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La testimonianza

Alluvione, il ristoratore di Quarrata spazza anche la disperazione: «Per un minuto ho pianto, ma sarà meglio di prima» – Video

Il parcheggio del ristorante La Bussola dopo l’alluvione e sotto il titolare Moreno Ianda
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Il parcheggio del ristorante La Bussola dopo l’alluvione e sotto il titolare Moreno Ianda

Moreno, il racconto del titolare de “La Bussola”: «Avevo il locale pieno e mi sono detto: “Se crolli tu qui non regge nessuno”»

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Il suo volto sui social e sul sito del Tirreno l’hanno visto in tanti. Lo sguardo basso al posto del solito modo bonario di trattare con i clienti e il rumore dei passi, con il paese che ancora deve svegliarsi. È l’alba di ieri e Moreno Ianda, ristoratore e titolare de “La Bussola” di Quarrata, dice che il torrente Stella ha rotto, per la seconda volta, gli argini. Deve avvertire i vicini, deve ricominciare tutto da capo. Perché due volte è troppo. Si vede la stanchezza, la paura di non farcela. Il suo volto diventa, in quei pochi minuti di video, il simbolo degli alluvionati. Perché Moreno lo conoscono tutti e vederlo così fa accapponare la pelle. «Poi per fortuna il torrente è rimasto più basso e l’acqua non è tornata. Ero disperato», dice.

Distrutti 10 frigoriferi, gli abbattitori e tutto quello che era sotto i 40 centimetri della Bussola. «Siamo abituati alle alluvioni – commenta– ma in 100 anni l’acqua nel ristorante non c’era mai stata. E invece, questa volta...». Alla Bussola c’erano i clienti a cena giovedì sera, l’albergo era pieno. «Sono riuscito a far spostare le auto dal parcheggio e metterle al sicuro, solo ad una persona si è allagata. Nel ristorante invece siamo rimasti in ostaggio: siamo andati su e i clienti sono dovuti restare qui per la notte e il giorno successivo».


Moreno Ianda ha pianto. Per un minuto e mezzo. «Sì, perché mi sono subito detto: Moreno, se crolli tu qui non regge nessuno. Mi sono asciugato le lacrime e ho fatto quello che c’era da fare, insieme ai dipendenti, ripulire tutto. Avevo l’albergo pieno e il ristorante anche. Avevo prenotazioni per tutta la settimana e iniziative per il weekend. Autunno è un buon periodo con i funghi e i tartufi, la cacciagione. Quando cominceranno ad arrivare i conti, senza incasso e con le cose da ricomprare sarà un bel casino. Il danno è grosso. Ma cosa devo fare?».


Neanche porsi il problema e guardare il bicchiere mezzo pieno: il locale Amore non ha quasi subito danni e, questa volta, neanche il Club del Diavolo (quello solitamente che si alluviona) non ha avuto acqua all’interno. «Non posso fare previsioni ma l’obiettivo è riaprire il prossimo weekend. E lo faremo ancora meglio di prima. Ai miei dipendenti ho detto: sai cosa facciamo? Risistemiamo le cose che non andavano, quello che c’era da sistemare. Riorganizzeremo tutto con maggior criterio e più praticità. Eccheccavolo, viviamo tutto questo non come un dramma ma come una ripartenza».

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