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Toscana

Il commento

Mancini, la figuraccia dell’opportunista

di Fabrizio Bocca
Mancini, la figuraccia dell’opportunista

Tutto sommato, però, con Spalletti ct forse ci è andata meglio

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Ci sono 50 sfumature di grigio che abbracciano la melodrammatica categoria del “tradimento”. Si parte da Giuda e Bruto, passiamo per Mata Hari che poveretta finì fucilata all’alba dai francesi, e finiamo al letto in piazza della scoppiata coppia dell’estate 2023 Segre-Seymandi. Ora dobbiamo aggiungere un capitolo speciale per Roberto Mancini. Ormai fedifrago del pallone per antonomasia. Il nostro passerà agli archivi di Coverciano: 1) per aver vinto l’Europeo; 2) per aver clamorosamente fallito la seconda qualificazione mondiale consecutiva; 3) per aver mollato la nazionale, trasferendosi armi e bagagli in Arabia Saudita, attratto da un contratto di 90 milioni netti in tre anni. O giù di lì. È talmente clamoroso il punto numero 3 che rimescola le etichette e rischia pure di diventare il numero 1, marchiandolo a vita. Il traditore che per soldi – vergogna! – mollò la Nazionale su due piedi il Ferragosto del 2024.

Il classico salto della quaglia applicato al calcio invece che alla politica, senza tener conto che la panchina da ct è uno scranno solenne, quasi istituzionale. Il posto più prestigioso dove svolgere il mestiere di allenatore. Il ct in Italia, ma non solo, è praticamente un pubblico ufficiale, un organo costituzionale, un prefetto. Vittorio Pozzo ed Enzo Bearzot sono nel Pantheon dei padri della patria insieme a Pertini, e nella testa degli italiani hanno la stessa dignità e autorevolezza di un Mattarella. La grave colpa di Mancini non è strettamente quella di aver fatto la figura del mercenario e di aver ceduto alle lusinghe del denaro – noi probabilmente saremmo crollati per un centesimo di quella cifra – ma aver fatto un’esecrabile figura da opportunista. Non essersi dimesso quando l’Italia fu fatta fuori dalla Macedonia del Nord mancando i Mondiali in Qatar, essersi dimesso senza scrupoli – lui, italiano illustre uomo di calcio, sulla panchina dell’Italia – quando l’Arabia Saudita gli ha bussato sulla spalla, sventolandogli sotto il naso il paradiso dei petrodollari. L’averci cucinato sopra un polpettone alla Love Boat (era in vacanza in yacht a Mykonos) un’insopportabile scusa, che ha peggiorato l’imbarazzante situazione. L’Italia gli aveva dato fiducia nonostante ci avesse rimesso la partecipazione a un Mondiale (il secondo consecutivo), e lui l’ha “tradita” così, abbandonandola senza rispetto per la sua storia. Una telefonata della moglie-manager-avvocato, una mail e oplà, da Roma si passa a Riad. Non è escluso nemmeno che la questione con la Figc abbia degli strascichi.

Per carità chi bazzica questi lidi da decenni sa bene che nel calcio la fedeltà è relativa e che il motore che anima il grande circo sono storicamente i soldi. E non da oggi. Uno dei personaggi più simpatici, colti e poliglotti del football internazionale è Bora Milutinovic, serbo-messicano che è stato ct di Messico, Costa Rica, Usa, Nigeria, Cina, Giamaica e Iraq. Una trottola fantastica. Carlos Alberto Parreira ha allenato 3 volte il Brasile, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Sudafrica. Grandi professionisti, che sono passati da una Nazionale all’altra senza però alcuna ipocrisia e senza nascondersi dietro lo staff, le clausole, la gelosia di qualche dirigente. Anche Maldini o Lippi, ct azzurri, hanno allenato altre nazionali: ma lo hanno fatto in momenti ben distinti e a storia ben chiusa.

Si ragiona per paradossi, non c’è nulla da vergognarsi ovviamente, e lo stesso tradimento è solo la rappresentazione teatrale di questa storia. Però Mancini aveva il dovere morale di ricambiare il credito che gli era stato confermato dopo la botta della Macedonia del Nord. Aveva tutte le occasioni e i modi per cercare una via d’uscita più corretta, soft, dignitosa. Evitando almeno la farsa.

Poi, da opportunisti a nostra volta, potremmo anche chiuderla qui con altrettanto cinismo e pelo sullo stomaco: tutto sommato, alla fine, con Spalletti ct forse ci è andata pure meglio. Pane al pane e vino al vino: bye bye Robi.


 

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