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Prato, l'alluvione e i danni al settore tessile: gli imprenditori tra disperazione e voglia di rialzarsi
La fotografia di Confindustria: «Ci sono aziende che sicuramente impiegheranno anche due mesi a ripartire, compromettendo anche le prospettive sui mercati del prossimo anno. Ci sono altre aziende che già stanno riprendendo a a lavorare con la voglia di ripartire»
«Anche con i migliori profitti del 2024 non ce la faremmo mai a coprire i danni di questa alluvione. Se tutto va bene, ci vorranno alcuni anni per riprendersi dalla botta». È Fabia Romagnoli, imprenditrice a Montale (Pistoia), titolare della Mariplast, a non negare l'evidenza: la tempesta Ciaran di giovedì ha spezzato le gambe al distretto tessile e manifatturiero di Prato e Pistoia. I danni sono ingenti e via via ogni giorno assumono i caratteri del disastro. Romagnoli è anche vicepresidente di Confindustria Toscana nord e le telefonate di questi giorni fra imprenditori valgono più di ogni altro resoconto. Eppure la forza di rialzarsi c'è. È nella natura stessa degli imprenditori. «Oggi (martedì 7 novembre, per chi legge, ndr) abbiamo riattivato due macchinari che non sono stati compromessi dall'alluvione, altri sono in riparazione in officina. Orientiamo il 70 per cento della nostra produzione all'export. Pensi che gran parte della materia prima di questa produzione andata in fumo era arrivata lunedì scorso, tre giorni prima dell'alluvione – prosegue la vicepresidente degli industriali della parte nord della nostra regione –, senza contare che un camion e un auto nel piazzale sono stati portati via dalla furia della tempesta e ancora non sappiamo dove siano e in che stato siano. L'assicurazione? Mi sa che sarà molto complicato e difficile vedere dei rimborsi danni per calamità naturali. Il torrente Agna, quello che ha sfondato le porte della fabbrica con una violenza inaudita, è ancora da rimettere nel corso. Ci stanno lavorando ad ogni ora, ma qui intorno ci sono strade che hanno ancora i rigagnoli del torrente che scorrono in basso».
L'immagine descrive praticamente tutto. Stabilire adesso, a pochi giorni dall'inferno scatenato da Ciaran, quanti siano i danni a tutto il distretto tessile e produttivo dell'area, una delle maggiori di tutta Europa, è un vero e proprio miraggio.
«Per ora possiamo avere un'idea probabilistica sui danni alle materie prime nei magazzini e sul prodotto finito – spiega Marcello Gozzi, direttore generale di Confindustria Toscana nord – possiamo parlare di una cifra nell’area del distretto tessile compresa fra Campi Bisenzio e la provincia pistoiese di cento, forse duecento milioni di euro. Ma il danno maggiore è ancora tutto da scoprire e riguarda i macchinari, che hanno costi elevatissimi – sottolinea il direttore di Confindustria Toscana Nord –. Se qualche azienda si ritrova a non avere macchinari che ripartono, sarebbe davvero messa male. Le faccio un esempio molto concreto. Il costo di un prodotto finito in queste aziende ha un rapporto di uno a dieci rispetto al costo di un macchinario perduto. A Capalle, nel territorio comunale di Campi Bisenzio, una azienda di medie dimensioni ha perduto un macchinario che da solo ha il costo di un milione di euro».
Ma quante sono le aziende danneggiate dall'alluvione? «Nonostante i primi monitoraggi, possiamo pensare che fra aziende di carattere industriale e aziende artigiane si sia sull'ordine di un migliaio di società che si ritrovano in serissima difficoltà – prosegue Marcello Gozzi – e per le quali sarà difficile pensare che cento milioni a fondo perduto possano davvero risollevare le sorti. Se mi chiede se i soldi sono sufficienti, le rispondo che non sono sufficienti».
Ma in tutta la vicenda di una delle peggiori perturbazioni mai arrivate sulla Toscana centrale, la cartina dei danni e della ripresa è a zig zag. La conferma arriva dallo stesso direttore di Confindustria.
«Ci sono aziende che sicuramente impiegheranno anche due mesi a ripartire, compromettendo anche le prospettive sui mercati del prossimo anno. Ci sono altre aziende che già stanno riprendendo a a lavorare con la voglia di ripartire. Visitando le società, ho visto una energia incredibile sia negli imprenditori, sia nei lavoratori. Hanno dato tutti una mano, e ci tengo a sottolinearlo, ma proprio tutti per rimettere in sesto le fabbriche e ripartire. Una forza incredibile, commovente. La forza anche di non perdere il posto di lavoro e di rimettere in moto un distretto produttivo fra i più importanti d'Europa. Ho visto cose encomiabili in giro».
Parlando di cifre, nei giorni scorsi è stata fatta una prima stima di circa mezzo miliardo di euro di danni provocati dall'uragano, fra danni alle abitazioni e ai comparti produttivi. «Troppo presto per poter dare una misura esatta dei danni – continua il direttore Gozzi –, temo che i numeri saranno molto più alti, a conti fatti. Tutto dipende da quanti sono realmente i danni non solo al prodotto finito e alle materie prime, ma ai mezzi che producono, ai macchinari. Temo davvero che mezzo miliardo di euro di danni sia una cifra che verrà, purtroppo, smentita. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme. Ci vuole tempo. Ci sono aziende che ancora non hanno l'energia elettrica, a causa delle cabine che sono tuttora alluvionate».
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