Il Tirreno

Toscana

Agricoltura. La Toscana fa meglio di altre regioni

di Francesco Paletti
Agricoltura. La Toscana fa meglio di altre regioni

Annata agraria: uno studio dell’Irpet segnala come le aziende del Granducato abbiano saputo reagire a siccità e inflazione

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La produzione reale è aumentata del 2,7%, in controtendenza rispetto al -1,5% a livello nazionale. A guardare il bicchiere mezzo pieno l'agricoltura toscana può tirare un sospiro di sollievo perché nel 2022, anno in cui siccità e inflazione hanno fortemente influenzato l'andamento del settore in tutta Italia, la Toscana ha tenuto assai meglio di altre regioni se è vero che solo la Valle d'Aosta ha realizzato una performance migliore. È uno degli aspetti che emerge in modo nitido da “L'annata agraria 2022 in Toscana tra siccità, inflazione e prove di ripresa”, la nota congiunturale di settembre dell'Irpet curata dalla ricercatrice Sara Turchetti, esperta di sviluppo rurale. Nel dettaglio, infatti, nel 2022 l’agricoltura toscana ha prodotto un valore di 3,9 miliardi di euro (prezzi correnti), il 16,2% in più rispetto al 2021. Al netto del valore dei consumi intermedi, il valore aggiunto è stato di 2,6 miliardi, pure in questo in netta crescita rispetto all'anno precedente (+12,5%). L'andamento positivo ha riguardato in modo particolare le coltivazioni vegetali, l'unica filiera che è aumentata non solo per valore della produzione (+16,8%), ma anche per volumi (+4,1%), trainata soprattutto dalla vitivinicoltura e dell'olivicoltura (rispettivamente +8,7% e in +27,9%), ma anche dal comparto della frutta, la cui produzione è cresciuta rispetto al 2021 del 65,1% recuperando le perdite dell'anno precedente (-34%). In crescita anche la filiera delle produzioni animali (valore della produzione cresciuto del 17,5% e valore aggiunto del 13,8) e tengono pure silvicoltura e pesca, con la prima che aumenta il valore aggiunto dell'1,8% e la seconda del 2,4 nonostante entrambe riducano i volumi di produzione (rispettivamente del 12,2 e del 5,3%).

In aumento anche l'occupazione: nel 2022 gli avviamenti al lavoro sono aumentati del 2,5%, in linea con la crescita della produzione. A fare la parte del leone sono state vitivinicoltura, olivicoltura e il vivaismo. Nel complesso, infatti, le aziende agricole di queste tre filiere coprono circa il 40% degli avviamenti al lavoro fatti in Toscana nel 2022. Nonostante i numeri posiviti, è bene guardare anche all'altra parte del bicchiere, quella che è rimasta mezza vuota e che contiene le minacce e i rischi che si profilano all'orizzonte, per tutto il settore. Il primo dei quali è costituito proprio dall'inflazione.

«L'analisi in termini di volumi, infatti, mostra un quadro molto diverso, con la produzione che ancora non riesce a recuperare rispetto al periodo pre Covid (-7,6% rispetto al 2019) – scrive al riguardo Turchetti -. Inoltre l'incremento nominale dei costi è dovuto interamente all'inflazione in quanto il volume dei consumi è rimasto sostanzialmente stabile». Nel dettaglio gli incrementi maggiori per i produttori agricoli hanno riguardano i concimi (+59,3%), i carburanti (+45,2) e i mangimi (+20,9%). Conclusione: «La spirale inflazionistica ha consentito sì un aumento del valore per unità di prodotto in tutte le filiere» ma, «nonostante una tendenziale contrazione della domanda di input delle aziende agricole, per queste ultime i costi sono aumentati incidendo negativamente sul valore aggiunto».

L'inflazione, però, ha fatto sentire pesantemente i suoi effetti anche a valle, ossia nel carrello della spesa dei consumatori. Nel 2022 i prezzi al consumo dei prodotti alimentari in Toscana sono aumentati dell'8,9%, ma quelli a base di cereali (farine, riso e pasta) sono cresciuti del 20% e i vegetali dell'11,8. Conseguenza: secondo l'ultimo Rapporto Irpet sulla congiuntura economica della Toscana, da parte dei consumatori «la strategia più diffusa è stata la ricerca di prezzi più convenienti», tanto che nel «2022 le vendite al dettaglio presso i discount sono aumentate di quasi il 10% a fronte di un aumento medio nel resto della grande distribuzione del 5,3%. Tuttavia il 20% delle famiglie intervistate ha dichiarato anche di ricorrere a una riduzione del consumo alimentare».

Sullo sfondo, ma incombenti, anche le conseguenze dei cambiamenti climatici e della siccità.

Il 2022 è stato l'anno meno piovoso in Italia dal 1961, in particolare nell'Italia settentrionale, portando la disponibilità idrica a minimi storici, specie nel Bacino del Po, fenomeno che ha condizionato pesantemente la produzione agricola di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ossia le quattro regioni in cui si concentra il 40% della produzione nazionale.

«Shock climatici, come siccità e alluvioni, che colpiscono queste regioni hanno rilevanti implicazioni per l'intera sicurezza alimentare nazionale - conclude la ricercatrice Turchetti -, ma soprattutto per quella delle famiglie più vulnerabili che già si trovano a fronteggiare la spirale inflazionistica». 

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