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Allerta in Toscana: chi sono i meteorologi che lanciano il primo allarme dalla sala Lamma – Video

di Tommaso Silvi

	La sala meteo del Lamma
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La sala meteo del Lamma

Una giornata al Consorzio punto di riferimento della Protezione civile regionale, tra monitor e radar. Il direttore Bernardo Gozzini: «Individuiamo il rischio, poi parte l'allarme»

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L’ingresso alla “sala” quasi sparisce alla fine di uno dei corridoi chilometrici del Cnr di Sesto Fiorentino. Lungo e stretto, con una fila di porte sui lati che nasconde gli uffici dei ricercatori dell’Ibe – l’Istituto per la Bioeconomia, fusione dell’Istituto di Biometeorologia e quello per la Valorizzazione del legno e delle specie arboree – e dell’Ismar, che si occupa di biotecnologie marine. «Molti di loro collaborano con noi. La “sala” invece è da questa parte».


Dentro la “sala”

Stanza spaziosa, illuminata dai finestroni a vetri. Una delle pareti è “foderata” di schermi che trasmettono immagini satellitari. «Sempre tutti accesi, nella meteorologia la sorpresa è sempre dietro l’angolo. E anche pochi minuti per noi fanno la differenza, prima si percepisce il pericolo più chance abbia più chance abbiamo di riuscire a mettere le persone in sicurezza». La luce di quelli che somigliano a tanti mappamondo interattivi – ognuno con grafica e simboli differenti – illumina Bernardo Gozzini, il direttore. «Questa, per esempio, è una carta radar che ci mostra in tempo reale dove sta cadendo la pioggia e la sua intensità. Quest’altra – spiega – segue lo spostamento delle nubi in tutta Europa. Le perturbazioni, il freddo, fanno una lunga di strada prima di arrivare da noi. Da qui controlliamo che lungo il percorso non diventino una minaccia per la popolazione». Alla scrivania che ospita due postazioni e quattro monitor, invece, sono seduti Daniele e Matteo. «Coprono il turno della mattina, dalle 7 alle 13. Poi entra in servizio il collega del pomeridiano, fino alle 17».


Qui si scovano i pericoli

Una stanza, due computer e un “murale” digitale che spara le immagini di carte e, all’occorrenza, delle webcam che filmano in tempo reale nelle principali città della Toscana e non solo. Uno sguardo elettronico fedelissimo che può rivelarsi un supporto decisivo. Perché da questi pochi metri quadrati che sparisce nel maxi complesso del Consiglio nazionale di ricerca nella periferia fiorentina passa una responsabilità enorme. Chi sta di fronte a quei monitor ha il compito di accorgersi prima di tutti quando il meteo rischia di trasformarsi in catastrofe. E quindi lanciare l’allarme. La sala meteo del Consorzio Lamma è il primo anello della catena delle allerte. «I nostri previsori studiano l’evoluzione delle condizioni meteorologiche sulla Toscana e captano eventuali pericoli. Serve prudenza – spiega Gozzini, numero uno del Lamma –, e lucidità. Può capitare di sbagliare. Fa parte del nostro lavoro».

Dal 1997

Il Lamma (Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile, ndr), è un consorzio pubblico tra la Regione e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed è nato nel 1997 con l’obiettivo di creare un’interfaccia fra il mondo delle istituzioni, le componenti di eccellenza scientifica e tecnologica, l’industria e le varie strutture operative. Il Consorzio lavora in supporto del sistema di Protezione civile e insieme al Servizio idrologico toscano compone il Centro funzionale regionale.

I nomi della squadra

L’attività del Lamma è il frutto dello sforzo di dieci previsori che si alternano su due turni giornalieri «che in caso di allerta arancione o rossa subiscono variazioni di orario, con una copertura dalla sala meteo praticamente H24», dice Gozzini. Gli uomini che ogni giorno lavorano per tenerci al sicuro dalle pazzie del clima hanno nomi e cognomi: Giorgio Bartolini, Giulio Betti, Valerio Capecchi, Daniele Grifoni, Gianni Messeri, Francesco Pasi, Claudio Tei, Matteo Rossi, Tommaso Torrigiani e Roberto Vallorani. La giornata in sala meteo inizia alle 7. «Le due persone di turno – racconta Daniele Grifoni, 60 anni, il veterano dei previsori del Lamma – si dividono i compiti. Uno si occupa della parte “media”, dai collegamenti con le radio per le consuete previsioni giornaliere a quelli con le televisioni che si avvalgono del nostro servizio. L’altro previsore studia le mappe e confronta i vari modelli matematici che forniscono indicazioni per le previsioni, poi aggiorna e dirama il bollettino quotidiano da inviare ai canali della Regione solitamente attorno alle 8,30. Il monitoraggio della situazione meteorologica non si interrompe mai. I nostri occhi – prosegue Daniele Grifoni – sono costantemente attenti all’evoluzione dei fronti nuvolosi in arrivo sulla Toscana, alle temperature, i venti e tutti i fattori metereologici».



Come arriva l’allerta

E quando si intravedono possibili pericoli, la sala meteo del Lamma alza i giri del “motore”. «Nei casi di allerta per pioggia, come nei giorni scorsi – spiega Bernardo Gozzini – una volta individuato il rischio di risvolti pericolosi ci confrontiamo con il Servizio idrologico regionale, che sorveglia lo stato dei corsi d’acqua, quindi stabiliamo la gravità dell’allerta. Si organizza velocemente una riunione in videochiamata con la Protezione civile regionale in cui spieghiamo quelle che, secondo noi, sono le zone a rischio, sulla base della criticità che si presenta. Dal vento al ghiaccio, dai temporali alle nevicate, dal rischio idrogeologico alle mareggiate». L’obiettivo dei previsori è quello di avvicinarsi il più possibile a ciò che accadrà nella realtà. In questo mestiere non ci sono certezze. È una sfida continua contro un avversario imprevedibile. «Non si può sapere in anticipo cosa succederà a livello meteo in quel paese o in quella città, ma si possono individuare delle zone a rischio. Se un previsore vi racconta che non sbaglia mai – conclude Daniele Grifoni – vuol dire che ha sempre sbagliato».

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