Sicurezza
Il dirigente dei portuali: «Livorno è un hub appetibile»
Raugei: decisive le infrastrutture
La Compagnia portuale di Livorno (Cpl) è la sublimazione della livornesità, la sua quintessenza. Portuali e Compagnia impresa lavoratori (Cip) si identificano totalmente con il genius loci cittadino. Enzo Raugei, storico dirigente dei portuali livornesi, è presidente della prima e vicepresidente della seconda, oltreché membro del consiglio nazionale di Fise Uniport. Quindi profondo conoscitore e protagonista delle dinamiche che stanno investendo il sistema portuale labronico.
Presidente Raugei, i portuali livornesi sono oggi fra le realtà più importanti in termini occupazionali.
«Sì, la Compagnia dà lavoro a 200 persone, 160 soci e 40 dipendenti. Mentre Cip ha 98 addetti, 75 soci sovventori e 23 dipendenti. Il gruppo è un operatore globale all'interno del porto: ci occupiamo del carico e dello scarico della merce, della gestione dei depositi e dei piazzali come sub concessionari, agendo anche come terminal operator. In porto siamo la seconda impresa per fatturato e personale impiegato».
Dall'inizio dell'anno il porto di Livorno ha assistito a un calo di circa il 10% dei flussi di traffico dei Teu (twenty feet equivalent unit: i container). È preoccupato per il futuro?
«Con i tempi che corrono le fluttuazioni nei traffici internazionali sono una variabile quasi scontata. Pensavamo tutti che le conseguenze della guerra sarebbero state molto più pesanti, ma alla prova dei fatti hanno tenuto molto bene i traffici di prodotti forestali – cellulosa, o i rotoli semilavorati di carta kraft e flag – i prodotti refrigerati, con 6.000 container in un anno. I prodotti forestali in arrivo dall’Uruguay e dal Golfo del Messico, nonostante tutto, hanno continuato a essere assorbiti dall'industria cartaria della Lucchesia. Molto bene, malgrado la crisi delle vendite di auto, sono andati anche i traffici ro-ro, con i piazzali del Gualdo pieni di veicoli. Insomma, il porto di Livorno continua a essere un hub logistico appetibile, terminale e punto di partenza di traffici che vanno dal Nord Africa alla Cina, passando per Stati Uniti e America centro meridionale».
Che ne pensa della vicenda Msc-Darsena Toscana?
«La trattativa, tra alti e bassi, si protrae da novembre 2022 e sarebbe senza dubbio importante si arrivasse a una conclusione positiva. Ricordo inoltre che il nostro sistema portuale vede già presenti tutti i grandi carrier internazionali della logistica, da Maersk a Cma-Cgm, da Hapag Lloyd a K-Line. Msc, peraltro, è già presente, al di là della scelta sulla Darsena Toscana».
È contento di come stanno procedendo gli adeguamenti infrastrutturali del porto?
«Oggi la logistica delle merci e delle persone è in evoluzione velocissima, con molti porti che stanno facendo investimenti colossali. Per cui è importante concludere gli adeguamenti infrastrutturali in tempi rapidi. Che si tratti della realizzazione della Darsena Europa, del cold ironing delle banchine, oppure dell'allargamento della foce del porto, con il ridislocamento delle tubature per trasferire i prodotti petroliferi portando il pescaggio a 16 metri di profondità, per consentire il passaggio delle navi fino a 11.000 Teu. Col collegamento diretto all'interporto Amerigo Vespucci, Livorno avrà ancora altre carte da giocare in termini di competitività».
Quasi tutte le aziende hanno problemi a trovare lavoratori qualificati. Voi?
«Nella nostra città quello del portuale è ancora un lavoro ambito, con una reputazione. In questo campo non abbiamo problemi. Formiamo il personale internamente: gruisti, autisti specializzati di ralla e altre figure professionali, compresi gli amministrativi. Ci serviamo di agenzie esterne solo per qualifiche particolari come quelle che richiedono la conoscenza della lingua inglese. Inoltre siamo intransigenti sulla formazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro».
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