Gioco
La Toscana che cresce: l’export sale dell’8% in un anno. Ma frenano moda e abbigliamento
La Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo scatta una foto a più velocità. Bene il settore farmaceutico, si difendono le concerie, soffre il tessile di Prato
FIRENZE. In Toscana le esportazioni crescono dell’8% nel primo semestre del 2023 (rispetto allo stesso periodo del 2022) e raggiungono un controvalore di 15,3 miliardi di euro. Ma è una fotografia a più velocità quella scattata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo sull’economia dei distretti della nostra regione. Sì, perché ce ne sono alcuni, come quello farmaceutico e meccanico, che continuano a crescere anno su anno, anche in modo significativo. Vale lo stesso per il sistema moda e del lusso, quindi pelletteria e abbigliamento, mentre soffre il tessile che, invece, mostra un rallentamento, soprattutto nel secondo semestre di quest’anno. Dove, però, ancora una volta, a fronte di un rallentamento complessivo, ci sono anche segnali incoraggianti: Firenze rallenta, è vero, ma Arezzo, ad esempio, cresce. «Nel complesso tutto procede in una logica di sviluppo che crea i presupposti per pensare che nel 2024 ci siano condizioni più favorevoli per tornare a crescere – commenta Tito Nocentini, direttore regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo – Penso, nella seconda metà del 2024, all’inizio di una riduzione della curva dei tassi e soprattutto anche a un effetto del Pnrr più incisivo rispetto a quello che abbiamo osservato fino a oggi, non tanto come assegnazione ma come investimenti effettuati. La prospettiva è, quindi, che la seconda metà del 2024 si ritrasformi in un percorso di crescita in cui l’economia della regione possa tornare a prosperare soprattutto guardando ai mercati internazionali».
Il rapporto
Al 30 giugno di quest’anno, il Monitor dei distretti della Toscana ha confermato ancora una volta la centralità dei distretti toscani nell’economia regionale, che rappresentano il 53% dell’export complessivo. Stando al report, curato dagli economisti Sara Giusti e Giovanni Foresti, il comparto più rilevante per valore di esportazioni risulta, come detto, il sistema moda che ha realizzato 8,3 miliardi di euro di vendite all’estero, con un leggero calo rispetto al 2022 legato principalmente alla pelletteria e calzature di Firenze che nei primi sei mesi hanno realizzato 3,3 miliardi di euro di esportazioni (-261,8 milioni; -7,4%) e al distretto dell’abbigliamento di Empoli che si è attestato a 1,3 miliardi di euro (-58,6 milioni; – 4,4%). Ma – sottolinea la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – «per queste specializzazioni, inserite nel comparto del lusso, è opportuno sottolineare come questi risultati possano essere condizionati anche dalle politiche distributive: infatti, sia il settore dell’abbigliamento sia la filiera della pelle mostrano importanti contrazioni delle vendite verso la Svizzera, che rappresenta un hub logistico, e al tempo stesso, maggiori flussi verso la Francia (nazione di origine dei principali operatori) e verso i mercati asiatici (soprattutto Cina) che probabilmente prima non erano serviti direttamente». Soffre un po’ anche il distretto del tessile e abbigliamento di Prato che segna un leggero ripiegamento rispetto all’anno precedente (-4,1%), maturato in particolare nei mercati inglese (-26,9%) e americano (-26,7%) .
Prosegue, invece, il buon andamento dell’oreficeria di Arezzo che presenta una crescita del 5,6%. Il distretto della concia e calzature di Santa Croce realizza 386 milioni di euro di esportazioni, con un leggero calo rispetto al primo semestre 2022, frutto di un buon andamento delle vendite verso la Francia, che non ha però compensato le minori vendite verso Spagna, Stati Uniti e Repubblica di Corea. Un distretto che è e resta attrattivo, come dimostra l’acquisizione da parte di Lvmh della maggioranza della conceria Nuti Ivo, uno dei principali operatori del distretto pisano.
Trainante il settore della farmaceutica e biomedicale, che ha realizzato 3,4 miliardi di euro di esportazioni, soprattutto verso il mercato americano, con un incremento del 67,6% rispetto al primo semestre 2022. La filiera agro-alimentare mostra una sostanziale tenuta rispetto all’anno precedente, con risultati eterogenei tra i distretti: in positivo l’olio toscano, in linea il florovivaistico di Pistoia e in calo il distretto dei vini dei colli fiorentini e senesi. «È opportuno sottolineare che queste specializzazioni possono essere influenzate, oltre che da aspetti di domanda, anche dalla situazione produttiva, come si è verificato per esempio nella campagna del 2022-23 delle olive che, a livello nazionale, ha mostrato un calo del 27%.
Supera il miliardo di euro di esportazioni anche il comparto dei mezzi di trasporto, con una crescita che interessa sia la nautica di Viareggio che la camperistica della Val d’Elsa. Prosegue, infine, la crescita dell’export del distretto del cartario di Lucca, con una crescita del +4,3%, che si attesta a 778,8 milioni di euro, mentre la componente della meccanica, con il distretto delle macchine per l’industria cartaria di Lucca, registra un calo del 23%. Tra i distretti del sistema casa, il marmo di Carrara registra una lieve flessione del 2,6% che si articola in un calo per il marmo grezzo del 5,3%, una sostanziale tenuta nella componente lavorata e una crescita del 30% nel comparto delle macchine per il settore estrattivo.
L’innovazione
Ma non può esserci ulteriore crescita senza innovazione tecnologica. Lo ribadisce Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana. «L’export è, indubbiamente, un importante traino per il nostro sistema economico – conclude – Ed è in questo scenario che, come sistema confindustriale toscano, stiamo rafforzando le iniziative di sostegno alle imprese verso percorsi di crescita internazionale e di innovazione digitale e sostenibile; perché le nostre imprese oggi hanno bisogno di essere così forti da avere una dimensione internazionale, innovativa e sostenibile».
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