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Il valore di una carezza: 8 euro. Franco Falorni (Fondazione Maffi): «Perciò si deve investire di più»

di Francesca Dante
Il valore di una carezza: 8 euro. Franco Falorni (Fondazione Maffi): «Perciò si deve investire di più»

Pisa, il presidente della Fondazione “Maffi”, Franco Falorni, lancia una provocazione: «Anziani e fragili, l’assistenza socio-sanitaria abbia al centro la relazione umana»

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Una ricerca scientifica per misurare il valore, e il costo, della carezza nell’assistenza socio sanitaria. Come misurare la qualità di questo tipo di cura senza fermarsi ai freddi numeri? La Fondazione Casa Cardinale Maffi, espressione della chiesa cattolica pisana, da 76 anni si occupa di persone fragili nelle proprie otto “case” dislocate in Toscana nelle province di Pisa, Livorno e Massa Carrara e in Liguria a La Spezia, strutture residenziali e semiresidenziali che accolgono anziani, malati di Alzheimer, stati vegetativi, giovani e adulti con disabilità fisiche e psichiche. Con i numeri, alla luce dei 500 posti e degli altrettanti dipendenti, e con i costi dell’assistenza la Fondazione Maffi ha a che fare quotidianamente. L’obiettivo del Meeting di quest’anno, dal titolo “Io sono più di un algoritmo, il valore di una carezza” in programma oggi a Pisa, è lanciare una provocazione, invitare alla riflessione politica e istituzioni, parlare di assistenza socio sanitaria mettendo al centro la relazione umana. Ne abbiamo parlato con il presidente della Fondazione, Franco Falorni.

Perché uno studio sul valore della carezza?

«Quando parliamo di carezze noi intendiamo una declinazione della buona prossimità. Saper guardare, saper ascoltare, abbracciare, accarezzare, anche oltre la semplice carezza fisica. Intendiamo l’attenzione verso la persona che stiamo seguendo, sia che viva all’interno di una delle nostre strutture, sia agli operatori che vi lavorano, e alla comunità esterna anche. Attenzione alle persone per proteggere e difendere la fragilità».

Nel convegno, al quale parteciperanno rappresentanti del mondo delle università, della sanità, della politica e delle istituzioni, come il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, presenterete anche la ricerca scientifica?

«Noi ci siamo messi in testa di provare a dare un valore numerico a questa attenzione. Che è una provocazione chiaramente. I buoni atteggiamenti non si possono comprare, e hanno un valore infinito, questo lo sappiamo bene. Ma ci siamo ostinati nel cercare di trovare un modello per tirare fuori un numero, grazie al lavoro di un nostro ricercatore, ex ricercatore della Scuola Sant’Anna, che ha utilizzato modelli validati per la valutazione della qualità relazionale e li ha applicati alla nostra realtà. Su un campione ristretto, ma con metodo scientifico».

Perché?

«Perché sappiamo tutti che la buona prossimità richiede tempo e il tempo ha un costo. Quindi, quando la politica parla di sanità sempre più prossima, cosa intende? Più vicina nel senso di distanza geografica? O come intendiamo noi, una sanità che sa accogliere e migliorare la vita dei più fragili? Cari politici, cari decisori, se chiedete “le carezze”, dovete anche sapere che queste richiedono tempo e il tempo ha un costo».

E il costo dev’essere coperto…

«Se non lo fosse il servizio si ridurrebbe, si potrebbero avere meno carezze. Quello che lanciamo è un alert alla politica. Un invito a valutare la qualità delle cure socio sanitarie tenendo conto non solo della quantità di servizi erogati, ma anche della qualità».

Voi avete tirato fuori anche dei numeri.

«La ricerca arriva a calcolare che la più alta qualità relazionale è associata a un costo stimato di circa 2.800 euro per posto persona all’anno (8 euro al giorno). Vengono fuori da un calcolo, ma potrebbero essere 100 euro o 200 euro. Gli 8 euro vogliono essere un modo di far capire che gli enti che determinano i prezzi di certi servizi devono tenere conto nei propri algoritmi non solo di fattori quantitativi».

Questo 6° Meeting prevede un convegno, l’uscita di un secondo libro e uno spettacolo teatrale. Cos’è per la Fondazione il Meeting?

«Noi ci siamo dati come missione di essere qualcosa di più delle normali Rsa, Rsp (strutture psichiatriche), Rsd (strutture per disabili), dove l’obiettivo è far stare bene le persone che accolgono. Siamo convinti che queste strutture, le nostre e le altre simili, possano essere utili alla comunità di riferimento. Se le scuole, i politici e tutti le frequentassero, troverebbero un luogo dove allenare il proprio senso di solidarietà. Il Meeting vuole essere anche questo: un ponte verso la comunità. “Da fortini a tende” è uno degli slogan cardine della nostra rivoluzione e significa mantenere abbassati i ponti delle nostre strutture, far uscire e far entrare, per conoscerci e creare relazioni utili, anche per un confronto. Quest’anno lo facciamo sul valore della carezza, in attesa del 7° meeting, nel 2024, che abbiamo già pronto».

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