Gioco
Antonio Chiappini a capo di Cna Toscana: «Le guerre spaventano le aziende. La politica deve starci vicino»
Classe 1969, laureato in storia, componente del consiglio di amministrazione del Fondo pensione complementare dei lavoratori delle imprese industriali e artigiane edili e affini, raccoglie il testimone da Nicola Tosi
Dopo oltre dieci anni all’interno dell’amministrazione di Cna Toscana, è stato nominato alla direzione regionale dell’associazione per prenderne il timone il dottor Antonio Chiappini. Chiappini, classe 1969, laureato in storia, componente del consiglio di amministrazione del Fondo pensione complementare dei lavoratori delle imprese industriali e artigiane edili e affini, raccoglie il testimone da Nicola Tosi, e si prepara ad affrontare un contesto carico di sfide, ma anche di aspettative.
Direttore, come vede l’attuale situazione di Cna Toscana, del mondo dell’artigianato e delle imprese ad esso collegate?
«In questa fase siamo preoccupati per il contesto internazionale. Nel 2022 il conflitto Russia-Ucraina ha portato forti criticità, e ora la questione israelo-palestinese ha determinato un aumento del 50% del prezzo del gas in una settimana. Siamo lontani dai rialzi del 2022, ma siamo comunque preoccupati per gli effetti di un’eventuale escalation del conflitto mediorientale. Venendo a questioni locali, Cna Toscana è un’organizzazione profondamente radicata, che offre una rappresentanza molto importante per tante imprese. Però dobbiamo considerare che arriviamo da un periodo, dal 2008 al 2017 circa, di profonda crisi. Nel complesso, ci troviamo in uno scenario di incertezza, ma anche di grandi opportunità, grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che solo in Toscana ha visto stanziare oltre 9 miliardi di euro di fondi, molti dei quali già messi in cantiere per i rispettivi progetti».
Qual è la situazione riguardo ai crediti edilizi incagliati?
«Ci troviamo in un contesto complicato dai numerosi cambiamenti che ha subito la normativa del Superbonus. E purtroppo ci sono molte imprese in grave difficoltà a causa dei crediti incagliati, acquisiti per lavori già eseguiti, che hanno comportato investimenti ancora non rientrati nelle loro tasche. È quindi necessario ripristinare la possibilità di acquisto dei crediti per tutti i soggetti che possono farlo, comprese le partecipate della pubblica amministrazione, come sta già avvenendo in altre regioni. Il problema però riguarda il credito e il costo del denaro in generale, aumentato a causa delle politiche antinflazione della Banca centrale europea (Bce), e divenuto tale da disincentivare le imprese a richiedere prestiti per investimenti necessari, come la transizione digitale ed ecologica. Cna nazionale ha già proposto al governo diverse possibili soluzioni a questi problemi, che potrebbero rientrare nella discussione della legge di bilancio oppure, ad anno nuovo, in quella del decreto Milleproroghe».
Cosa proponete per rimediare alla carenza di personale specializzato, di cui si sente parlare spesso a proposito di diversi settori?
«Con la crisi del 2008 molte imprese sono sparite, e con loro si sono persi anche migliaia di addetti che, ad oggi, non siamo ancora riusciti a recuperare. Poi dobbiamo considerare che ai lavoratori è richiesta una formazione superiore rispetto al passato, secondo gli standard stabiliti dall’Unione Europea. Standard che sono però poco chiari, per fare un esempio, in edilizia stiamo ancora aspettando il dpr attuativo di una direttiva del 2018, che li dovrebbe definire in quel settore. Dobbiamo inoltre tenere conto che molti dei nostri addetti hanno un’importante anzianità professionale, ma mancano loro le competenze relative alla transizione ecologica, che saranno centrali. È più complesso formarli rispetto a giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Qualcosa in questo senso però lo abbiamo già iniziato a vedere grazie al Superbonus, con i corsi facoltativi per l’installazione di cappotti termici e sulle normative Uni. In generale, quindi, dobbiamo attivare tutti gli strumenti della formazione professionalizzante, compresi gli Its, e quelli rivolti anche ai ragazzi che hanno abbandonato gli studi in modo da renderli appetibili per le imprese. Inoltre c’è l’apprendistato che è molto importante per l’inserimento nelle aziende. Non possiamo comunque ignorare l’inverno demografico attraversato dal nostro Paese, che rende necessario puntare sugli immigrati. Dobbiamo determinare percorsi di accesso alle attività formative mirate all’inserimento nel mondo del lavoro per queste persone, e noi possiamo facilitare tale processo. Questo percorso però dovrà essere accompagnato nel tempo da investimenti da parte delle imprese».
Quale contributo può dare la Cna alla sfida dell’attuazione del Pnrr?
«Possiamo contribuire prima di tutto alla realizzazione delle opere pubbliche, per cui stiamo registrando dati in forte crescita, come rileviamo anche dai nostri consorzi. Ma anche con importanti strumenti di partenariato pubblico-privato, come ad esempio gli interventi che abbiamo messo in campo a sostegno di alcuni progetti che dovevano essere cofinanziati dalla pubblica amministrazione. Altro tema importante, cui abbiamo già saputo dare un nostro contributo, sono le proposte per la realizzazione dei progetti di rigenerazione urbana e autoproduzione di energia, che sono in parte già state ascoltate dal governo. Se però devo trovare qualche perplessità sul Pnrr, è la mancanza di una prospettiva a lungo termine sulla transizione ecologica, come richiesto dall’Unione Europea. Non bastano gli obiettivi, vanno anche forniti strumenti ed incentivi per poterli raggiungere, mentre, ad esempio, il Superbonus è già sulla via del tramonto. Quello che serve è una politica industriale per la transizione ecologica, che sia veramente stabile e a lungo termine, consentendo alle imprese una programmazione degli interventi».
Cosa auspica per aiutare il vostro operato nell’affrontare questi temi?
«Personalmente ritengo che i corpi di rappresentanza intermedia siano fondamentali nel loro ruolo di portatori di interessi, ma anche di soluzioni dei problemi. Nel tempo però abbiamo assistito a una disarticolazione di questi soggetti, con la politica che ha preferito evitare l’intermediazione e rivolgersi direttamente a soggetti diversi. Ritengo invece che sia necessario rimettere al centro il confronto tra la politica e le associazioni di rappresentanza, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo e dell’ascolto reciproco, in modo da poter trovare insieme proposte e soluzioni ai diversi problemi che si presentano».
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