Sicurezza
Falle nell’argine ancora aperte. Riaccadrà ancora
Piana pistoiese. Si temono altre inondazioni. «È già scritto. Non dormiamo da tre notti»
Alessandra Bianchi vive lì, in via Alfieri, a Montale. La sua casa è stata in gran parte distrutta dalla piena del torrente Agna, esondato due volte in 48 ore, l’ultima sabato notte. È stata costretta a lasciare la sua abitazione perché lei vive al piano terra e restare non era più sicuro. Martina Barbosa, invece, fa parte della Misericordia di Montale. Non si è mai fermata in questi giorni. «Giusto il tempo di una doccia», precisa. La sua priorità, insieme a quella di tanti altri volontari impegnati sul campo, è stata una, per giorni: aiutare gli alluvionati. Lei e Alessandra si conoscono già, ma quello che chiamano il «cataclisma» ha rafforzato la loro amicizia. Anche perché Martina almeno una volta al giorno passava da quella strada, portando acqua e cibo: pasta e riso, tonno, fagioli, latte. «Perché questa strada si è trasformata in un fiume», racconta Bianchi. Dice di avere avuto paura e di aver passato la prima notte, quella del 2 novembre, in casa dei vicini che l’hanno ospitata a piangere. «Mi hanno dato una coperta pulita e detto di farmi coraggio perché lì, in alto, ero al sicuro», spiega. Ma non è la paura. O, meglio, non solo quella. «È vedere la tua casa che viene inghiottita, un pezzo alla volta, dall’acqua. E tu non puoi fare nulla. Solo restare a guardare», sottolinea.
Immaginate una strada delimitata da una fila di case, dove i bambini vanno in bici e i ragazzi giocano a pallone. Un luogo dove si conoscono tutti e si aiutano. Poi, all’improvviso, tutto finisce. Quella strada non esiste più e, al suo posto, scorre l’acqua che si insinua ovunque e distrugge tutto. Poi arriva un mare di fango che si appiccica a ogni cosa. Oggetti, ricordi di famiglia, mobili, elettrodomestici. Nulla si salva dalla furia dell’acqua prima, del fango poi. Nicoletta Sorrentino appoggia una mano sulla pancia, a febbraio nascerà suo figlio. Cerca di farsi forza, ma non è facile. Anche se – dice – non potrà mai dimenticare come tutto è iniziato. «Verso le 19, 30 – racconta – L’acqua fuoriusciva dai cancelli, dal fosso, arrivava dovunque. Era come un mare in tempesta. La prima cosa che ho visto? Le macchine accavallarsi, quasi fossero dei modellini in miniatura. Questo accadeva giovedì notte, sabato sembrava che la situazione fosse migliorata e abbiamo iniziato a pulire. Poi, però, è accaduto di nuovo».
Alessandro Cecconi vive qualche casa più in là e si è organizzato. Lo dice in modo chiaro: lui i pannelli di legno e i sacchi di sabbia non li toglierà più. Resteranno come un monito davanti al cancello e alle porte d’ingresso. «E chissà che non possano servire di nuovo, già a partire da venerdì, visto che le previsioni meteo annunciano di nuovo pioggia – prosegue Cecconi – Siamo preoccupati perché, a oggi, la falla sul torrente Agna non è stata ancora riparata. E se non sarà fatto a breve, è già scritto quello che accadrà: saremo di nuovo invasi dall’acqua. Sabato eravamo tutti su, al piano di sopra, quando abbiamo sentito un boato. Oggi (ieri, ndr) in 20 siamo andati in Comune a chiedere di intervenire. Abbiamo trascorso tre notti senza dormire. Ci hanno detto di lasciare la casa, ma siamo rimasti. Qui dentro ci sono i sacrifici di una vita».
In via Alfieri, gli abitanti che avevano scelto di andarsene per motivi di sicurezza sono tornati ieri. E quella strada ha tornato a rianimarsi. Ci sono vigili del fuoco e protezione civile. Gli “angeli del fango” odierni che cercano di portare un po’di normalità dove tutto è stato sconvolto. Le vite dei residenti scorrono davanti ai passanti su carriole e furgoni: giocattoli per bambini, lavatrici da buttare, vetrine che un tempo contenevano il servito buono. «Qui, dove abito io, è il punto in cui l’esondazione ha fatto i danni più gravi. L’acqua passava da quel punto – dice Alessio Sorbi, indicandolo – Correva sopra i binari ferroviari e invece di seguire il suo corso, il torrente arrivava qui, in strada. È stata la devastazione, due volte in 48 ore. Abbiamo deciso di andare a stare da alcuni parenti, ma prima abbiamo trascorso 36 ore senza corrente elettrica. Dalle fabbriche dei vicini capannoni industriali arrivava di tutto, anche lattine di birra ancora intatte».
Mani operose cercano di cancellare le tracce di ciò che è stato, ma è impossibile. Ora l’acqua se n’è andata ma il fango si aggrappa a tutto. «Questo una volta era lo schermo del mio pc: ora è da buttare», sottolinea. I vigili del fuoco cercando di riportare alla luce il manto stradale con l’idropulitrice, giovani volontari portano fuori gli elettrodomestici ormai inutilizzabili, mentre cumuli di rifiuti si ammassano ai lati della strada.
Massimiliano Corrieri, direttore operativo della Misericordia di Montale, ferma il furgone e scende. Chiede a tutti – volontari della protezione civile e residenti – se hanno bisogno dell’acqua. Quella strada l’ha percorsa tante volte in questi giorni per dare sostegno alla popolazione. «Di emergenza ne abbiamo attraversate tante, ma questa è la più difficile – conclude –. Quello che resta, però, è il volto umano di questo dramma perché la voglia di aiutarci non è mai venuta meno. Continueremo così: soltanto insieme riusciremo a ripartire», dice mentre consegna l’ennesima bottiglia d’acqua. Gli “angeli del fango” si fermano un attimo, poi ricominciano a spalare. C’è ancora molto da fare anche in quell’angolo di Toscana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
