Gioco
Calcinaia, morto a 17 anni nel crollo: Mattia e i suoi amici frequentavano da tempo il casolare per fare i video
Indagini sui cellulari per ricostruire la morte del giovanissimo: una picconata e poi la caduta del tetto
CALCINAIA. Un muro da abbattere a colpi di piccone. A favore di telecamera con gli amici a girare il video da mettere su social. Sotto la scarica di colpi il tetto di un casolare abbandonato è crollato sul “protagonista” del filmato. E lo ha ucciso.
Una sequenza tragica in cui a perdere la vita è stato Mattia Simonetti, 17enne di Calcinaia (Pisa).
Un gioco dall’epilogo fatale con i fotogrammi dell’incidente che vengono cercati dai carabinieri nella memoria dei telefonini di chi era nell’immobile diroccato. Sei i sopravvissuti alle macerie piovute dall’alto.
È uno degli aspetti su cui stanno lavorando gli investigatori per definire con maggiore chiarezza il contesto di una vicenda che mette insieme azzardo e voglia di essere protagonisti sui social.
La prima evidenza emersa nei racconti dei sei sopravvissuti al crollo del tetto che ha travolto Mattia è la versione di un appuntamento in un luogo già frequentato per girare dei video da postare sui social. E per questo estrarre dai cellulari i filmati è uno dei passaggi che consentirebbe ai carabinieri di chiudere il perimetro di una disgrazia che ha segnato a lutto la comunità pisana.
Secondo quello che è stato possibile ricostruire, Mattia con un mazzuolo-piccone avrebbe colpito uno dei muri fatiscenti della struttura chiusa da decenni per far realizzare un video. Non aveva calcolato la precarietà dei luoghi e la staticità vulnerabile di un tetto franato in pochi secondi con il suo carico di macerie e morte. I sei scampati al crollo hanno cercato di soccorrere l’amico e tra questi c’era pure il fratello 15enne. Un’agonia durata diversi minuti durante la quale neanche il personale inviato dal 118 è riuscito nella missione di salvare Mattia.
Il magistrato della Procura di Pisa, Fabio Pelosi, ha deciso di disporre l’autopsia in programma domani all’istituto di medicina legale.
Sarà il professor Marco Di Paolo a effettuare l’esame che dovrà certificare le cause di un decesso che ha concluso un pomeriggio iniziato con la spensieratezza di un’adolescenza costretta troppo presto a fare i conti con le asprezze della vita.
Un altro fronte che si apre nella tragedia riguarda gli accessi nel casolare. Messo sotto sequestro dalla Procura e transennato, l’immobile fa parte del vasto patrimonio della famiglia Mazzarosa di Lucca.
Si poteva entrare liberamente. Non c’erano ostacoli, né cancelli o recinzioni a impedirlo. Ma c’è anche un cartello esposto sul muro esterno in cui si avvisa: “Edificio pericolante, non avvicinarsi”. l
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