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Il commento

Meloni-Giambruno: se un amore finisce così, miseramente

di Andrea Di Consoli
Andrea Giambruno e la premier Giorgia Meloni
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Andrea Giambruno e la premier Giorgia Meloni

Le separazioni sono lunghi attraversamenti nel deserto e ti ritrovi la paura addosso. Cara Giorgia, caro Andrea, ci si può dimettere da coppia ma non ci si deve mai dimettere dall’essere una famiglia

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C’è sempre un momento miserabile, nelle storie d’amore che finiscono. È capitato a tutti quelli che si sono separati, e che, in quella storia d’amore che si sta chiudendo, c’hanno messo l’anima e le viscere. Una cosa che ho imparato è che non serve a niente, capire chi ha torto e chi ha ragione, quando un amore arriva al capolinea. 

Chi ci ha provato davvero – mettendosi in gioco emotivamente e sentimentalmente – merita sempre rispetto, anche quando fa qualcosa di indecoroso. Perché gli amori finiscono anche così: miseramente.

È sempre più difficile, in quest’epoca liquida, far durare le storie d’amore. Difficile resistere ai silenzi, alle distrazioni, alle sottrazioni, alle indelicatezze – a certe notti di gelo, quando magari si finge di dormire pur di non prendere atto che non ci si ama più. Viene un giorno che basta un niente e, finalmente, si trova la forza di dire “addio”. Non è facile per nessuno, nemmeno per il Presidente del Consiglio.

Ogni volta che una coppia si separa – soprattutto se quella coppia ha figli – in me si riapre una ferita che non sono mai davvero riuscito a medicare. Le separazioni mi hanno segnato quanto gli amori, perché nelle separazioni ho scoperto la parte misera di me – le mie insufficienze, le mie mancanze, i miei egoismi. Quando t’innamori scopri di te molte cose meravigliose; quando, invece, ti separi, ti guardi allo specchio, e sul tuo viso scorgi i segni della miseria, della sconfitta, della rabbia.

Le separazioni sono lunghi attraversamenti del deserto. Puoi essere anche la persona più importante del mondo, ma sempre, a un certo punto, senza scampo, ti ritrovi – fosse anche soltanto per poche ore nel cuore della notte – con addosso la paura di non saper più amare, di non piacere più, di rimanere per sempre nel deserto della solitudine.

La cosa più difficile, quanto ci si separa, è riuscire a lavorare come prima, a dare risposte, a essere presenti, a stare concentrati. Più spesso ci si sente svuotati, impauriti, soli. Se ne accorgono tutti, quando hai quella ferita lì. E per quanto tu sia forte e pieno di responsabilità, non poche volte vorresti solo piangere, oppure stare sul letto per giorni interi, muto, senza sentire e vedere nessuno.

La cosa che più mi rattrista quando due persone che si sono amate si lasciano – spesso, ripeto, miseramente – è guardare i loro volti, e immaginare che un giorno, quei volti, furono radiosi, raggianti, vivi. Dietro ai grandi addii ci sono notti d’amore, abbracci, parole profonde e intense, patti, giuramenti, gelosie, richieste disperate di eternità. È una cosa gigantesca, la fine di un amore. La politica non c’entra, come non c’entra il chiacchiericcio da bar. C’entra l’anima profonda, la psiche, le viscere, la nostra parte bambina – la paura del buio, dei temporali, di essere abbandonati dalla mano della madre o del padre. Chi ha amato e ha detto addio sa di cosa parlo, e rimane sempre in silenzio, quando qualcuno getta la spugna e ammette la sconfitta.

Cara Giorgia, caro Andrea, ci si può dimettere da coppia ma non ci si deve mai dimettere dall’essere una famiglia. Poi, un giorno, l’amore tornerà – per entrambi. Lo dico con assoluta certezza. Ma non fatevi aggredire dalla delusione, dal cinismo, dal disincanto. Qualsiasi cosa sia accaduta, non indurite il vostro cuore. Tenetevi per mano per il resto della vita ricordando sempre a voi stessi la notte quando decideste di fare Ginevra. Per il resto, verrà chi saprà, ancora una volta, vedervi, amarvi, accettarvi per come siete. Tutti devono sapere che l’amore sempre ritorna, per chi sa che alla fine solo questo salva: l’amore. Anche se spesso fa male da morire.

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