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Grano, i prezzi calano del 40%, ma la pasta resta cara: chi specula?

di Martina Trivigno
Grano, i prezzi calano del 40%, ma la pasta resta cara: chi specula?

Giù i listini per l’eccezionale import di prodotto in saldo dalla Turchia. I prezzi in Toscana: a Livorno, in un anno, siamo passati da 1,69 a 2,11 euro

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L’equazione è inversamente proporzionale: il prezzo del grano cala del 40% ma la pasta resta cara. È la speculazione, bellezza, dicono da Coldiretti e dal Consorzio agrario del Tirreno. Con la materia prima che, mai come quest’anno, è arrivata “in massa” dalla Turchia per un totale di 475 tonnellate in più di grano duro importato.

Così, in 12 mesi, il prezzo medio per acquistare un chilo di pasta, secondo l’Osservatorio dei prezzi del ministero del Made in Italy, è aumentato in modo esponenziale, passando da 1,5 euro a 2,11 euro con incrementi anche del 58% e con punte fino a 3, 8 euro per alcune tipologie. I rincari più significativi si registrano a Siena (+58%) , Firenze (+52%) e Pistoia (+51%) ma anche ad Arezzo (+45%) . Ma se da un lato i prezzi della pasta continuano a salire, dall’altro le quotazioni del grano duro continuano a scendere.

La pasta – sottolinea Coldiretti Toscana – è ottenuta direttamente dalla lavorazione del grano con l’aggiunta della sola acqua e non trovano dunque alcuna giustificazione le divergenze registrate nelle quotazioni, con la forbice dei prezzi che si allarga e mette a rischio i bilanci dei consumatori e quelli degli agricoltori. Una distorsione che appare chiara anche dall’andamento dei prezzi medi al dettaglio. Ad Arezzo un chilo di pasta costava 1,49 euro al chilo nel 2022, un anno dopo, ha raggiunto i 2,17 euro al chilo. A Firenze siamo passati da 1,42 euro a 2,17 euro al chilo, a Grosseto da 1,76 a 2,15 euro (+22%), a Livorno da 1,69 a 2,11 euro, a Lucca da 1,41 a 1,94 euro (+37%), a Pistoia da 1,37 euro a 2,08 (+51%) ed infine a Siena 1,37 euro a 2,17. «Il prezzo del grano è sceso e si prevede che resterà tale – commenta Fabio Lombardi, direttore del Consorzio agrario del Tirreno – Il grano duro risente molto delle importazioni che arrivano dall’estero e, in Italia, la maggior parte delle importazioni in genere proviene dal Canada, quest’anno invece dalla Turchia. Va detto: la qualità del nostro grano non è eccelsa e questo ha determinato una diminuzione dei prezzi. C’è poi una sorta di speculazione da parte delle aziende che producono pasta: se è vero che fanno rapidamente aumentare i prezzi quando quello del grano aumenta, non accade lo stesso quando il prezzo della materia prima cala».

Ma per Valentino Berni, presidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana, i prezzi della pasta non sono cresciuti per colpa degli agricoltori. «Il produttore e il consumatore sono nello stesso vortice che vede aumentare per noi i costi di produzione e per il consumatore il prezzo di vendita del prodotto finito – sottolinea – Se qualcuno pensa che la speculazione sia dovuta al fatto che l’agricoltore stia facendo una quantità di reddito inimmaginabile, non è così: gli agricoltura sono in grande difficoltà e stanno tutti decidendo, chi più chi meno, di abbandonare le proprie produzioni. Noi stiamo denunciando il fatto che, per l’ennesima volta, la filiera soffre: se vogliamo mantenere in piedi l’agricoltura italiana dobbiamo garantire che l’agricoltura abbia un prezzo equo».


 

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