Il Tirreno

Toscana

L'intervista

Migranti, il capitano della nave bloccata a Carrara: «Non c’erano le altre navi, perciò li abbiamo salvati noi»

di Alessandra Vivoli
Migranti, il capitano della nave bloccata a Carrara: «Non c’erano le altre navi, perciò li abbiamo salvati noi»

Roma ordinò a Open Arms di non soccorrere 132 persone. Lo hanno interrogato per sette ore dopo che ne aveva passate molte in mare a salvare persone

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. A Carrara lo hanno interrogato per sette ore. Dopo che ne aveva passate molte, molte di più, in alto mare. A salvare donne, uomini e bambini.

Angelo Selim, primo ufficiale di coperta della nave Open Arms, in fermo amministrativo dalla serata di martedì nel porto di Marina di Carrara, è stanco. Stanco per quelle sette ore passate a rispondere alle domande, della polizia e della Capitaneria di porto. Stanco di spiegare che il secondo soccorso (non concordato) è stato effettuato perché non c’erano rassicurazioni sui mezzi che avrebbero dovuto trarre in salvo i migranti stipati nella nave “double deck”, a doppio ponte, incrociata sulla rotta da Tripoli verso Marina di Carrara. Di altre imbarcazioni non se ne vedevano proprio – spiega – quella nave, così carica di gente, a un minimo movimento dalla stiva avrebbe potuto rovesciarsi e affondare. Sarebbe stata una nuova ecatombe del mare. «Hanno interrogato me, il comandante e il capo missione, è stato sfiancante – dice – Poi è arrivato il fermo della nave».

Che cosa significa, questo, in concreto?

«Per venti giorni non potremo più fare quello che è necessario, in un momento di massima emergenza per il Mediterraneo».

Primo ufficiale Selim ci spiega che cosa è successo?

«Il fermo amministrativo è scattato perché, secondo le autorità, non abbiamo rispettato il famoso decreto Piantedosi».

Cominciamo dal principio. Voi da dove venivate?

«Stavamo pattugliando la zona ovest di Tripoli e abbiamo ricevuto una richiesta di soccorso. Abbiamo incontrato un gommone in condizioni di pericolo. Era rotto alla metà, aveva acqua sul fondo e gasolio. Molte delle persone che abbiamo fatto salire a bordo della Oper Arms avevano bruciature da gasolio su tutto il corpo. Dopo il primo salvataggio, seguendo le indicazioni di Roma, abbiamo continuato la nostra rotta diretti al porto di Carrara che ci era stato assegnato come “porto sicuro per lo sbarco”. Durante la navigazione abbiamo ricevuto l’avviso di un altro mezzo in difficoltà: ci hanno comunicato che c’erano a bordo 132 persone».

A quel punto cosa avete fatto?

«Come prima cosa abbiamo immediatamente fatto la comunicazione a Roma, ma non abbiamo ricevuto risposta. In principio ci hanno detto che dovevamo rispettate il decreto e proseguire la navigazione fino a Carrara. Quando abbiamo chiesto se c’era qualcuno che stava seguendo questo caso ci hanno risposto che la nostra assistenza non era necessaria perché c’erano mezzi di soccorso della zona dell’autorità competente».

Voi vi siete fermati lo tesso per il soccorso. Perché?

«Abbiamo chiesto informazioni: quali sono questi mezzi? Quando sarebbero arrivati? Non abbiamo ricevuto risposta. A quel punto abbiamo deciso di verificare la situazione e fortunatamente siamo riusciti a incontrare l’imbarcazione. Adesso stiamo parlando di un problema amministrativo (il fermo scattato per la nave Open Arms), dovremmo parlare di persone che rischiavano di affogare».

In quali condizioni erano le persone a bordo della imbarcazione che avete aiutato?

«L’imbarcazione a due ponti era sovraccarica e imbarcava acqua. Le persone erano messe sia nella stiva che sopra. Questa, ne abbiamo viste tante, è una situazione super pericolosa. Quando avvistano una nave - spesso per paura , o per capire semplicemente cosa sta succedendo - le persone che stanno nella parte bassa della nave salgono e l’imbarcazione si capovolge. È un evento che purtroppo si è già verificato varie volte. Una volta accertato lo stato precario della nave abbiamo deciso di procedere al soccorso. Dopo abbiamo fatto rotta per Carrara e non abbiamo più ricevuto alcuna comunicazione da Roma. Una volta arrivati in porto ci hanno interrogato, me per sette ore. Poi è scattato il fermo amministrativo della nave e la multa».

E adesso?

«Non possiamo muovere la nave, sarà un mezzo in meno nel Mediterraneo dove più serve. Altre due navi sono stati coinvolte proprio questa settimana dai fermi amministrativi. Tre navi che non potranno assistere le persone in alto mare».l

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore