Italia
Alluvione in Toscana: quando arrivano i soldi dal Governo? Le cifre, le date e i rischi per chi sta aspettando
Mezzo miliardo è la cifra stimata dei danni di acqua e fango nella tragica serata del 2 novembre: da Roma, però, per il momento non arrivano certezze sui risarcimenti ai cittadini colpiti dal dramma
È il momento di attese e speranze. Da una parte quelle rivolte al meteo, augurandosi che consenta alle zone alluvionate della Toscana qualcosa di più di una tregua. Dall’altra quelle indirizzate alla politica, perché dia risposte concrete a chi ha visto cancellata tutta o parte della sua vita dall’acqua esondata dai fiumi. «Attenderò fino all’ultimo giorno utile (il 3 dicembre, ndr) prima di inviare al governo la relazione sui danni subiti», ha dichiarato in conferenza stampa Eugenio Giani. Il presidente della Regione attende di avere un quadro più preciso per poter individuare una cifra. «Ogni giorno si aggiungono altre realtà colpite dall’emergenza», ha sottolineato Giani spiegando la sua strategia per ottenere dal governo i ristori. Una partita decisiva che ha un precedente che provoca più di un timore: quello dell’Emilia Romagna, colpita dall’alluvione ai primi dello scorso maggio, dove non è ancora arrivato uno degli euro promessi dal governo Meloni per i danni.
Cinque milioni di euro
Da Roma, al momento, per la Toscana sono stati stanziati 5 milioni di euro per la somma urgenza. Fondi decisivi per risistemare gli argini, riattivare la viabilità e gestire i soccorsi e le situazioni più critiche. «Una somma che, grazie alle buone interlocuzioni col governo, se servirà sarà incrementata», assicura Giani. Il commissario per l’emergenza punta proprio sui rapporti con Meloni e il suo governo per ottenere dei risultati. Ovvero i fondi per risarcire le vittime dell’alluvione. Così il presidente della Regione ha deciso di non fare «le corse, perché non voglio lasciare “evasi” i danni alle cose che si sono creati e voglio metterceli tutti: ogni giorno che andiamo avanti ne scopriamo di nuovi, troviamo in una famiglia la casa che risente dell’umidità e mostra danni ulteriori, lo stabilimento industriale che rivela effetti che non pensavamo nell’immediatezza dell’evento, o frane su strade comunali o vicinali».
Oltre due miliardi
La prima stima – ormai più di sette giorni fa, all’indomani della tragedia – era di mezzo miliardo di euro. Una cifra raddoppiata nel giro di poche ore e poi non più quantificata, almeno pubblicamente, da Giani. Questo nonostante una task force di Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica, contattata da Il Tirreno abbia ipotizzato danni per 2, 5 miliardi di euro. Arrivare a una cifra precisa è il primo passo per poter chiedere al governo il decreto Ristori. La fretta, però, potrebbe essere cattiva consigliere. Ne è convinto il commissario all’emergenza e sulla linea concorda anche Patrizio La Pietra. «La ritengo corretta – ha dichiarato a Il Tirreno il senatore FdI e sottosegretario all’Agricoltura –. L’emergenza sta proseguendo e la priorità è quella di cercare di alleviare il più possibile i disagi a cittadini e alle aziende. E per questo occorre fare un plauso alla Protezione civile, ai sindaci e agli enti locali per quello che stanno facendo. Il prossimo passo sarà definire quanto serve alla Toscana per ripartire. E bisognerà farlo nel modo più preciso possibile».
Risarcimenti, iter e paure
La Pietra indica anche quella che sarà la strada da percorrere per arrivare ai risarcimenti. «Al momento abbiamo bisogno di definire le somme a disposizione tramite i decreti attuativi – ha spiegato il rappresentante del governo –. Una volta individuati i fondi, occorrerà poi capire quanto serve, dove serve e come spendere le risorse. Per questo è decisivo il ruolo della Regione che deve indicare una geolocalizzazione puntuale delle zone dove il maltempo ha causato i danni». Insomma, quello che sta facendo Giani. Che però potrebbe portare a un modello che non rassicura certo i toscani: «L’idea è prendere a riferimento il decreto 61 per l’alluvione in Emilia Romagna», ha dichiarato La Pietra. Per l’emergenza dall’altra parte dell’Appennino – scattata lo scorso 1° maggio – il governo ha stanziato 2 miliardi di euro e altri 700 milioni dovrebbero arrivare con la prossima finanziaria. “Arrivare” è però una parola grossa. I regolamenti attuativi risalgono solo a metà del mese scorso. E non sono piaciuti. Si è stabilito che le aziende otterranno il ristoro totale dei danni subiti, ma il governo anticiperà subito solo 40mila euro a impresa. Non va meglio ai privati: otterrà direttamente un rimborso chi ha subìto danni per 20mila euro; stessa cifra per chi ne ha subiti di più, ma il resto verrà “saldato” con i crediti di imposta. Una soluzione che non piace e a cui si aggiunge la beffa: mobili ed elettrodomestici non sarebbero ricompresi tra i beni oggetto di ristoro. Insomma, le promesse in Romagna sono andate deluse.
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