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L'intervista

Lo storico: «Non si può mettere in discussione Pertini, il presidente di tutti gli italiani»

Sandro Pertini nella storica foto con Enzo Bearzot al Santiago Bernabeu di Madrid dopo il trionfo dell’Italia ai campionati mondiali di calcio del 1982 in Spagna
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Sandro Pertini nella storica foto con Enzo Bearzot al Santiago Bernabeu di Madrid dopo il trionfo dell’Italia ai campionati mondiali di calcio del 1982 in Spagna

Valdo Spini: «È un fatto molto preoccupante e da non prendere sottogamba. Anche Almirante disse “con le sue parole ci ha costretti ad applaudirlo”»

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Il giudizio di Valdo Spini – storico socialista, ex ministro e deputato per otto legislature tra il 1979 e il 1994, – sulla decisione di non intestare una via a Sandro Pertini è netto: «Se mettiamo in discussione il presidente di tutti gli italiani, la situazione è preoccupante». Il perché è altrettanto chiaro: «Quando giurò da presidente della Repubblica, il suo discorso fece dire ad Almirante: “Ci ha costretti ad applaudirlo”». Così come sono pochi i dubbi sui motivi che hanno portato alla decisione della maggioranza di destra che guida il Comune di Lucca: «Non piace che abbia fatto 14 anni di prigione e confino durante il fascismo e che poi sia stato un partigiano glorioso. È stato anche condannato a morte. Era a Regina Coeli con Saragat, altro politico che sarebbe diventato presidente della Repubblica. Entrambi sarebbero finiti nelle fosse Ardeatine se non fossero evasi grazie a un audace colpo di mano guidato da Giuliano Vassalli (ex presidente della corte costituzionale, ndr)».

La nostra Repubblica si fonda sull’antifascismo, come si può contestare Pertini?

«Se non piace che un presidente della Repubblica sia stato partigiano, la destra deve chiarire se vuole restare nell’ambito della Costituzione e dei valori democratici della Repubblica, come dice di voler fare, oppure se li contesta. Contestando Pertini sembra che si vada in questo senso. Spero che arrivi qualche sconfessione e che ci sia una marcia indietro. Ma ne dubito».

Perché?

«Se ci fosse un’evoluzione della destra in termini democratici, non potrei che esserne felice. Quando Gianfranco Fini si diresse in questa direzione, lo ho sempre incoraggiato. Quanto accaduto a Lucca e altri episodi fanno pensare che la cultura sottostante sia ancora del tutto diversa da quella democratica e costituzionale. Penso che serva una presa di coscienza da parte di chi non condivide i valori della Repubblica».

Si è chiesto perché questo episodio e accaduto proprio a Lucca?

«Mi stupisce! È una città che ha avuto una meravigliosa Repubblica (all’inizio del XII secolo, ndr), che ha avuto la brigata Rosselli di Manrico “Pippo” Ducceschi, che ha avuto un antifascismo cattolico così radicato e forte. Non si merita di finire alle cronache per una situazione di questo genere. Questo episodio non va preso sotto gamba. Si deve trovare una risposta decisa da parte di tutti quelli che apprezzano Pertini, proprio perché ha cercato davvero di essere il presidente di tutti gli italiani».

L’assenza di memoria è un problema tutto lucchese e toscano, o è una questione italiana?

«Dopo la caduta della prima Repubblica ci sono stati movimenti e tensioni da tutte le parti. La richiesta unanime era ricominciare da capo e tagliare tutto col passato. Non ci si è resi conto che, se non si ha attenzione alle radici, si rischia una disinformazione con effetti negativi come quella che ha portato ai fatti di Lucca. La rottamazione è legata a un’idea di rinnovamento generazionale – e per carità di cambiamenti in questo senso ce ne sono stati tanti e anche utili – però non può essere una rottamazione degli ideali e dei valori. Nei momenti difficili che stiamo attraversando, se non abbiamo punti di riferimento solidi come l’opera e il pensiero di Sandro Pertini, dove andiamo a finire?».

Chi era Sandro Pertini?

«Sono stato suo amico. Nel libro “Il Colle più alto” (edito da Solferino, ndr) ne parlo a lungo anche perché mi ha onorato della sua amicizia. Tra l’altro ero con lui quando, nel 1982), fu il primo presidente della Repubblica a vistare Sant’Anna di Stazema. Pertini è stato un innovatore del quadro politico: ha dato il primo incarico a un laico, dopo quello dato a Ferruccio Parri, nella persona di Giovanni Spadolini; ha dato il primo incarico nella storia a un socialista, Bettino Craxi; ha fatto quanto era in suo potere per creare una democrazia delle alternative. Aveva una moralità a tutta prova e condannava tutti gli episodi di malcostume di cui veniva a conoscenza. Rifiutava la violenza da tutte le parti. Andò a trovare un giovane fascista che era stato preso a sprangate a Milano dal movimento studentesco. Era un vero socialista, all’antica se vogliamo dire così, con un forte senso delle classi popolari e che guardava alla politica come una missione».

Come avrebbe reagito alle notizie arrivate da Lucca?

«Era dotato di grande ironia. Avrebbe dato una delle sue staffilate ironiche e chiesto ai consiglieri del Comune di Lucca di andare al Quirinale per parlare direttamente. Non ha mai avuto paura del confronto».

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di Redazione web