Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Litio, l’oro bianco in Toscana: «Il tesoro nascosto nel vapore geotermico»

di Tommaso Silvi

	Un soffione boracifero e, nel riquadro, il professor Giuseppe Tanelli 
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Un soffione boracifero e, nel riquadro, il professor Giuseppe Tanelli 

Il geologo Giuseppe Tanelli: «Riaprire le miniere? Uno scenario largamente improbabile. Ma la Toscana ha una ricchezza sotto terra, ecco come potremmo valorizzarla»

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«Largamente improbabile». Commenta così lo scenario della riapertura delle miniere toscane Giuseppe Tanelli, ex presidente del Parco nazionale dell’arcipelago toscano, geologo e ordinario di georisorse all’università di Firenze.

Quindi la volontà espressa dal ministro Urso, almeno per quanto riguarda la Toscana, è destinata a recitare il ruolo del “sogno nel cassetto”?

«Non faccio previsioni, mi limito ad osservare lo stato delle cose. Iniziamo col dire che praticamente tutte le attività estrattive nella nostra regione sono state dismesse negli anni Ottanta. Una buona parte di queste, inoltre, oggi si trova all’interno di aree protette, e quindi nell’ottica di una riapertura dell’impianto sarebbero necessarie una serie di autorizzazioni per niente semplici da ottenere. E poi ci sono i costi. Estrarre materiale comporta una spesa enorme. C’è solamente un fronte che meriterebbe un approfondimento e potrebbe essere esplorato».

Quale?

«Quello del litio. La Toscana potrebbe essere in grado di offrirlo al mercato».

Fa riferimento ai giacimenti all’Isola d’Elba, nella zona del Monte Capanne?

«Assolutamente no. Non voglio nemmeno immaginare cosa accadrebbe se decidessimo di estrarre litio dalle rocce del Monte Capanne. Ci sono degli ostacoli ambientali insuperabili».

E allora dove possiamo trovare, in Toscana, quello che viene definito “oro bianco”?

«Nelle fonti di vapore endogeno, ovvero il vapore geotermico. Sto parlando in particolare dell’area di Larderello, in provincia di Pisa, e di quella di Travale, nel Grossetano. Si è scoperto che il litio è presente in quel vapore. Potremmo quindi estrarlo dal liquido prodotto dal processo geotermico, ma è necessario lo sviluppo di una tecnologia che permetta questo tipo di estrazione. Non è semplice e i costi sono importanti. Allo stato attuale dei fatti, però, credo che solamente questa prospettiva abbia delle concrete possibilità di realizzazione in Toscana».

Come mai secondo lei siamo tornati a parlare di miniere?

«Il contesto geopolitico ci impone di pensare a un sistema per renderci autonomi il più possibile, anche dal punto di vista energetico. Da qui, evidentemente, l’idea di tornare a sfruttare i nostri giacimenti. Gli stessi che oltre trent’anni fa abbiamo deciso di chiudere. Ma oltre alle miniere abbiamo mandato in archivio anche l’attività minerometallurgica».

Di cosa si tratta?

«È quel processo che permette di estrarre l’elemento dal corpo grezzo. Anche in assenza di una miniera, si possono acquistare i minerali allo stato “naturale” e poi lavorarli così da estrarre la materia. È quello che ci insegna la Cina. Basta pensare che il 60% dei giacimenti di litio, la materia in assoluto più ricercata e più preziosa nel panorama contemporaneo, si trova tra Cile ed Australia. Eppure i leader del litio a livello mondiale sono i cinesi, perché posseggono la tecnologia per estrarlo dai materiali grezzi. L’Europa ha creduto poco in questo tipo di pratica, e oggi soffre la mancanza delle cosiddette materie prime strategiche». 

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