamento digitale», entra nel merito Venturi che dal primo gennaio lascerà la banca per andare in pensione.
«La politica restrittiva – spiega Del Prete – ha creato un rallentamento dell’accesso al credito per le piccole imprese. L’indebolimento ciclico e l’incertezza geopolitica hanno frenato l’attività di investimento: i piani formulati sono stati confermati o rivisti al ribasso».
Quasi 9 aziende su 10 hanno previsto di confermare o prevedere al ribasso i piani di investimento elaborati a inizio anno e che già indicavano un calo. E non si tratta di un problema di liquidità dal momento che c’è una sostanziale riorganizzazione del risparmio, 7 miliardi sono usciti dai conti correnti di imprese e famiglie per migrare verso fondi di investimento e buoni del tesoro che oggi garantiscono un rendimento maggiore rispetto al passato. Ad agosto del 2023 le aziende medio piccole avevano richiesto il 6,4% in meno rispetto all’anno precedente, le medio grandi del 3,4% in meno.
Il sondaggio congiunturale della Banca d’Italia inoltre evidenzia come nei primi tre trimestri del 2023 il fatturato è diminuito di due punti percentuali e con riferimento alle quantità vendute il saldo è negativo di 14 punti. La produzione stabile nel primo trimestre è invece diminuita del 2,3% rispetto allo scorso anno. «L’andamento è negativo nelle componenti di fondo, proseguendo la tendenza avviata nel secondo semestre dello scorso anno», si legge nella nota firmata dagli economisti della banca centrale.
Unica buona notizia è l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato anche se il determinato pesa per il 70% del totale.
E le famiglie?
L’inflazione regionale, dopo il picco raggiunto a fine 2022 si è gradualmente attenuata arrivando a settembre al 5,3% quasi dimezzandosi. Un dato motivato principalmente per il calo dei prezzi del gas e dell’energia elettrica. «Nonostante questo clima di fiducia – spiegano a Banca d’Italia – i consumi si sono indeboliti anche perché l’inflazione sui beni alimentari è rimasta piuttosto alta. Il risparmio medio per le famiglie è diminuito del 6% su base annua, proprio per l’innalzamento del costo della vita mentre sono in crescita i depositi a risparmio sono cresciuti. La richiesta dei mutui, che rimane di segno positivo +2,2% (anche se in fortissimo calo rispetto al +5,9% del dicembre 2022), ha però segnato il peggioramento delle condizioni applicate nel rapporto tra l’ammontare del finanziamento e quello dell’immobile a garanzia (si concedono mutui di cifre inferiori) e l’entità delle garanzie richieste a sostegno dei privati. «Per la seconda parte del 2023 le banche prefigurano un ulteriore rallentamento della domanda dei finanziamenti da parte delle imprese e delle famiglie. Con un orientamento dell’offerta improntato alla cautela». Delle banche, delle famiglie e delle imprese.
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