Italia
Ustica, la rivelazione: «Aereo abbattuto dai francesi». Le parole e i dettagli che sciolgono il mistero
Giuliano Amato spiega che il piano era quello di eliminare Gheddafi: «È arrivato il momento di fare luce su un terribile segreto di Stato»
L’aeronautica francese, con gli americani, voleva fare la pelle a Gheddafi in volo su un Mig della sua aviazione. Ma il leader libico sarebbe stato avvisato da Bettino Craxi del pericolo e non salì sul suo aereo mentre il missile sganciato contro il Mig colpì il Dc9 dell’Itavia. È questa in sintesi la versione che l’ex premier Giuliano Amato ha raccontato a La Repubblica sulla strage di Ustica, con l’aereo Dc9 dell’Itavia precipitato nel Mar Tirreno il 27 giugno 1980 insieme ai suoi 81 passeggeri, fra cui anche tanti emiliano-romagnoli. Una versione che ha scatenato reazioni nel mondo della politica.
«È arrivato il momento di gettare luce su un terribile segreto di Stato, o meglio, di Stati – ha detto Amato – Potrebbe farlo Macron, o la Nato che in tutti questi anni ha tenacemente occultato ciò che accadde nei cieli italiani». La Francia è «pronta ovviamente a collaborare con l’Italia se ne farà richiesta» ha fatto sapere nel pomeriggio il ministero francese degli Esteri, Quai D’Orsay, dopo aver precisato che «la Francia ha fornito le informazioni a sua disposizione ogni volta che è stata interpellata su questa tragedia, in particolare nel quadro delle indagini condotte dai tribunali italiani».
Il racconto dell’ex premier - sottosegretario alla Presidenza del consiglio nel governo Craxi I - tocca tutte le fasi delle inchieste, dalle prime ricostruzioni che facevano riferimento a un «cedimento strutturale» del velivolo alle conclusioni del giudice istruttore Rosario Priore che nel 1999 depositò una sentenza ordinanza dove si sosteneva l’abbattimento «a seguito di azione militare». Nel mezzo la tesi della bomba, alla quale Amato dice di non aver mai creduto: «Le relazioni tecniche avevano escluso fin dal primo momento l’ipotesi». C’era pure la perizia medica sul corpo dell’aviere libico ritrovato sui monti della Sila il 18 luglio del 1980 (tre settimane dopo la tragedia), del Mig contro cui mirava l’aereo francese, secondo la ricostruzione dell’ex premier: «Parlava espressamente di avanzato stato di putrefazione – dice Amato – non poteva essere morto il giorno prima. Perché ce lo volevano far credere le ricostruzioni ufficiali?». Per Amato, intuendo il pericolo, il Mig si sarebbe nascosto vicino al Dc9 per non essere colpito ma poi cadde per mancanza di carburante. Il piano infatti, dice Amato, era colpire il Mig di Gheddafi simulando un’esercitazione della Nato con diversi aerei in azione nel corso della quale sarebbe partito il missile: una messa in scena per far passare l’attentato come incidente volontario. A parlare di «un aereo francese», nel 2007 era stato l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga (che era capo del governo quando cadde il Dc9, ndr). Cossiga parlava di un caccia in volo dietro al Dc-9 «per non essere intercettato dal radar dell’aereo libico che stava trasportando Gheddafi». «Ad un certo punto lancia un missile per sbaglio – disse l’ex capo di Stato – volendo colpire l’aereo del presidente libico». Nel gennaio del 2013 l’ipotesi del missile viene definita «abbondantemente e congruamente motivata» dalla sentenza con cui la III sezione civile della Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal ministero della Difesa e delle Infrastrutture, ribadendo che i parenti delle vittime del disastro devono essere risarcite. Nel 2016, il tribunale civile di Palermo, con tre distinte sentenze condanna i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 12 milioni 31 familiari delle 81 vittime. Nel maggio del 2018, le sezioni unite civili della Cassazione, stabiliscono un risarcimento record di oltre 265 milioni di euro che i ministeri delle Infrastrutture e della Difesa devono riconoscere alla compagnia aerea Itavia per i danni subiti a seguito del disastro aereo. Verso la verità ora va l’inchiesta bis della Procura di Roma. l
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