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Vini, per la Toscana vale 7,9 miliardi di esportazioni. Gli ultimi maxi investimenti

di Divina Vitale
Vini, per la Toscana vale 7,9 miliardi di esportazioni. Gli ultimi maxi investimenti

La nostra regione tra le regioni leader in Italia per investimenti e conquista di nuovi mercati

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Gli investimenti in Toscana attorno al vino non si fermano ed è curioso perché si può partire parlando di denominazioni meno sotto i riflettori, come Montepulciano che sta affermando una sonora rinascita e una crescita d’investimenti importante negli ultimi anni. Proprio nella terra del Poliziano recentemente è arrivato l’ok definitivo al testo del Disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”, la nuova tipologia della prima Docg d’Italia che sarà in commercio dal 1° gennaio 2025 con l’annata 2021. Lo studio storico della geologia e della geografia del territorio ha portato alla individuazione di 12 zone, definite nel disciplinare di produzione Uga (Unità geografiche aggiuntive), che saranno anteposte con la menzione “Pieve” in etichetta.
Dal lato più strettamente economico invece tra gli investimenti più recenti c’è quello di un gruppo canadese che fa capo a Eric Toppetta (Tenuta Poggio alla Sala Società Agricola) che ha rilevato Gattavecchi investendo oltre 10 milioni di euro.

Prima il gruppo Frescobaldi ha acquisito Tenuta Calimaia, circa 70 ettari a Cervognano; il gruppo Bindella ha speso circa 8 milioni per la nuova cantina; Vecchia Cantina di Montepulciano circa 3 milioni, solo per citarne alcuni.

Sono infatti circa 400 i milioni di euro investiti negli ultimi 20 anni e che arrivano alle 76 aziende vitivinicole di Montepulciano per interventi in cantina o nei vigneti al fine di migliorare la produzione di Vino Nobile di Montepulciano. Una media di 4,7 milioni per impresa vinicola per interventi di varia natura: dal restyling della cantina, a miglioramenti dei vigneti, passando per la tecnologia in campo e in cantina fino alla sostenibilità ambientale.

Il dato più interessante che emerge dall’indagine compiuta sui propri associati dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, è che il 42% delle aziende produttrici sono nate o hanno cambiato il proprietario negli ultimi dieci anni, il che significa che nuovi investitori hanno individuato Montepulciano e il Vino Nobile come obiettivo dei propri interessi economici. Proprietari provenienti da fuori regione (il 60%), ma anche da Montepulciano (il 25%), mentre il 15% degli investitori degli ultimi dieci anni ha passaporto straniero.

Spostandosi verso la costa, continua la corsa della Bolgheri Doc con la caccia all’ettaro vitato. La denominazione più giovane rispetto alle colleghe toscane conferma il valore a bottiglia più alto d’Italia. Anche il valore dell’ettaro vitato iscritto a Doc (oggi chiusa) non scherza, visto che non ce ne sono praticamente più ed è salito vertiginosamente negli ultimi cinque anni. Attualmente si può acquistare un ettaro vitato a Doc pagando fino ad un milione di euro raggiungendo così il lustro e il valore di altre denominazioni come quella del Brunello di Montalcino.
Dopo il Barolo infatti, il cui valore per ettaro può sfiorare i due milioni, ci sono la terra del Brunello e Bolgheri. Mentre nel Chianti Classico, il Gallo nero toscano, si possono toccare i 250mila euro secondo i dati statistici del 2022 emessi dal Crea – Politiche e Bioeconomia.

C’è da considerare che il comparto vino nel 2022 ha vissuto un momento magico. Secondo i dati resi noti da una ricerca di Intesa SanPaolo, le esportazioni sono cresciute del 9,8% raggiungendo la cifra di quasi 7,9 miliardi di euro. Gli Stati Uniti sono la prima destinazione commerciale per i vini italiani, con quasi 1,9 miliardi nel 2022 (+8,3%), segue la Germania con circa 1,2 miliardi (+4,8%) e il Regno Unito con oltre 800 milioni (+9,4%).

La forza dei territori e la qualità dell’offerta agroalimentare italiana sono testimoniati dalle 879 certificazioni Dop/Igp presenti nel nostro Paese (seconda la Francia con 750 certificazioni), tra cui 526 certificazioni sono per i vini (segue la Francia con 437), e dal 75% del vigneto nazionale coperto da oltre 80 vitigni, un numero di gran lunga superiore rispetto ai due principali competitor, Francia e Spagna, che ne contano meno di 15.

Per chiudere, Marchesi Antinori, una delle più antiche aziende familiari di vini di qualità, può ben essere identificata come il simbolo del potenziale delle imprese di eccellenza. A fine giugno ha infatti completato l’acquisizione della piena proprietà di Stag’s Leap Wine Cellars, dopo 16 anni di partnership con l’azienda americana Ste. Michelle Wine Estates. Stag’s Leap Wine Cellars è considerata una delle aziende vinicole più importanti dell’area della Napa Valley, in California. Fondata nel 1970 da Warren Winiarski, la tenuta è oggi conosciuta in tutto il mondo soprattutto per la produzione di Cabernet Sauvignon di eccellenza.

E non ci si siede sugli allori: è stata infatti annunciata anche la nascita della prima società di distribuzione interna la “Vinattieri 1385” che permetterà alla storica famiglia di commercializzare in autonomia tutto il vino prodotto a marchio Antinori. Una svolta epocale. 
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