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Kata scomparsa a Firenze, il mistero delle valigie: cosa emerge dalle telecamere. Si torna all’Astor per scavare sotto terra

di Matteo Leoni
Kata scomparsa a Firenze, il mistero delle valigie: cosa emerge dalle telecamere. Si torna all’Astor per scavare sotto terra

Qualcuno potrebbe aver portato via la bimba nascosta in una o più di quelle borse. Gli inquirenti sospettano che qualcuno sappia ma resti in silenzio, forse per paura di ritorsioni. Come avanzeranno le indagini

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FIRENZE. Le telecamere hanno parlato, ma almeno per ora hanno lasciato tante domande aperte. Il 10 giugno tre persone sono state immortalate mentre uscivano dall’ex hotel Astor con due trolley e un borsone, poco dopo la scomparsa della piccola Kata. Gli occhi elettronici però non ci dicono dove erano dirette, e tanto meno chi, quando e come abbia riportato le valigie dentro l’edificio. Qualcuno potrebbe aver portato via la bimba nascosta in una o più di quelle borse. Gli inquirenti sospettano che qualcuno sappia ma resti in silenzio, forse per paura di ritorsioni. Le persone riprese dalle telecamere, due donne peruviane e un uomo romeno, tutti ex occupanti, sono finite sul registro degli indagati insieme allo zio materno di Kata, il ventinovenne Abel Argenis Alvarez Vasquez, e a quello paterno, Marlon Edgar Chicllo Romero. L’accusa è sequestro di persona a scopo di estorsione.

Il mistero delle valigie

Sabato 10 giugno dopo le 16 – dunque in orario successivo alla scomparsa della piccola – le due donne e il cittadino romeno vengono ripresi mentre, in momenti distinti – indicativamente tra le 17 e le 19,30–, escono dall’Astor con i due trolley e il borsone, tutti di colore celeste. Faranno rientro, ce lo dicono le telecamere, solo il giorno successivo. Ma senza valigie al seguito. Però, in qualche modo che anche gli inquirenti stanno cercando di capire, i trolley e il borsone rientrano nell’hotel (quest’ultimo pare già la sera del 10 giugno). Infatti vengono usati dagli occupanti al momento dello sgombero, il 17 giugno, per portare fuori le loro cose. E in questa circostanza vengono sequestrati dai carabinieri.

«Chi sa parli»

L’analisi delle telecamere effettuata fino a ora (e ancora in corso) non avrebbe consentito di capire dove erano dirette queste persone e chi abbia riportato le valigie nell’ex hotel. Tuttavia è moto improbabile che nessuno abbia visto. I pm fiorentini ne sono convinti. Dei testimoni devono esserci, ma non parlano. Il muro di omertà attorno all’ex hotel non è stato ancora rotto. Troppa la paura di vendette, meglio farsi i fatti propri. Eppure se qualcuno decidesse di dire quello che sa, non è escluso che si potrebbe fare chiarezza su dove erano dirette quelle persone, e su come le valigie siano ricomparse nell’edificio occupato.

La lista dei sospetti

Nei giorni scorsi, nel corso di una riunione in procura, i genitori della piccola Kataleya avrebbero fornito agli inquirenti una lista di nomi, persone che, secondo loro, potrebbero sapere e non dire. Insomma avrebbero fornito una sorta di lista di persone sospette, che potrebbero avere informazioni preziose sulla scomparsa della loro bambina, di cui non si hanno notizie ormai da più di tre mesi. Parte di questi nominativi, quelli di persone attualmente residenti in Perù, sono finiti nella rogatoria che è stata inoltrata.

La difesa dello zio Abel

«Affranto» così Abel, lo zio materno di Kata, viene definito dalla sua legale, avvocato Elisa Baldocci, dopo un incontro in carcere, dove è rinchiuso dopo l’arresto nell’ambito dell’inchiesta sul racket delle camere all’Astor. L’iscrizione sul registro degli indagati per il sequestro della nipote, spiega Baldocci «è una mera formalità solo per garantire il diritto di difesa». «Non nomineremo un consulente tecnico – aggiunge –, il mio assistito non ha niente da nascondere, ci fidiamo della procura. Abel è tranquillo». «Sono il primo a volere la verità – fa sapere l’uomo dal carcere attraverso il suo avvocato – se devono fare queste analisi per trovare la bambina, allora tutto quello che c’è da fare per me va bene». Da qui la scelta di collaborare, tanto da non nominare un proprio consulente tecnico.

La riunione in procura

Per domani è previsto un incontro in procura, durante il quale i magistrati e i carabinieri faranno il punto per organizzare il nuovo accesso all’Astor: questa volta si tornerà nell’ex hotel anche per scavare sotto terra, in cerca di tracce di Kata.

Prima occorrerà rimuovere il materiale presente, i rifiuti abbandonati dagli occupanti e i detriti creati dagli stessi investigatori nel corso delle ispezioni precedenti, quando sono state sfondate pareti in cartongesso.

I genitori all’Astor

La madre e il padre di Kata il 20 settembre saranno di nuovo all’Astor, dopo che la procura ha accordato la nuova istanza di accesso avanzata dai loro legali. Sarà presente anche il loro consulente, generale Luciano Garofano.
 

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