Sicurezza
Riforma per le società sportive dilettantistiche, la critica dal Coni: «Ecco perché molte realtà rischiano di chiudere»
Parla il presidente regionale, Simone Cardullo: «Le nuove norme? Un "calderone" che non tutela nessuno e terrorizza i presidenti»
Tanti adempimenti, ma anche tante incertezze per Asd (Associazioni sportive dilettantistiche, nda) e Ssd (società sportive dilettantistiche) con la riforma dello sport entrata in vigore il 1 luglio 2023. Il presidente del Coni Toscana, Simone Cardullo, spiega come affrontarle.
Quali potrebbero essere, secondo lei, gli effetti della riforma?
«La situazione è molto pericolosa, specialmente per le società dilettantistiche, e in particolare per quelle di base, che vedono quotidianamente i propri dirigenti lavorare per la società. Diciamo che la riforma potrebbe aver fatto violenza sull’attività di base, non tanto nel breve, quanto nel medio termine. Non abbiamo ancora compreso appieno cosa avverrà, e quali saranno i costi e le ricadute per Asd e Ssd. Alcune già hanno avvisato che potrebbero chiudere i battenti. Il problema è che siamo partiti a luglio, ma con una legge che ancora deve subire numerosi aggiustamenti».
Può spiegarsi meglio?
«A mio parere, sarebbe stato meglio attendere ancora qualche mese, per sapere precisamente tutto quello che si sarebbe dovuto fare. Le federazioni sono in ritardo, ma ora ci dobbiamo adeguare».
Che cosa la preoccupa?
«Mi preoccupano le complicazioni burocratiche, che hanno anche un risvolto economico non indifferente. Fino a che il nuovo Registro delle attività sportive dilettantistiche non sarà pienamente in funzione, ma forse anche dopo, molte società potrebbero essere costrette a rivolgersi a un commercialista, o a un consulente del lavoro, per adempiere a tutti gli obblighi. Poi c’è il problema della scadenza del vincolo sportivo, con gli atleti privi di contratto di lavoro che ogni anno possono cambiare squadra. Ogni federazione sportiva dovrà creare i presupposti perché le società vivaio, quelle che formano davvero gli atleti, possano avere un ritorno economico congruo al loro ruolo formativo, e poter così portare avanti la loro attività».
Come si muove il Coni?
«Stiamo cercando di organizzare incontri con esperti della scuola regionale dello sport, in modo da essere vicini alle società in questo momento di transizione».
Con la riforma pensa che i “lavoratori sportivi” saranno maggiormente tutelati?
«Secondo me è stato fatto un calderone in cui sono stati buttati dentro tutti, invece di guardare ai veri lavoratori sportivi, quelli che campano di questa attività, che avevano bisogno di un cambiamento di normativa in loro favore. Non possiamo mettere sullo stesso piano un allenatore che si impegna regolarmente e prende 1.000 euro al mese, e un dipendente pubblico che lo fa per passatempo, poche ore alla settimana, per poche centinaia di euro. Il primo dovrebbe avere una maggiore tutela».
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