Lutto
Aeroporto di Peretola, voli ridotti e meno “impattanti”. I comitati: «Non basta fermare la nuova pista»
Sfilano i comitati contrari all’aeroporto di Peretola e ai termovalorizzatori. Fiorentini e pisani uniti nel “no” ai nuovi piani: «Il Vespucci va ridimensionato»
FIRENZE. Non rivendicano solo lo stop al progetto di ampliamento, ma anche il ridimensionamento dell’attuale aeroporto. Non una chiusura, ma l’attuazione delle «prescrizioni in vigore». E cioè meno traffico e voli più «sostenibili». Che, tradotto, equivale a ridurre la presenza di partenze e arrivi e soprattutto a rivedere gli orari di decolli e atterraggi, riducendo i disagi, soprattutto notturni, causati dall’inquinamento acustico. Ma il no a Peretola non è un “no” allo sviluppo aeroportuale. O almeno, non è un no a prescindere. «Le alternative ci sono e sono Pisa e Bologna, dove lo sviluppo è meno impattante sulla popolazione», la rivendicazione del corteo che ieri a Firenze ha riunito le varie anime del no all’ampliamento dello scalo Vespucci. Dai residenti nei quartieri attorno all’aeroporto agli ambientalisti. Dagli amministratori della Piana fiorentina a decine di realtà sociali, politiche, associative e sindacali. La richiesta è duplice: fermare il piano, anche attraverso i ricorsi alla magistratura, e realizzare pienamente il parco della Piana.
La manifestazione
Oltre quattromila persone secondo gli organizzatori, un migliaio i partecipanti per la questura. Ma la classica diatriba dei numeri lascia spazio prima al colore, poi ai contenuti. Espressi su cartelli e striscioni e rivendicati attraverso decine di interventi al microfono, dove si susseguono le ragioni di quel no che per gli abitanti delle zone di Peretola, Piagge, Brozzi, Quaracchi non è «ideologico», ma una «necessità». «Perché – dicono i “sorvolati” – ci sono decine di migliaia di persone a cui è stata negata la vivibilità. Impossibile tenere le finestre aperte, sempre più frequentemente anche impossibile dormire a causa del rumore». Criticità che, secondo il piano di sviluppo dello scalo fiorentino, saranno superate. «Quello attuale non è più sostenibile, figuriamoci uno più grande che punta a raddoppiare i passeggeri», le accuse dei comitati che si oppongono alla realizzazione della nuova pista. «Ed è un paradosso perché l’Europa ci chiede di migliorare le condizioni ambientali – aggiungono –. Ma a Firenze si rischia anche l’assurdo perché se in centro si vieta l’ingresso della auto più inquinanti in periferia si vuole potenziare l’aeroporto che non solo porterà più passeggeri, ma anche più inquinamento distruggendo un ambiente naturale». E se, in parte, risolverà le criticità di una parte dei residenti dei quartieri fiorentini che sorgono attorno all’aeroporto, dall’altro la nuova pista «delocalizzerà i problemi di qualche chilometro», l’accusa. «Il nostro obiettivo è far sentire la nostra voce manifestando, ma poi c’è quello concreto: bloccare il piano di ampliamento ricorrendo al Tar e al Consiglio di Stato – il percorso tracciato dai “no Peretola”. Abbiamo già vinto qualche anno fa, vinceremo ancora una volta perché quello presentato è sostanzialmente il vecchio progetto».
Coalizione Piana
E una sponda, istituzionale, su una possibile nuova battaglia legale arriva dalla “coalizione della Piana”, dai Comuni che non solo si sono opposti con atti e iter burocratici, ma ieri sono scesi in piazza per ribadire il loro no. Gonfaloni e fasce tricolori. I primi cittadini di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano e Carmignano si sono uniti ai manifestanti con, probabilmente, anche il Comune di Prato alla finestra a “guardare”. Perché il no di Prato è stato sempre molto equilibrato, netto in sede istituzionale con differenziazioni nella sinistra cittadina, ma mai tradotto in un vero e proprio braccio di ferro. «Sono contrario al progetto di Peretola perché non modifica le criticità del vecchio che è stato bocciato dalla giustizia amministrazione e continua a cancellare il parco urbano della Piana rendendo impossibile lo sviluppo del polo scientifico universitario di Sesto Fiorentino ponendosi l’unico obiettivo di raddoppiare il numero di passeggeri e voli», accusa Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino. «Da dodici anni si susseguono gli annunci di inizio lavori, ma non sono mai partiti. E anche questa volta avranno un po’ di difficoltà», continua rispondendo a Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti, che in un’intervista al Tirreno ha annunciato l’inizio degli interventi per la prossima estate. «Una scelta novecentesca, basata tutto su uno sviluppo che non ha nulla di sostenibile», aggiunge Edoardo Prestanti, primo cittadino di Carmignano. «Una scelta a cui contrapponiamo un diverso modello, quello dello sviluppo organico e sostenibile del parco della Piana», sottolinea Andrea Tagliaferri, sindaco di Campi Bisenzio, che giovedì presenterà parere negativo al piano di sviluppo.
«Provocazioni» e tensioni
Ma al “no” dei manifestanti si contrappone il “sì” di decine di residenti. Che nell’area di Brozzi e Quaracchi hanno esposto numerosi cartelli per dire «basta ai no» e via libera alla «nuova pista». Una «provocazione» per i manifestanti sfociata prima in un battibecco e poi in quella che un residente ha definito «un’aggressione». Uno, due pugni, ad un ragazzo accorso a difesa di un anziano che cercava di “difendere” i suoi cartelli pro-pista.
Convergenza dei no
Ma quella di ieri non è stata una manifestazione contro lo sviluppo di Peretola. O almeno, non solo. Perché il corteo ha saldato una sorta di asse dei “no” in Toscana. Il no allo scalo fiorentino si aggiunge al no alla realizzazione di nuovi termovalorizzatori, al no alla base militare di Coltano (Pisa) al no alla realizzazione del comando Nato a Rovezzano (Firenze). «Un nuovo inizio – dicono i manifestanti – per mettere al primo posto lo sviluppo sostenibile e i bisogni dei territori».
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