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Toscana

L'indagine

Piogge e tempeste: un milione di toscani a rischio frane e alluvioni. Ecco le zone più "fragili"

di Martina Trivigno
Piogge e tempeste: un milione di toscani a rischio frane e alluvioni. Ecco le zone più "fragili"

Un abitante su quattro vive in aree criticamente esposte alle tragiche conseguenze del maltempo: i dati del report fanno scattare l'allarme

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Non chiamatelo maltempo, il suo vero nome è “crisi climatica”. Ne sono la prova – dicono gli esperti – i 120 millimetri di pioggia caduti in poco tempo nella zona di Follonica. E pure i 36 millimetri precipitati in un quarto d’ora a Casciana Terme. Soltanto per fare alcuni esempi perché i danni si registrano un po’ ovunque: anche a Livorno, Pistoia e Lucca.

È il risultato di un meteo impazzito con temperature (fino a un paio di giorni fa) di almeno otto gradi superiori alla media e le zanzare ancora numerose, nonostante l’autunno. «Colpa dell’estate che si è prolungata ben oltre settembre», aggiungono ancora gli esperti. Poi, all’improvviso, il colpo di coda: la pioggia e il vento si abbattono sulla Toscana. E fanno danni: tetti scoperchiati, macchine sommerse dall’acqua, case allagate. È vero, il clima è del tutto fuori controllo, ma la Toscana deve anche fare i conti con un territorio particolarmente fragile.



Il rapporto

È l’ultimo report dell’Istituto regionale programmazione economica della Toscana (Irpet) a dirlo: «L’esposizione al rischio del nostro territorio è elevata: analizzando la tendenza dei fenomeni di dissesto negli ultimi 50 anni emerge una crescente ricorrenza degli eventi e un progressivo aumento del rischio per la popolazione». Sì, perché nella nostra regione quasi 940mila toscani vivono in zone a rischio alluvioni. In pratica, un abitante su quattro. L’Irpet ha quindi analizzato le aree «ad alta criticità idrogeologica». Quelle, in sostanza, in cui si possono con maggior probabilità verificare alluvioni, frane o valanghe con livelli di grado elevato e molto elevato. Secondo l’analisi dell’Istituto, il 26% del territorio toscano è esposta a elevata criticità idrogeologica (sia per rischio frane che alluvioni), portando la nostra regione al terzo posto in Italia. Ma non solo: fra le tipologie di rischio analizzate, la Toscana detiene il primato in termini di superfici esposte al rischio frane elevato o molto elevato, contando oltre 3.500 chilometri quadrati di suolo a rischio. «Per quanto riguarda l’esposizione della popolazione al rischio frane, è la Campania a contare il numero più elevato con 2,9 milioni di abitanti in zone a pericolosità elevata, seguita dalla Toscana che ha 1,5 milioni di persone e da un gruppo di regioni (Liguria, Sicilia, Lazio, Emilia Romagna) con circa 90mila abitanti esposti al rischio frane», sottolineano dall’Irpet.



La mappa

Ma restando in Toscana, è la provincia di Grosseto a detenere l’estensione maggiore di territorio a rischio idraulico (684 chilometri quadrati pari al 29% della superficie totale), seguita a breve distanza da Pisa (590 chilometri quadrati pari al 36%). In termini di quota rispetto all’estensione complessiva, emerge la provincia di Livorno (242 chilometri quadrati), che ha il 44% del territorio esposto al rischio alluvioni. Il rischio frane, invece, vede di nuovo al primo posto la provincia di Grosseto con la superficie territoriale più esposta (880 chilometri quadrati che corrispondono al 20% della superficie complessiva), seguita dal territorio fiorentino (735 chilometri quadrati pari al 21%) e dalla provincia di Siena (600 chilometri quadrati pari al 16%). Infine, il territorio provinciale meno esposto: quello pratese con soli 24 chilometri quadrati a rischio frane(6%).



Gli interventi

Dai dati dell’Irpet emerge però anche un altro aspetto: nel tempo, le risorse per gli interventi di salvaguardia ambientale si sono ridotte. «Perché sono state tra le prime voci di spesa a cadere sotto i tagli imposti dalle politiche di austerità», sottolinea l’Istituto. Anche se – precisa – «la Toscana presenta una maggiore attenzione per quelli destinati alla difesa del suolo». La Regione, infatti, ha scelto di investire 700 milioni di euro, di cui 600 milioni si riferiscono a interventi già in corso, ripartiti su base provinciale, mentre sono in arrivo altri 99 milioni, 60 dei quali già assegnati tramite Pnrr. «La Regione – conclude Monia Monni, assessora regionale all’Ambiente – sta lavorando su un doppio fronte: quello del contrasto al cambiamento climatico che rende i fenomeni meteo sempre più imprevedibili e pericolosi. In questo caso, a dare un contributo fondamentale in questa direzione, c’è il piano della transizione energetica. Ma stiamo rafforzando anche le misure di adattamento dei territori con misure di investimento molto importanti». Tra i più significativi, un intervento da 15 milioni di euro sull’Arno nel tratto che attraversa il centro storico di Firenze. E poi l’area di Pistoia dove sarà realizzata una cassa di espansione sul Bure con altri 14 milioni che andranno ad alleviare la pericolosità dell’Ombrone, già sorvegliato speciale della Regione. A questi, si aggiunge anche la cassa di espansione dei Renai, a Signa, una delle opere considerate strategiche per ridurre il rischio alluvioni in un’ampia porzione di territorio che comprende anche Firenze, Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino. Infine, un’altra cassa di espansione, questa volta a Campo Regio (Grosseto).

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