La protesta
«Mia nonna morta mentre aiutava gli altri nel fango». Chi era Teresa, vittima dell’alluvione a Montemurlo
L’intervista al nipote di una delle vittime del disastro che ha flagellato la Toscana: «Se ne è andata come ha sempre vissuto: mettendo sempre avanti gli altri a se stessa»
MONTEMURLO (PRATO). «Mia nonna è morta come ha vissuto: mettendo sempre avanti gli altri a se stessa». Andrea Micheli è il nipote di Teresa Pecorelli, 84 anni. Lei è una delle vittime dell’alluvione che, giovedì 2 novembre, si è abbattuta sulla Toscana. Stava provando a buttare fuori, con dei secchi, l’acqua che entrava nel garage, senza controllo. Ed è allora – mentre difendeva la sua casa dall’invasione dell’acqua – che ha avuto il malore fatale che ha spento per sempre il suo sorriso.
Giovedì sera, un fiume invade il centro di Montemurlo e arriva anche lì, in quella via tranquilla dove si conoscono un po’ tutti. Nessuno è preparato a quello che sta per succedere. L’acqua ingoia tutto ciò che incontra sul suo cammino: si insinua nelle taverne e nelle cantine e contrastarla è impossibile. Teresa si accorge subito che quella pioggia è anomala: è troppa e, soprattutto, arriva tutta insieme. Il suo garage inizia ad allagarsi in fretta e lei, a quel punto, ha un solo pensiero: proteggere la sua famiglia e la sua casa. «Mia nonna era fatta così, pensava sempre agli altri – racconta, commosso, il nipote – e anche quella sera ha fatto lo stesso: prima ha telefonato ai vicini di casa. Era preoccupata e ha voluto avvisarli che il livello dell’acqua si stava alzando. Intorno alle 16,30, ha chiesto: “Come va? Avete l’acqua in casa?”. Poi ha chiamato noi, la sua famiglia. Al momento eravamo fuori. Io stavo tornando dal lavoro, ma ero bloccato nel traffico. L’acqua veniva giù da diverso tempo, le strade iniziavano ad allagarsi e la viabilità era già in tilt».
Quando i familiari arrivano a casa, è troppo tardi. Teresa ha lottato fino alla fine, per cercare di tenere fuori dalle mura domestiche quel fiume impetuoso. Ma poi ha ceduto. Alla fatica, forse. Ma ciò che resta, ora, è il suo ricordo. «Teresa era una persona molto buona, sempre gentile e disponibile con gli altri. Una vicina di rara bontà – raccontano alcuni vicini, mentre ancora contano i danni di quell’alluvione che ha stravolto le loro vite –. E a noi possiamo considerarci fortunati perché, è vero, abbiamo avuto la taverna allagata, ma stiamo tutti bene. Il pensiero di quello che è accaduto a Teresa, invece, ci rattrista moltissimo. Avremmo voluto fare qualcosa per lei, come lei tante volte ha fatto per noi. Ma, purtroppo, non ne abbiamo avuto la possibilità. Non ci siamo accorti di niente, perlomeno fino a quando non abbiamo visto i vigili del fuoco e l’ambulanza davanti alla sua abitazione». Ora, in quella via, manca il suo sorriso. Ma è soprattutto in famiglia che il grande vuoto che ha lasciato si fa sentire. «Mia nonna era sempre in contatto con tutta la famiglia – conclude il nipote – e aveva la capacità unica di unire. Era la colonna portante, si preoccupava per tutti e, soprattutto, voleva bene a tutti. Era capace di provare amore grande». Mancherà quel pilastro, dice chi la conosceva. E la sua scomparsa è difficile da accettare proprio per come è avvenuto. «Se non ci fosse stato questo maledetto maltempo chissà come sarebbe andata, probabilmente Teresa sarebbe ancora tra noi – conclude un vicino –. È terribile che non ce l’abbia fatta. Ma noi non la dimenticheremo mai e resterà, per sempre, un simbolo di coraggio e amore. Lunedì (domani, ndr) saremo in tanti a dirle addio nella chiesa del Sacro Cuore di Montemurlo ».
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