La protesta
Ago, filo e amore: il rammendo torna di moda. Da Dior a Primark: gli abiti si riparano o si insegna a farlo
I maggiori brand di abbigliamento puntano sul riuso e sulla sostenibilità. Hermés: Il vero lusso è ciò che puoi riparare L’usa e getta sta tramontando. Cucinelli:Riparare non è una pratica, ma una forma d’arte. Aiutiamo i clienti a recuperare abiti vecchi
Aver cura dei propri vestiti, tanto da imparare a cucire e fare i rammendi per allungarne la loro vita e non abbandonarli mai. Non è una estemporaneità da social media della durata di qualche click, ma un vero e proprio ingrediente per avere un guardaroba che rigenera i nostri abiti fino alla consunzione. I maggiori brand di abbigliamento ormai si pongono la domanda delle domande: perché far comprare qualcosa di nuovo se invece possiamo sistemare un capo che il cliente ha già acquistato e amato? Perché non usare materie prime e seconde, magari che arrivano dal “frullatore” post industriale dell’economia circolare, per rimettere a nuovo giacche, pantaloni, scarpe che abbiamo così appassionatamente adorato da non volersene disfare? Ed ecco che nomi importanti del settore moda, tra cui Patagonia, Barbour e Dior, sono disponibili a riparare i capi di abbigliamento che abbiamo acquistato. E tutto questo con veri e propri eventi dedicati all’arte antica del rammendo e a veri e propri corsi per reimparare l’antico mestiere del cucire.
Quello insomma che un tempo facevano le nostre mamme e le nostre nonne. Mai rammendare e mettere le toppe, è tornato così di voga. Primark, nota catena di abbigliamento e accessori per tutte le età, a metà ottobre ha lanciato, nei suoi punti vendita sparsi per tutto il Paese, le giornate del rammendo, con tutta l’intenzione di replicare l’evento.
Nel punto vendita di Milano, l’head quarter di Primark nel Belpaese, il “sarto” d’eccezione è stato il direttore per l’Italia, Luca Ciuffreda, che ha accolto i clienti di ogni età illustrando la finalità dell’iniziativa sul rammendo dei vestiti e la strategia di sostenibilità che l’azienda sta portando avanti negli ultimi anni.
«L’obiettivo – ha detto Luca Ciuffreda – è fornire le competenze per riparare e reindossare i propri abiti, per amarli più a lungo».
Ago, filo, ditale, e via a rimettere a posto i pantaloni e il maglione, per sentirsi negli abiti di sempre con i quali magari abbiamo condiviso momenti indimenticabili. Perché se alcuni abiti e maglioni sono come delle opere d’arte che hanno coperto per lungo tempo la nostra pelle, gettarli via per l’usura e senza riparazione è come abbandonare una parte di noi stessi dalla quale non ci vogliamo separare.
Una toppa ben fatta e ben cucita, diventa così una medaglia da appuntare sul capo d’abbigliamento rendendo felice sia colui che ha fatto l’acquisto a suo tempo, sia il brand che ha ormai fidelizzato il cliente.
«Il lusso è ciò che puoi riparare» è il mantra di Pierre-Alexis Dumas, direttore artistico della maison parigina Hermès. L’edonismo dell’“usa e getta” sta tramontando. Zalando, noto marchio di e-commerce nel campo abbigliamento, ha lanciato da tempo il servizio “Care and repair”; un progetto pilota partito nel 2021 da due città tedesche, Berlino e Düsseldorf, che dà la possibilità ai propri clienti di utilizzare un servizio ad hoc per riparare abiti danneggiati. L’iniziativa è nata in sinergia tra Zalando e Save Your Wardrobe, startup inglese attiva nel settore della moda sostenibile.
In Spagna, Tailor&Co offre ai propri ai clienti la riparazione e personalizzazione dei lori capi, come Brunello Cucinelli Care, marchio italiano di lusso, offre i servizi dei suoi artigiani di Solomeo a chi desidera prendersi cura di ciò che ha acquistato anche anni prima. «Riparare – ha detto tempo fa Cucinelli – non è una pratica, ma una forma d’arte».
Nella ultra futuribile Tokyo, c’è addirittura un vero e proprio ospedale per riparare le scarpe; la giapponese Ginza Sneaker Hills, che si trova all’interno del grande magazzino Hankyu Men’s, permette ai clienti di rimettere a posto le scarpe presso lo “Sneaker Hospital and School”.
Qui, i clienti possono anche visitare un museo delle sneakers e acquistare modelli nuovi e usati. Ed è così che i capi d’abbigliamento non vogliono mai morire rinascendo ogni volta.
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