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La fuga dall'Africa, il deserto e ora il lavoro in Toscana: la storia esemplare di Sunday

La fuga dall'Africa, il deserto e ora il lavoro in Toscana: la storia esemplare di Sunday

Ingegnere, 42 anni, ha trovato lavoro di in uno degli hotel più lussuosi della costa maremmana. Il titolare: «Gli italiani? Nessuno vuole più lavorare la sera, la notte e il weekend»

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MARINA DI GROSSETO. Sunday Emmanuel Akarakiri, 42 anni, ingegnere è scappato dalla Nigeria a piedi. Ha attraversato il deserto fino alla Libia, dove è stato imprigionato per un anno. Poi ha tentato la sorte, è salito su un barcone ed è approdato in Italia, dove è stato dirottato in un centro di accoglienza nel Grossetano. Oggi lavora in uno degli hotel più lussuosi della costa, Terme marine Leopoldo II di Marina di Grosseto.

E con lui altri due migranti, Mohamed Mahmoud Tawfek, egiziano, 28 anni, e Hamza Manni, tunisino, 26 anni. La decisione di assumerli, di fare loro un contratto, di farli sentire parte della “famiglia”, è stata di Amedeo Vasellini, general manager del Terme marine Leopoldo II. «È stata una decisione molto semplice da prendere – spiega Vasellini – Da tanti anni abbiamo personale pakistano che ha bisogno di un lavoro in regola per il permesso soggiorno. Uno dei pakistani mi ha presentato Sunday. Ci ha detto: “È bravo, serio”. Ed è proprio così. È con noi da quasi un anno, si occupa un po’ di tutto. E qualche mese fa ci ha portato Mohamed, che a sua volta ci ha presentato o Hamza».

D’altro canto non è facile trovare personale italiano. «Gli italiani? Nessuno vuole più lavorare la sera, la notte, il weekend – dice Vasellini –. Questi ragazzi invece si impegnano molto, noi ci troviamo bene e per noi sono come tutti gli altri». E poi c’è un altro problema con gli italiani. «Spesso – spiega Vasellini – chiedono di lavorare in nero per non perdere sussidi di disoccupazione, 104, reddito di cittadinanza. Sunday e chi come lui, invece, ha bisogno di essere in regola. Anche per questo ci troviamo bene. Stanno imparando la lingua e apprezzano l’ambiente di lavoro tranquillo, come a casa. Hamza è stato in Germania e in Francia e ci ha detto che non si è trovato bene. Là le persone sono più razziste».

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