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L’analfabetismo affettivo: perché la nostra società è fortemente pornizzata

di Andrea Di Consoli
L’analfabetismo affettivo: perché la nostra società è fortemente pornizzata

Chi racconta ai nostri giovani che il sesso non è solo performance ma anche condivisione di storie, pensieri, immaginazione, paure e ferite? Chi spiega ai nostri ragazzi che il sesso non è un ring ma un momento di condivisione profonda del piacere e dell’immaginario? Chi li sta educando al sesso e ai sentimenti? La risposta è drammatica

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Uno spettro si aggira nell’immaginario sessuale degli ultimi tempi: il rough sex. Si tratta del sesso “ruvido”. Fatto di schiaffi, sputi, strangolamenti, asfissiofilia. È dalla notte dei tempi che pulsioni sadomasochistiche, più o meno hard, animano e sostanziano la vita sessuale delle persone, ma mai prima si era arrivati a una tale livello di aggressività e di violenza, come dimostrano gli ultimi tragici casi di Palermo e Caivano. Ma da dove arriva tutta questa aggressività e tutta questa violenza?

La nostra è ormai una società fortemente pornizzata. L’educazione sessuale e sentimentale dei giovani avviene quasi esclusivamente attraverso la pornografia – o, nella migliore delle ipotesi, attraverso un immaginario subdolamente pornizzato. I ragazzi sono ossessionati dal sesso, e temono di risultare poco virili e poco maschi; le ragazze, invece, per paura di apparire poco disinibite e troppo “ragazzine”, corrono il rischio di recitare parti in commedia di una pericolosità estrema e di una mortificante alienazione psico-emotiva.

Basta ascoltare i discorsi delle nuove generazioni per rendersi conto che parole come dolcezza, tenerezza, amore, dialogo sono state soppiantate da un lessico performativo, spregiudicato e predatorio. Nessuno nega che ci siano pulsioni profonde e ancestrali che possono condurre il piacere erotico nei territori del dolore, del sadomasochismo o dei giochi di ruolo, ma una cosa è, appunto, il “gioco”, e altra cosa è un’ideologia così pervicace della sopraffazione, della violenza e dell’annientamento.

Siamo in presenza di un gravissimo fenomeno di analfabetismo erotico ed emotivo. Quello che conta è risultare forti, vincenti, disinibiti, perché condividere fragilità, paure, dolcezze e connessioni profonde è ormai considerato faccenda da persone deboli. Ma il rough sex, se non è un gioco condiviso a rischio zero, è solo il frutto di una frustrazione di massa, perché essere costretti a rimuovere le parti dolci e tenere della nostra psiche è frustrante, e la frustrazione è sempre l’anticamera dell’aggressività e, nei casi più estremi, della violenza.

Chi racconta ai nostri giovani che il sesso non è solo performance ma anche condivisione di storie, pensieri, immaginazione, paure e ferite? Chi spiega ai nostri ragazzi che il sesso non è un ring ma un momento di condivisione profonda del piacere e dell’immaginario? Chi li sta educando al sesso e ai sentimenti? La risposta è drammatica: la pornografia. Una pornografia, rispetto al passato, che predilige sempre di più il rough sex, perché probabilmente la pornografia tradizionale risulta troppo noiosa e prevedibile. I giovani cercano – per noia, insicurezza, conformismo – emozioni sempre più forti ma, purtroppo, oltre una certa soglia, l’emozione più forte che si possa provare è il crimine. E il crimine è la negazione del piacere, della dignità delle persone e della vita. Una cosa è avere fantasie di dominazione, sottomissione o sognare un “uomo forte”; altra cosa è confondere il piano delle fantasie con il piano della realtà. Ma per non confondere i due piani è necessario condividere una grammatica, saper parlare, sentire e ascoltare le reali esigenze di chi ci sta di fronte, sapere che il sesso, alla fine, è anche solo un gioco. E invece qui siamo nel pieno di un cortocircuito culturale, per cui le fantasie “rough” vengono estremizzate per paura di risultare dolci e teneri, ovvero “imbranati”. È una deriva pericolosa, che porterà i giovani a chiudersi sempre di più. Ma quest’ideologia della brutalità verrà rifiutata anzitutto da loro, perché il rough sex, se non è solo un gioco “innocuo” come dovrebbe essere, diventa una tortura, un banale conformismo, una mortificazione, un sopruso, una violenza, e alla fine non diverte più nessuno. Fermiamoci finché siamo in tempo e, senza moralismi, proviamo a spiegare ai più giovani che un erotismo appagante e profondo non è il wrestling o il set di Rocco Siffredi. 

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