Attenzione
Col mattone cinese possibile crisi globale
Un forte raffreddamento dell’economia cinese metterebbe in tensione le dinamiche dei prezzi internazionali, colpiti dal blocco delle forniture strategiche e dal calo della domanda
La Cina è attraversata da una profonda crisi, sc tenata dallo scoppio della bolla immobiliare, che pone due interrogativi “globali”.
Il primo ha a che fare con le cause del tracollo delle principali società del settore, travolte da una colossale montagna di debiti. Evergrande, Country Garden e altre realtà hanno prosperato fidando sull’incessante urbanizzazione cinese, che richiedeva centinaia di migliaia di appartenenti, i cui prezzi sono saliti con continuità. Le società immobiliari si sono finanziate con i proventi delle vendite e col credito di un sistema “finanziario” ombra, fatto di non ben definiti trust che non rispondevano ad alcuna regola. Quando il mercato ha cominciato a manifestare segni di saturazione, le grandi società sono andate in affanno. Hanno accentuato la dipendenza dai trust ombra, dal costoso e incerto credito di una rete di società estremamente caotiche e fuori dai canali di finanziamento internazionale. La rigida chiusura del sistema finanziario cinese ha privato il settore degli strumenti per sgonfiare la bolla. Di fronte ad un debito di quasi mille miliardi di dollari, a poco è servito l’intervento della Banca centrale cinese che ha abbassato i tassi di interesse e provato a fornire iniezioni di liquidità: la mancanza di istituti di credito di grandi dimensioni ha reso inutile l’azione. Per l’esplosione della crisi è stato rilevante il fatto che Evergrande e alcune società fossero quotate alla Borsa di Honk Kong e ad altre borse internazionali, dove i creditori hanno reagito di fronte alle incipienti insolvenze. Un sistema chiuso come quello cinese che vede però una parziale presenza nei mercati finanziari globali risulta particolarmente fragile perché dipendente dalle sole risorse interne ed esposto alle aggressioni esterne.
Si colloca qui il secondo interrogativo sulle possibili evoluzioni della crisi. Sono immaginabili due soluzioni: un massiccio intervento dello Stato e un’apertura ai grandi fondi americani nel tentativo di rilevare gli asset svalutati e i crediti incagliati. Un salvataggio delle società immobiliari, operato con capitali statali si porrebbe in continuità con le tradizionali politiche cinesi ma rischierebbe di essere molto costoso per un Paese già indebitato. Scelta che vorrebbe dire legare alle sorti del settore immobiliare tutta l’economia cinese che mostra già criticità. L’immobiliare vale oggi un terzo del Pil cinese: se per salvarlo si usasse tutto il risparmio interno, il rischio di una gelata totale dell’economia nazionale sarebbe altissimo. L’alternativa è l’apertura ai grandi fondi e a banche internazionali, in primis americane: scelta che garantirebbe liquidità ma cambierebbe la natura e il ruolo globale dell’economia cinese. Dagli ulteriori passaggi di questa vicenda discenderanno conseguenze vitali per il pianeta, a cominciare dall’inflazione. Un forte raffreddamento dell’economia cinese metterebbe in tensione le dinamiche dei prezzi internazionali, colpiti dal blocco delle forniture strategiche e dal calo della domanda. In sintesi, dal mattone cinese deriva una inevitabile instabilità mondiale.
*Università di Pisa
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