Sicurezza
Medio Oriente, Manciulli: «Ecco perché dall’Europa può arrivare una spinta decisiva per la pace»
Parla responsabile delle relazioni istituzionali della Fondazione Leonardo Med-Or: «Che Hamas sia un movimento terroristico che ha legami ed è finanziato dall’Iran è un fatto inoppugnabile»
«L’Europa deve mettere al più presto in campo un’enorme azione di pacificazione dell’altra sponda del Mediteranno prima che sia troppo tardi». Andrea Manciulli, responsabile delle relazioni istituzionali della Fondazione Leonardo Med-Or, spiega che l’Europa non può voltarsi dall’altra parte. Non ora che l’attacco di Hamas contro Israele ha fatto comprendere, ancora una volta, quanto grandi possano essere gli effetti del terrorismo.
L’attacco di Hamas contro Israele è stato inaspettato?
«Nessuno si immaginava che ci sarebbe stato un attacco di questa entità. Tuttavia già c’erano stati segnali di un peggioramento della situazione: negli ultimi due anni, nei territori palestinesi, erano aumentate le sigle legate alla Jihad islamica e c’erano diversi segnali di una corsa al rafforzamento militare da parte di Hamas».
Come hanno agito queste sigle jihadiste?
«Hanno approfittato non solo della tensione interna a Israele ma anche del quadro geopolitico attorno: la Siria è un territorio tutt’altro che pacificato dove le presenze jihadiste sono molto forti; il Libano, invece, è dentro una crisi economico-finanziaria particolarmente acuta. Ecco, in questo quadro Hamas ha deciso di colpire Israele, introducendo una vera e propria guerra ibrida».
Cosa intende per guerra ibrida?
«La guerra ibrida è teorizzata proprio per sconfiggere un nemico tecnologicamente più avanzato e consiste in un uso combinato di armi improvvisate, ma allo stesso tempo capaci di oltrepassare le difese iper-tecnologiche di Israele. Questa tipologia ibrida combina l’attacco fisico, come quello che c’è stato, con l’uso mediatico delle immagini».
Ci sono stati attacchi ibridi fuori dai confini israeliani?
«Sì. Penso all’11 settembre 2001, l’attacco alle Torri Gemelle, e anche al Bataclan, a Parigi. Anche in questi casi c’è stata una componente di aggressione comunicativa non trascurabile».
L’Iran ha appoggiato Hamas nell’attacco contro Israele?
«Che Hamas sia un movimento terroristico che ha legami ed è finanziato dall’Iran è un fatto inoppugnabile. Che ci sia stato un ruolo attivo dell’Iran in questo attacco lo vedremo analizzando e studiando i fatti».
La vicenda palestinese scoppia in un contesto già complicato: quale?
«Esiste un enorme fronte di destabilizzazione che va dall’Afghanistan, attraverso il Libano, a tutto il Medio Oriente, creando una mezzaluna del terrore. Gran parte dei movimenti jihadisti più pericolosi sta nella fascia che va dal Sudan, al Sahel fino alla Mauritania. Qui si sta endemizzando il problema del terrorismo».
Si spieghi meglio.
«Il cambiamento climatico ha di fatto distrutto l’economia reale, basata sulla pastorizia: il lago Ciad si è prosciugato e le popolazioni nomadi sono rimaste senza nulla. O migrano o hanno un’unica possibilità attraverso l’economia illegale».
Quale?
«Lo sfruttamento dei traffici gestito dalle organizzazioni terroristiche. Le persone del luogo finiscono per accettare la presenza dei terroristi, creando un enorme hub dell’insicurezza di fronte all’Europa».
Con quali rischi?
«Se a questo aggiungiamo che la forza militare più organizzata è la Wagner russa che potrebbe avere in mano i rubinetti dell’immigrazione illegale e anche del terrorismo verso l’Occidente, ecco, tutto questo può diventare una minaccia per l’Europa. Il rischio che il Mediterraneo diventi un mare di conflitto e di insicurezza è di fronte a noi».
Quale soluzione propone?
«Il mio è un appello all’Europa: deve chiudere la stagione di divisione tra i Paesi europei sugli interessi dell’altra sponda del Mediterraneo. Quindi, deve mettere in campo una grande azione di pacificazione prima che sia troppo tardi».
In che modo?
«Lo può fare soltanto usando la leva economica: non fermeremo mai l’immigrazione e il terrorismo se non aiuteremo l’altra sponda del Mediterraneo a svilupparsi. E ancora: finché la forza militare più organizzata rimarrà la Wagner, siamo destinati a non risolvere i problemi».
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