Sicurezza
Il mare toscano diventa tropicale: i pesci arrivano dal Mar Rosso
L’analisi dell’ecologo marino: «Il Mediterraneo da tempo si sta tropicalizzando, vi spiego gli effetti del surriscaldamento»
Alcuni sono arrivati dal Canale di Suez e fino a dieci anni fa si potevano ammirare soltanto a migliaia di chilometri da noi. Altri, invece, rischiano di sparire per sempre, anche e soprattutto a causa del cambiamento climatico. «Che mette a rischio – spiega Luigi Piazzi, biologo ed ecologo marino dell’università di Sassari, consulente del Centro interuniversitario di biologia marina di Livorno –, soprattutto gli organismi che vivono nella fascia tra i 30 e i 40 metri di profondità».
Sempre più calda
La vita degli abitanti del nostro mare sta cambiando. «Lentamente, però, – prosegue Piazzi – perché quando si parla di mare dobbiamo tenere di conto che c’è una dilatazione degli effetti nel tempo, anche in tema di surriscaldamento. Indubbiamente la tendenza che osserviamo da anni è quella di un innalzamento della temperatura del Mediterraneo, e quindi anche del Tirreno». Mutamenti lumaca, che comunque hanno già prodotto i alcuni effetti ben visibili.
Effetto tropicale
Spiegato in termini semplici e sintetici, il fenomeno funziona così. «Prendiamo come riferimento le acque del mar Tirreno – dice ancora Piazzi –, dove negli ultimi dieci anni abbiamo visto arrivare il pesce pappagallo, che in passato potevamo vedere in Sicilia. Si tratta di una specie che vive in contesti particolarmente caldi, ed è risalito fino al mar Tirreno proprio perché ha trovato temperature dell’acqua a lui congeniali, così come la cernia rossa». Ma non solo. «Ci sono alcuni pesci che sono arrivati una decina d’anni fa dal mar Rosso, e adesso sono praticamente davanti alle nostre coste, fino alla bassa Toscana, in alcuni casi. Su tutti – continua il biologo ecologo dell’università di Sassari, Luigi Piazzi – il pesce flauto e alcune specie di pesci palla». L’esperto non ha dubbi: «Il Mediterraneo da tempo si sta tropicalizzando».
I rischi
La domanda sorge spontanea. I pesci che vivono nel nostro mare da sempre come gestiscono la convivenza con i nuovi arrivati dal mar Rosso? «Non ci sono problemi di convivenza – spiega Piazzi – ma non lontano da noi, in Grecia e in Turchia, per esempio, stiamo assistendo a una criticità legata alla competizione nell’ambito della nutrizione. Se i pesci tropicali mangiano le stesse cose di quelle autoctoni, quest’ultimi possono soffrire la mancanza di cibo. In Grecia e Turchia, come accennato in precedenza, si è visto che il pesce coniglio, nuovo arrivato, sta sostituendo la salpa».
Allarme estinzione
Ci sono poi degli organismi che da qualche tempo stanno lanciando segnali preoccupanti. «Stiamo parlando – riprende Luigi Piazzi – di organismi coloniali come corallo e gorgonia, che stanno sul fondale, quindi non possono muoversi alla ricerca di acque più fresche, e di conseguenza subiscono notevolmente il riscaldamento. La loro presenza si sta riducendo nel Tirreno per un fenomeno indiretto legato al surriscaldamento del mare come, ad esempio, l’insorgere di mucillagini, ovvero i prodotti di alcune alghe, che soffocano questi organismi. In diverse zone della Toscana la popolazione di gorgonie ha registrato una perdita considerevole. Come a Livorno, dove lo scorso anno è stato effettuato un monitoraggio all’altezza di Calafuria, ma anche nell’arcipelago della nostra regione».
Gli scenari
Per spiegare cosa sta accadendo nei nostri mari – e quanto può incidere la riduzione, o addirittura l’estinzione, di organismi come coralli e gorgonie – Luigi Piazzi utilizza un paragone restando in ambito naturale. «Immaginiamo un vasto bosco di lecci, che a poco a poco perde gli alberi e si trasforma in una prateria. Per dire che l’ecosistema marino, come tutti gli ecosistemi si basa su un equilibrio tra gli elementi che lo caratterizzano. Se uno di questi elementi sparisce, anche tutti gli altri, in modo più o meno pesante, ne risentono».
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