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Ayrton Senna, sono lucchesi emigrati in Brasile i bisnonni del grande pilota

di Luca Cinotti
Ayrton Senna, sono lucchesi emigrati in Brasile i bisnonni del grande pilota

I bisnonni materni del campione del mondo di Formula 1 sono di Porcari. Raffaele Di Santoro conobbe Maria in Brasile dove nacque la loro Marcelina

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Questa è una storia che inizia e finisce nello stesso luogo, l’Italia. Un cerchio o, se si preferisce, un circuito di Formula 1. Come quello di Imola dove il 1° maggio 1994, in uno dei weekend peggiori nella storia dell’automobilismo, si compì il destino di Ayrton Senna, ancora oggi il più amato dei piloti delle monoposto. Probabilmente il più forte di sempre, sicuramente il più rimpianto. Ma dall’Italia era partita anche la storia di Senna o, meglio, della sua famiglia. Come tanti emigranti di fine Ottocento, i bisnonni del futuro tre volte campione del mondo avevano lasciato Porcari, oggi capitale del distretto lucchese della carta e allora poverissima terra del contado, per cercare fortuna e una vita migliore in Brasile.

La scoperta, documenti alla mano, si deve alla curiosità e alla tenacia (condita da un bel po’ di ostinazione) di padre e figlio: Giampiero Della Nina, commercialista, scrittore ed esperto di storia locale e Massimo, che siede anche nel consiglio comunale della cittadina. La ricerca parte in una data non casuale: il 1° maggio, ventinovesimo anniversario della morte del pilota. «Un mio amico – racconta Massimo – proprio quel giorno fece una ricerca su Wikipedia alla voce “Ayrton Senna” e trovò scritto che i bisnonni materni erano originari di Porcari, senza ulteriori indicazioni. Mi informò della cosa e da lì, con mio padre, ci siamo messi a caccia».

I punti di partenza erano scarsi, quasi inesistenti. Si sapeva che una parte dell’ascendenza del campione veniva dall’Italia (Sicilia e Campania), ma per la presunta fetta lucchese non c’erano né nomi né date. Giampiero, però, ha un asso nella manica che decide da giocare: conosce una persona nell’ambiente dell’ambasciata brasiliana. E decide così di chiederle un aiuto per ricostruire l’albero genealogico di Ayrton, nato da famiglia agiata nel 1960 a San Paolo (città con una fortissima presenza di emigrazione lucchese).

È in questa maniera che i Della Nina vengono a scoprire che i nonni della mamma di Senna, Neide Johanna, hanno nomi italiani: Raffaele Di Santoro e Maria Servilia Di Santoro. Di più: non vengono citati i loro genitori. Come – appunto – se fossero nati altrove, fuori dal Brasile.

I Della Nina decidono allora di rivolgersi a don Americo Marsili, parroco di Porcari, per cercare i nomi nell’archivio parrocchiale. E alla fine la perseveranza viene premiata e dietro i nomi comincia a costruirsi una storia. Raffaele era nato a Porcari nel 1862, per emigrare in Brasile nel 1892. Lì avrebbe sposata Maria, sua cugina, nata a Porcari nel 1875. I due si sposarono in Brasile e dalla loro unione, nel 1909, nacque Marcelina Di Santoro, ossia la nonna materna di Ayrton.

«Potete immaginare la nostra soddisfazione – continua Massimo –, ma anche la grande emozione quando alla fine tutte le tessere del mosaico si sono incastrate tra di loro. Ayrton è testimonial di valori che sono molto avvertiti anche da noi: la passione per la vita, l’impegno nella professione e nello sport, la correttezza e la fede ne fanno un esempio anche per le nuove generazioni».

Anche per questo Massimo Della Nina, a nome del suo gruppo consiliare (La Porcari che vogliamo) chiede un riconoscimento formale del legame con Senna: «Crediamo siano doverose l’intitolazione di un’opera pubblica, la concessione della cittadinanza onoraria post mortem, l’avvio delle procedure per il gemellaggio con San Paolo».

È una storia che ricorda molto da vicino quella legata a un altro brasiliano illustre, l’ex presidente Jair Bolsonaro. Anche in quel caso ci sono due lucchesi che emigrano e si sposano nel nuovo Paese: i loro nomi erano Guido Bonturi e Argentina Pardini, lucchesi, ed erano i nonni materni di Bolsonaro.

Una vicenda che ha avuto anche strascichi politici, con la preannunciata (e poi mai realizzata) visita a Lucca dell’allora presidente e l’annessa contestazione della sinistra. Personaggio super divisivo Bolsonaro, almeno quanto Senna invece unisce tutti gli appassionati di Formula 1 (e non solo) nel ricordo della sua velocità, del suo carisma, del suo sguardo triste. Perché, come avrebbe scritto e cantato Lucio Dalla, “Ho capito che Dio mi aveva dato / Il potere di far tornare indietro il mondo / Rimbalzando nella curva insieme a me / Mi ha detto «Chiudi gli occhi e riposa»”.

 

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