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La testimonianza

Israele-Hamas, la regista livornese Schinasi e la telefonata interrotta: «Sarah devo andare via, qui cascano i missili»

di Maria Meini
Israele-Hamas, la regista livornese Schinasi e la telefonata interrotta: «Sarah devo andare via, qui cascano i missili»

L’angoscia di Sarah Schinasi, regista lirica, in linea con Israele. «Parlavo con una collega: dalle case hanno rapito vecchi e bambini»

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La notizia dell’attacco di Hamas l’ha avuta in diretta, come uno sparo dritto al cuore. Un boato che riapre le ferite della sua storia di famiglia: dell’Esodo e delle persecuzioni. «Ero al telefono con una collega dell’Opera di Tel Aviv, Shirin Lee Weiss, parlavamo quando lei mi ha detto: “Suona la sirena, Sarah devo andare via, cascano i missili!”. Erano entrati i terroristi nelle case e prendevano la gente, pazzesco».

Sarah Schinasi, regista lirica di origini livornesi, il padre Daniel pittore ebreo askenazita esule dall’Egitto di Nasser, pittore dell’Esodo e della Shoah, è a Salerno dove venerdì debutterà al teatro Verdi alla regia di “Pagliacci” di Leoncavallo con la direzione di Daniel Oren, famoso direttore d’orchestra israeliano.

Al teatro dell’Opera di Tel Aviv, Sarah Schinasi ha lavorato a diversi allestimenti, con il direttore Gian Carlo Del Monaco e con lo stesso Oren. Il fratello David ha vissuto a lungo nella capitale israeliana prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Da Salerno, dopo l’attentato dello Yom Kippur, Sarah ha telefonato a decine di amici e parenti che vivono in Israele. «Ho cominciato a telefonare ai miei cugini, agli amici italiani, livornesi e fiorentini, di Nizza, che vivono là, agli amici del teatro. È terribile, una sensazione di sconforto che ci fa ripiombare a 50 anni fa - dice Sarah - per fortuna i miei parenti vivono lontano dal luogo dell’attentato, e anche al teatro non è successo niente, ma nelle case vicine sono entrati di notte e hanno rapito bambini, vecchi... Sono tutti sotto shock. Una ferita terribile».

Sarah, che cosa le hanno detto gli amici: come stanno vivendo queste ore?

«È surreale quello che sta vivendo Israele. Sono tutti sotto shock, ho telefonato a una mia amica di Udine che vive a Tel Aviv, dove fa l’architetto, e mi ha detto che non c’è nessuno per strada, hanno paura, è successa una cosa incredibile: Hamas ci ha fatto ripiombare a tanti anni fa, agli attentati dell’Olp (Organizzazione liberazione Palestina, ndr). Ma la gente continua a lavorare perché in Israele è così: quando succede qualcosa si continua a lavorare, la vita deve andare avanti. Ma è difficile costruire una vita normale quando si è sempre sotto la minaccia dei terroristi, con il desiderio di andarsene perché non si sentono sicuri. Una mia parente voleva mettere i bimbi sull’aereo e mandarli da me a Nizza».

Come si spiega questo assalto di violenza inaudita che ha colto tutti di sorpresa?

«Ammazzare, prendere la gente nel letto, ragazzi, bambini, vecchi: questa è una tecnica della vecchia Olp di Arafat. È triste vedere che dopo tanti anni siamo sempre a questo punto. Spero che a Gaza ci siano persone decenti che stanno con gli ostaggi. È deplorevole anche se prendono soldati, ma questa volta hanno preso bambini e anziani, è orribile. Quando abitavo a Madrid ho vissuto gli attentati del 2004, e a Nizza, dove vivevano i miei genitori, quelli del 2016: mio padre e mia madre si salvarono per miracolo. È una sensazione di sconforto».

Che reazioni ha sentito in Israele?

«Paura, insicurezza, rabbia. Se ne parla poco sui media, ma gli israeliani da un anno manifestano perché non vogliono più Nethanyau, che ha cercato di fare manovre che a livello costituzionale non condividevano. I terroristi vanno combattuti, eliminati, ma ci vuole anche un governo che lavori politicamente per costruire la pace. Tutti sappiamo che Hamas è finanziata dall’Iran, lo sapete come vivono i gay a Gaza? In Israele invece la lega Lgbt è molto forte. Non sono una politologa ma la Russia ora ha tutto l’interesse a spostare l’attenzione dall’Ucraina a un altro teatro di guerra. Gli israeliani vogliono vivere in pace nel loro Paese, ma la pace si costruisce politicamente. Hamas tiene Gaza sotto scacco, fa vivere i palestinesi nell’ignoranza perché sono più maneggiabili».

Lei è una donna di cultura: che cosa rappresentano il teatro, l’opera, l’arte in questo momento?

«Per me combattere è continuare a fare teatro, il teatro è la mia vita, è far sognare la gente. Con il Covid per noi artisti è stata dura: non potevamo lavorare e non si è visto un soldo per due anni. Come si fa in Israele, anche nei momenti terribili bisogna continuare a lavorare e a credere nella pace. Venerdì debuttiamo al Verdi di Salerno con Oren. A maggio abbiamo lavorato insieme al teatro Regio di Liegi, con “I lombardi alla prima crociata”. Sul teatro abbiamo proiettato le parole Shalom e Salam, pace in ebraico e arabo».

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