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Bagaglio a mano, l’Ue chiede di eliminare il costo in più per i passeggeri. Cosa cambierà veramente

di Sara Venchiarutti
Bagaglio a mano, l’Ue chiede di eliminare il costo in più per i passeggeri. Cosa cambierà veramente

Il Parlamento adotta una risoluzione su dimensioni e prezzi

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Un’Unione europea senza confini non può piantare paletti quando i suoi cittadini mettono piede in aereo. Anzi, quando mettono, in cabina, il proprio trolley. Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sugli standard per i bagagli a mano delle compagnie aeree, chiedendo alla Commissione di aggiornare le norme Ue in materia di dimensioni e prezzi e renderle uniformi.

La giungla dei prezzi

Il testo, va detto, non ha valore di legge. Le compagnie, insomma, non hanno alcun obbligo. È però un segnale importante e, se non altro, porta nel cuore legislativo dell’Unione un problema che riguarda migliaia di viaggiatori ogni giorno.

Ogni compagnia, o quasi, ha infatti regole diverse sul bagaglio a mano. C’è chi consente ai viaggiatori di portarselo in cabina, comprendendolo nel biglietto base; chi lo fa pagare a parte; chi lo ricomprende in formule “civetta”; chi lo consente solo di certe dimensioni e chi quelle dimensioni le cambia a proprio piacimento. Insomma, una giungla. E le trappole sono, guarda caso, costi occulti, disagi e difficoltà a confrontare i prezzi.

La risoluzione

Nella risoluzione, che dà seguito alla petizione di un cittadino tedesco, si sottolineano le preoccupazioni dei cittadini e si evidenzia come sia ancor più difficoltoso volare usando due diverse compagnie o cambiare piano di volo. I deputati sottolineano inoltre che la Commissione dovrebbe dare piena attuazione alla sentenza della Corte di giustizia dell’Ue secondo cui le compagnie non dovrebbero poter addebitare un supplemento per il bagaglio a mano, «a condizione che tali bagagli posseggano determinati requisiti relativi in particolare al loro peso».

I deputati infine vogliono anche affrontare la questione di altri costi nascosti, come quelli per l’assegnazione dei posti.

Costi aggiuntivi

Chi prende l’aereo lo sa bene: «Molto raramente il prezzo iniziale del biglietto è lo stesso quando si arriva al termine delle procedure di acquisto», spiega Maurizio Amerelli, consulente legale per l’associazione di consumatori Altroconsumo. «Prima di arrivare al click finale – sottolinea – spesso c’è tutta una serie di costi aggiuntivi, proposti dopo il prezzo iniziale: la possibilità di portare un bagaglio in più o la polizza assicurativa». Se poi chi viaggia è alto e non vuole stare rannicchiato per l’intero viaggio, per avere spazio extra per le gambe deve pagare dagli 11 ai 33 euro in più. La tariffa, spiega il sito di Ryanair, «varia in base gli itinerari e alle date di viaggio selezionate». Se poi vuoi sederti nelle prime file, sono dai 7 ai 21 euro in più. Tutti supplementi facoltativi: come il supplemento neonati, sotto i due anni: 25 euro per tratta. Però alla fine altro che low cost: «Ormai la distinzione tra voli di linea e low cost è datata», aggiunge Amerelli.

Qui poi entra in gioco la “strategia” comunicativa. «Se questi costi sono indicati in modo abbastanza chiaro e alla fine c’è il riepilogo delle voci aggiuntive – spiega Amerelli – non c’è pratica scorretta. Ma in questi casi si viaggia sempre sul limite. A volte, nella richiesta, vengono inserite le due voci: vuoi o non vuoi aggiungere questo sovrapprezzo? La prima opzione però, messa anche più in evidenza, è quella affermativa, quindi può succedere che mentre si prenota si segna l’aggiunta, senza accorgersene, e il prezzo lievita».

E, sempre a proposito di strategia comunicativa, oltre ai costi in più, a volte c’è pure la beffa. Alcune compagnie, infatti, fanno rientrare il costo del bagaglio a mano in una formula “prioritaria” che promette di saltare la fila all’imbarco. Peccato che quasi nessuno viaggi a mani vuote, ma tutti, o quasi, si portino dietro la valigia. E così la priorità è vanificata nell’unica, interminabile fila al gate.

Assistenza

Ma i problemi si riscontrano anche nell’assistenza al cliente quando si verifica un disservizio. «Il regolamento europeo stabilisce che in caso di ritardo o cancellazione – spiega Amerelli – la compagnia deve fornire una serie di agevolazioni. La normativa, ad esempio, dà diritto a un buono pasto se il ritardo supera le due ore (con distanze inferiori o pari ai 1500 chilometri), o al pernottamento se bisogna aspettare il volo del giorno dopo. Spesso però non viene dato nulla, o magari dopo 10 ore dei buoni pasto ridicoli di 3-4 euro. In più si dovrebbero distribuire fogli informativi sui diritti, ma non accade quasi mai. Questi fogli dovrebbero essere appesi negli aeroporti, ma di solito si trovano dove non li legge nessuno».

Il check-in

C’è poi il capitolo check-in online. «Il check-in lo si può fare online fino a due ore prima della partenza, altrimenti devi andare in aeroporto e pagare un supplemento, circa 40-60 euro. È capitato però che non funzionasse il check-in online, soprattutto nelle prenotazioni attraverso siti diversi da quelli della compagnia». Così molte persone si ritrovano a doverlo fare in aeroporto, con costi ulteriori. E costi ulteriori sono anche quelli che si pagano se, “per caso”, al momento di fare il biglietto non è specificato che l’invio del bagaglio in stiva avviene solo con modalità drop-off, cioè con la semplice consegna al desk. Fino a pochi anni fa, infatti, spedire la valigia in stiva implicava fare il check-in in aeroporto senza costi aggiunti. Oggi, invece, sempre più spesso, il check-in va fatto comunque on line, ma non sempre è specificato. Il risultato è trovarsi in aeroporto e scoprirlo, a suon di decine di euro non preventivate. 




 

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