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Turismo in Toscana, dove trovare i lavoratori? L’esperto: «Corsi di formazione anche fuori dall’Italia per assume personale»
Pier Luigi Masini, vicepresidente dell’ente Bilaterale del turismo: «Avviato già un percorso col ministero»
L’Ente bilaterale del turismo toscano ha già raccolto un elenco delle scuole di formazione professionale nel settore alberghiero in Marocco, Tunisia e nell’Africa sub sahariana. E poi – aggiunge Pier Luigi Masini, vicepresidente dell’Ente – sono già stati presi contatti anche con il ministero degli Esteri per organizzare corsi di formazione all’estero. Per Masini, non si può più aspettare. Bisogna agire.
Vicepresidente, come siamo arrivati a questo punto?
«È successo dopo la pandemia: ricordo che prima, quando organizzavamo le borse del mercato del lavoro (incontro tra domanda e offerta, ndr), era maggiore il numero di chi cercava lavoro rispetto alle aziende; oggi, invece, accade il contrario».
Come mai?
«Non penso sia stata colpa del reddito di cittadinanza anche se alcuni ultimi segnali potrebbero far pensare che avesse un valore dal momento che, in alcune zone del Paese, con l’annuncio del suo ritiro, soprattutto al sud d’Italia, è più facile trovare manodopera».
Quindi?
«A mio avviso, durante la pandemia, la maggior parte delle aziende erano chiuse e, va detto, il sistema di cassa integrazione non funziona benissimo nel nostro settore. Così molti, giustamente, hanno cercato lavoro nei comparti che, in quel momento, tiravano. Due su tutti: l’edile e la logistica. I toscani hanno scoperto che ci sono altri modi per lavorare, con orari più umani e stando il sabato e la domenica a riposo. Ma in questo modo abbiamo perso un sacco di persone e quando è ripresa l’attività, personale non ce n’era più e neppure ne abbiamo trovato in sostituzione».
Ci sono però le scuole alberghiere che formano gli studenti, i lavoratori di domani: stanno funzionando?
«Una volta, il 70% dei ragazzi che usciva dalle scuole alberghiere veniva a lavorare in questo settore, adesso siamo sotto il 30%. Ecco, ci è mancato il bacino in cui andavamo a cercare la manodopera e quindi dobbiamo inventarci strategie nuove».
Qual è la sua idea?
«È un’idea che sto perseguendo da almeno un anno: andiamo a cercare su altri mercati la manodopera che in Italia non troviamo più».
Quali possono essere?
«I miei colleghi del Trentino i lavoratori li hanno trovati in Slovenia, Romania e Croazia. Noi dobbiamo andare nel nord Africa, nell’area sub sahariana. Qualche imprenditore ha contattato scuole alberghiere in India e in Pakistan. Abbiamo pensato di creare dei corsi di formazione da realizzare in loco. Poi, di recente, con il contatto con il ministero del Lavoro, ci è stato detto che potremmo farli con chi già si trova nei centri d’accoglienza».
Che tipo di corsi?
«Innanzitutto di lingua italiana: stiamo allestendo una piattaforma di formazione a distanza (Fad) per organizzare i corsi di italiano in inverno, in vista della prossima stagione. Abbiamo però bisogno di personale qualificato e quindi non è sufficiente il corso di lingua, vanno fatti anche corsi di formazione professionale».
Come pensate di fare?
«Abbiamo già preso contatti con il ministero degli Esteri per i corsi in loco, in alcune zone ancora da scegliere. Abbiamo poi raccolto un elenco, in Tunisia, Marocco o nell’Africa sub sahariana, di scuole di formazione professionale per il settore alberghiero. Abbiamo la lista, ci muoveremo attraverso i consolati per ottenere le autorizzazioni da parte del ministero. L’obiettivo è intercettare un nuovo bacino per reperire il personale».
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