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Idrogeno e carburanti biologici: la eco-sfida per il futuro dei porti – Video
Al forum Sae il punto sulla svolta sostenibile del sistema marittimo italiano. Imprenditori, analisti e giornalisti a confronto su come coniugare crescita economica e rispetto dell’ambiente
LIVORNO. In tutto il mondo, ogni giorno, navigano più di 100mila navi mercantili. In un anno trasportano 12 miliardi di tonnellate di merce. Tradotto: il settore marittimo è oggi la spina dorsale dell’economia globale. Ma l’esigenza, ora, è quella di coniugare i traffici commerciali con la tutela del mare e dell’ambiente. Un obiettivo che deve passare – dicono gli esperti – attraverso una transizione energetica non più rimandabile legata a doppio filo anche ai biocarburanti e all’idrogeno.
Da tempo Snam è al lavoro per creare delle “hydrogen valleys”. In pratica, dei poli – di cui uno a Modena con un investimento di circa 21 milioni di euro – per la produzione di idrogeno verde. «Potremmo produrre energia rinnovabile a un costo vantaggioso – commenta Roberto Bernabei, sviluppatore dei progetti Snam – L’idrogeno ha dei vantaggi: è flessibile, stoccabile e trasportabile a basso costo». Così come Eni è all’avanguardia nel settore del biodiesel. Grazie alla trasformazione bio delle raffineria di Marghera (Venezia) e Gela e «grazie all’olio vegetale idrotrattato, l’Hvo, un carburante frutto di una nostra tecnologia, prodotto al 100% da materie prime rinnovabili e che può essere già usato in purezza», spiega Alessandro Sabbini, responsabile delle relazioni istituzionali di Eni Sustainable mobility-Enilive.
Di questo – e molto altro – imprenditori, analisti e giornalisti hanno parlato ieri al forum dedicato alla blue economy “Oltre il mare”. Un evento organizzato dal Gruppo Sae, editore dei quotidiani Il Tirreno, La Nuova Sardegna, La Nuova Ferrara, Gazzetta di Reggio e Gazzetta di Modena, a bordo della nave Cruise Sardegna di Grimaldi Group, ormeggiata al porto di Livorno.
Prima dell’inizio dei lavori, coordinati da Antonio Di Rosa, direttore editoriale del Gruppo, i saluti di Paul Kyprianou, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Grimaldi, poi del sindaco Luca Salvetti: «Già oggi Livorno è un nodo strategico per la blue economy». Per Eugenio Giani, presidente della Regione, «Livorno è la grande sfida per la Toscana con investimenti importanti: i 240 milioni di euro per la Darsena Europa e i 20 milioni, su un totale di 27, per lo scavalco ferroviario. In questa logica ci aspettiamo che anche il governo italiano faccia la sua parte». Alberto Leonardis, amministratore delegato e presidente del Gruppo Sae, aggiunge che «il tema dell’economia del mare, che dovrebbe essere uno dei settori su cui sviluppare interesse e investimenti da parte della politica, è invece uno dei settori su cui nell’ultimo periodo si sta ponendo poca attenzione: da qui l’organizzazione di questo evento».
In videocollegamento, anche Nello Musumeci, ministro alla Protezione civile e alle Politiche del mare: «Nella nostra Costituzione non compare la parola mare ma stiamo avviando la procedura perché questo possa avvenire». Per Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, che ha inviato un messaggio, «le potenzialità che il mare può riservare alla crescita del Paese sono molte: nella prossima legge di bilancio è previsto un collegato dedicato alla blue economy».
Anche perché – come spiegato da Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo intervistato da Sergio Luciano, direttore di Economy, il valore della filiera dell’economia del mare «ammonta a 53 miliardi di euro ed è il pilastro su cui poggia gran parte dell’economia italiana».
Nell’undicesimo rapporto nazionale sull’economia del mare, presentato ieri da Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del centro studi Camere di commercio “Guglielmo Tagliacarne”, emerge che l’Italia è il terzo Paese al mondo in termini di valore aggiunto e occupazione: «Il mare moltiplica gli investimenti. Il primo settore è quello della logistica portuale, il secondo la cantieristica navale. Per ogni euro investito se ne generano 1,7 negli alti settori. La Toscana, poi, è la terza regione in Italia per la capacità di moltiplicare fino a 1,9 gli investimenti».
Perché questa risorsa economica non si esaurisca è però sempre più urgente che si arrivi a una svolta green. E perché questo avvenga è decisivo il ruolo delle Autorità portuali. Un’importanza emersa nella tavola rotonda moderata da Cristiano Meoni, direttore dei giornali emiliani del gruppo Sae. «Il green port è parte essenziale del green deal – sottolinea Luciano Guerrieri dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale – Al di là delle attività necessarie per adeguarci alle normative europee, stiamo portando avanti tre progetti di cold ironing (la riduzione delle emissioni a effetto serra prodotte dalle navi che attraccano in porto, ndr) con l’elettrificazione delle banchine dei porti di Livorno, Piombino e Portoferraio. Un progetto da 77 milioni di euro finanziato dal Pnrr».
Chi è già avanti in questo settore è l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale. «Il porto di Genova è nella città vecchia – ricorda il direttore ad interim Giuseppe Canepa – Abbiamo già elettrificato la banchina Psa e stanno per partire altre gare».
Una svolta che deve andare di «pari passo con la sicurezza nei porti», sottolinea il contrammiraglio Massimo Seno della Capitaneria, e di tutte le componenti che fanno capo al sistema portuale: «A cosa serve elettrificare le banchine se le navi non sono pronte?», è la domanda provocatoria di Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna.
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