La protesta
Rifiuti in Toscana, l'assessora Monni: «Vanno superate le discariche e trattati più scarti speciali»
Secondo l'assessora regionale all'Ambiente l'obiettivo è smaltire in impianto meno del 10%
FIRENZE. Il piano regionale dei rifiuti adottato ieri in Consiglio regionale non dice dove saranno realizzati gli impianti per lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti. Certo, neppure potrebbe farlo a livello normativo – precisa Monia Monni, assessora regionale all’Ambiente – «come anche stabilito dalla recente giurisprudenza del Consiglio di Stato».
Cos’è
In pratica, il piano contiene un lavoro di analisi di flussi e fabbisogni, valutazioni di scenari e indicazioni operative. Perché per Monni «il punto non è l’autosufficienza, ma il fatto, mai negato, che oggi la si ottenga attraverso un eccessivo ricorso alle discariche, il cui superamento è obiettivo prioritario del piano, che ha l’ambizione di portare, al 2028, la Toscana sotto il 10% del conferimento prescritto dall’Europa». Tradotto: nella nostra regione si registra la carenza cronica di impianti per la chiusura virtuosa del ciclo a fronte di una produzione di rifiuti pari a 610 chili all’anno per ogni abitante, demandando dunque alla discarica lo smaltimento dei flussi non recuperabili altrimenti nell’impiantistica regionale. È noto – si legge nel piano – come in particolare nell’Ambito territoriale ottimale (Ato) Centro non vi siano ad oggi riserve strategiche di capacità di smaltimento. Anche per questo il documento prescrive che ogni Ato persegua l’autosufficienza.
Per quanto riguarda il recupero di rifiuti organici è attualmente in corso la realizzazione di diversi impianti di digestione anaerobica che saranno pronti entro il 2024, uno a Peccioli e l’altro a Montespertoli. Ma «oggi, l’unica tipologia di rifiuto che deriva dalle nostre raccolte differenziate che esportiamo è l’organico, con 165mila tonnellate all’anno che vengono indirizzate fuori dalla Toscana. Ecco, dalla fine di quest’anno daremo una risposta efficace e sostenibile anche a questa tipologia di scarto, dentro il nostro territorio regionale e producendo compost di qualità e biometano», spiega Monni.
Gli obiettivi
Per la Regione, la sfida non può giocarsi soltanto sul terreno dei rifiuti urbani, che rappresentano circa il 20% della produzione totale, ma deve misurarsi con il settore dei rifiuti speciali, gli scarti delle lavorazioni delle imprese, «che siamo abituati a considerare un problema, ma che, se ben gestiti, possono diventare opportunità per altre imprese», scrive. Quindi, il primo obiettivo, come detto, è il superamento delle discariche con la specializzazione dei trattamenti, favorendo così le scale più virtuose e sostenibili della gestione dei rifiuti. E poi favorire un livello di governance pubblica e regolata anche su quelle filiere di trattamento che sono poste fuori dalla pianificazione pubblica. A questi, per l’assessora Monni si aggiunge «una sinergia tra rifiuti urbani e rifiuti speciali per dare sostegno anche al mondo dell’impresa e del lavoro sul fronte della competitività, pur ricordando che per noi prevale sempre il principio cardine del diritto ambientale: chi inquina paga e chi produce un rifiuto deve quindi farsene carico». La Regione invoca anche una sinergia tra rifiuti urbani e rifiuti speciali per dare sostegno anche al mondo dell’impresa e del lavoro sul fronte della competitività, pur ricordando la prevalenza del principio cardine del diritto ambientale: chi inquina paga e chi produce un rifiuto deve quindi farsene carico.
Infine, stabilizzare le tariffe. «La Regione non ha competenze dirette sulle tariffe e chi si aspettava che il Piano azzerasse le tariffe dei cittadini forse è a conoscenza di qualche formula magica della quale io non dispongo – sottolinea Monni – Ciò che però facciamo spingendo la Toscana verso un modello circolare, oltre a un’evidente tema di sostenibilità della filiera e rafforzamento dei presidi ambientali, è quello di assicurare stabilità al sistema tariffario, senza esporre i cittadini toscani al rischio di pesanti fluttuazioni dovute, ad esempio, a procedure d’infrazione europea o all’attivazione di meccanismi di tassazione di prossima previsione, come ad esempio la carbon tax».
La raccolta differenziata
Nella direzione dell’economia circolare toscana, il piano regionale dei rifiuti, su tutto il territorio della nostra regione, punta soprattutto a raggiungere lo scopo di lungo periodo dell’80-85% di raccolta differenziata nel 2035. «L’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata, che non può essere disgiunto dal miglioramento della sua qualità, sarà perseguito anche con l’estensione degli obblighi e l’ulteriore implementazione delle raccolte separate dei rifiuti organici, tessili e domestici pericolosi, nonché dei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), dei rifiuti ingombranti e assorbenti, anche prevedendo il rafforzamento dei centri di raccolta e di ulteriori sistemi di raccolta dedicati e di prossimità», si legge nel documento.
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