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Irpef, un'imposta da rivoluzionare: prima tre aliquote, poi una sola

di Leonardo Monselesan
Irpef, un'imposta da rivoluzionare: prima tre aliquote, poi una sola

Verso il riordino di deduzioni, detrazioni e crediti di imposta

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Tra le principali novità introdotte dalla riforma fiscale vi è la revisione dell’Irpef, che avverrà con una graduale riduzione dell’imposta per il progressivo passaggio a un’aliquota unica. Come ribadito dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, questo obiettivo potrebbe muovere i primi passi già nel 2023, iniziando con la riduzione da quattro a tre scaglioni e aliquote Irpef. Il cambiamento, tuttavia, dovrà garantire il rispetto del principio costituzionale di progressività della tassazione, secondo il quale ogni contribuente dovrebbe pagare in base alla propria disponibilità economica. Insomma, chi può guadagna più deve pagare di tasse.

Per concretizzare questo principio, la delega fiscale prevede un riordino non solo degli scaglioni di reddito e delle aliquote, ma anche di deduzioni, detrazioni e crediti di imposta, che dovranno tenere particolarmente conto di una serie di elementi. A partire dalla presenza di disabili o figli a carico nel nucleo familiare del contribuente. Viene specificata l’intenzione di tutelare così l’abitazione, la salute, l’istruzione e la previdenza complementare delle persone, nonché la promozione di misure volte all’inserimento stabile degli under 30 nel mercato del lavoro e della stipulazione di assicurazioni contro eventi calamitosi. Viene poi ribadita anche la promozione della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, tramite un miglioramento sotto il profilo antisismico e dell’efficienza energetica, ma anche della rigenerazione urbana, la rifunzionalizzazione edilizia e la tutela dei beni culturali.

Nelle possibili deduzioni saranno inserite anche le spese sostenute per la produzione di reddito da lavoro dipendente, anche calcolate forfettariamente, e i contributi previdenziali obbligatori. È, inoltre, prevista una revisione delle somme che non concorrono alla formazione del reddito. Largo pure a una tassazione agevolata per tredicesime, premi produttività (fino a tremila euro) e straordinari oltre una soglia da determinare. È prevista la progressiva uniformazione della “no tax area” indipendentemente dalla natura del reddito prodotto, con priorità all’equiparazione di quelli da lavoro dipendente e quelli da pensione.

Novità anche per i redditi da fabbricati, per i quali potrà essere adoperato il regime della cedolare secca se l’affittuario utilizza gli immobili per svolgere attività di impresa, un’arte o una professione. Per i redditi da lavoro autonomo viene confermata l’intenzione di abbassare la pressione fiscale, ferma restando la tassazione degli incrementi di reddito per gli esercenti di attività d’impresa, arti o professioni introdotta per il 2023. Il carico fiscale potrà quindi essere maggiormente distribuito nel corso dell’anno, per arrivare progressivamente a una periodicità mensile dei versamenti, anche con un’eventuale riduzione della ritenuta d’acconto, a cui potrà essere affiancata un’altra eventuale riduzione per coloro che si avvalgono continuativamente di collaboratori. Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni includerà tutte le somme percepite, a esclusione dei rimborsi spese addebitati al cliente.

Per partite Iva e piccole imprese sarà inoltre possibile accettare una proposta di definizione biennale delle somme dovute per le imposte sui redditi e l’Irap, elaborata dall’Agenzia delle Entrate in base ai dati a sua disposizione. La somma dovuta sarà dunque nota a monte, ed eventuali maggiori o minori redditi non verranno conteggiati a questo scopo, ma sarà comunque dovuto il versamento dell’Iva. Il concordato decade, però, se un accertamento dimostra la scorretta documentazione dei ricavi per somme significative negli anni considerati. l

 

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