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Alluvione in Toscana, 2,5 miliardi di danni: colpo al cuore dell’economia. Cosa serve per ripartire: il tema del credito
La stima continua a crescere, vanno considerate anche le perdite indirette. Gli economisti: «Ristori e prestiti bancari devono arrivare in tempi rapidi»
FIRENZE. Alla fine è la Regione a provare a tenere il conto dei danni causati dall’alluvione in Toscana: due miliardi e mezzo. Una stima, relativa a quanto è successo fino a ieri sera, che fa accapponare la pelle, anche se da prendere con cautela, e che arriva dalle prime segnalazioni raccolte tra i Comuni colpiti.
Ad essere stato centrato da un colpo violentissimo, del resto, è stato il cuore economico della Toscana centrale e della costa. Tra Firenze, Prato e Pistoia le aziende finite sott’acqua sono centinaia e ci sarà da capire in quanto tempo (e quante) potranno rialzarsi. In Versilia e a Marina di Pisa ci sono decine di stabilimenti danneggiati. Ieri una task force di Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica, ha provato a tirare un po’le fila per arrivare a una stima il più dettagliata possibile ma gli economisti, coordinati dal direttore Nicola Sciclone, si sono alzati con l’accordo di aspettare dati più certi. Stessa posizione della locale filiale della Banca d’Italia con cui c’è stata una consultazione. Le aree colpite influenzano il 10-11 per cento del Pil regionale ma non si sa quante siano le realtà imprenditoriali e commerciali effettivamente danneggiate. «Abbiamo chiesto le mappe del maltempo, Comune per Comune», spiega Sciclone.
«Questa vicenda – aggiunge – ci fa toccare con mano quanto i cambiamenti climatici possano avere un impatto non banale e ci obbligano a immaginare un nuovo modello di sviluppo in chiave sostenibile, anche per una ragione di pura convenienza. Quello colpito è il cuore propulsivo dell’economia toscana e non possiamo permettere che si ripeta».
Più le aziende rimarranno ferme e più i danni saranno enormi. «Il fattore tempo è un elemento importante – sottolinea Sciclone – sia per il clima di fiducia che si creerebbe se ci fosse una ripresa immediata sia per l’effetto negativo che un fermo produttivo creerebbe sulle filiere. Non è solo l’impresa allagata ad essere danneggiata ma tutto un sistema. Ed è questo il motivo per cui è molto difficile avere una stima dettagliata ora. In prospettiva mi preoccupa molto la situazione: abbiamo bisogno di investimenti e con la situazione internazionale e con il ritorno in vigore del patto stabilità potremmo avere ostacoli seri».
Stessa posizione anche per il professore di economia e gestione delle imprese dell’università di Firenze Gaetano Aiello. «Sarà centrale – sottolinea l’economista – capire quanto rimarranno fermi gli impianti e per quanto tempo si smetterà di produrre. Ci sono impianti e macchine infangati, magazzini distrutti. Una volta tolto il fango cosa accadrà?». E Aiello introduce il tema del credito. «Le banche avranno un ruolo centrale perché gli imprenditori, almeno la stragrande maggioranza, non avranno la liquidità per sostenere i costi per una rimessa in funzione delle loro aziende. I tempi e i modi in cui il sistema creditizio risponderà alle richieste renderà le perdite più o meno sostenibili. Ma non solo anche i tempi con cui arriveranno i sostegni pubblici saranno fondamentali». «Stiamo parlando delle aziende che sono l’eccellenza dell’economia toscana, sono quelle più competitive e non a caso tutte stanno pensando a come ripartire il più in fretta possibile. Solo se ci saranno ostacoli la nostra economia sarà ferita a morte. Altrimenti si arrenderanno solo quelle realtà che erano già in gravissima difficoltà».
L’imprenditore Moreno Vignolini, dell’omonima ritorcitura è talmente d’accordo che, come tanti suoi colleghi, ha pubblicato subito sui social la sua azienda ripulita dal fango e dalla melma e pronta a riprendere la produzione. «Siamo rimasti ostaggio del nostro stabilimento a Vaiano con i dipendenti», racconta l’imprenditore e referente nazionale della Federazione Moda di Confartigianato Imprese. «E quando il giovedì sera, alle 23,30, siamo riusciti a uscire la situazione sembrava drammatica. La mattina di venerdì abbiamo trovato 30 centimetri di fango trasportato dal Bisenzio: il nostro piazzale era diventato parte del letto del fiume». Ieri sera, dopo ore trascorse a rimettere in ordine l’azienda, è arrivata la sorpresa più grande. «Abbiamo fatto ripartire i macchinari e tutti si sono riaccesi. È quasi un miracolo. Perfino un pc rimasto completamente sotto l’acqua ha ripreso a funzionare. Ripartire subito per noi fa la differenza».
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