Il Tirreno

Toscana

Mercato a rischio con le scelte rigoriste

di Alessandro Volpi (*)
Mercato a rischio con le scelte rigoriste

Le misure anti-inflazione potrebbero trasformarsi in un boomerang

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Il rialzo dei tassi di interesse praticato dalla Banca Centrale Europea sta facendo molto male all’economia italiana. Il costo di una rata per un mutuo intorno ai 120mila euro, con una durata di 25 anni, è cresciuto di 275 euro al mese, mettendo in difficoltà numerosissimi titolari di mutui e generando, al contempo, una riduzione della quantità di mutui richiesti, con conseguente svalutazione del prezzo degli immobili che spesso sono la vera garanzia dei medesimi mutui. In altre parole, la strategia di madame Lagarde sta scatenando in Italia, e in Europa, una condizione analoga a quella che ha portato alla drammatica crisi dei mutui subprime del 2008 negli Stati Uniti e che il Vecchio Continente era riuscito, almeno parzialmente, a risparmiarsi. Per contenere gli effetti di un simile choc, il ministro Salvini ha annunciato la possibilità di allungare la durata delle scadenze dei mutui a tasso variabile, quelli più colpiti dal rialzo dei tassi.

In realtà le strade per poter provare ad affrontare l’aumento della rata ci sono già. La prima, molto specifica, è costituita dal fondo di solidarietà prima casa, il cosiddetto fondo Gasparrini, che permette di sospendere il pagamento della rata del mutuo fino a 18 mesi in caso di eventi come la perdita del posto di lavoro o in presenza di cassa integrazione. La seconda, decisamente più ampia, è stata introdotta nell’ultima legge di bilancio e prevede la possibilità di trasformare il mutuo a tasso variabile in uno a tasso fisso, con l’obbligo per l’istituto di credito di accettare tale trasformazione. Una simile soluzione però non sempre risulta conveniente. Gli elementi da valutare sono diversi, a partire dal tasso di riferimento a cui è agganciato il mutuo o ancora la durata residua. Soprattutto, il tasso a cui è agganciato il mutuo è determinante nella scelta della rinegoziazione per passare da variabile a fisso. La norma del governo Meloni prevede che il tasso fisso del nuovo finanziamento venga individuato tra il più basso tra l’Irs a 10 anni e l’Irs della durata residua del mutuo, maggiorato dello spread che rimane invariato. Un’attenzione particolare merita proprio la durata residua perché appare evidente che se tale durata è breve l’ipotesi della rinegoziazione non è quasi mai convincente. Esiste poi la strada della surroga, che consente il trasferimento del mutuo presso un altro istituto di credito. La surroga di un mutuo permette infatti di cambiare la durata e la tipologia di tasso; è un’operazione gratuita perché le banche non possono applicare delle commissioni ma anche in questo caso la convenienza varia da caso a caso. Le scelte “rigoriste” dalla Bce dunque stanno scatenando una tempesta che colpisce duramente il credito, a cominciare da quello diffuso e più fragile, per tutelare il quale è molto complesso individuare soluzioni efficaci. Il rinvio delle scadenze, la rinegoziazione, la surroga sembrano, nella sostanza, misure insufficienti per moltissimi titolari di mutui, in particolare con redditi bassi che devono fare i conti anche con un’inflazione per ora soltanto scalfita dal rialzo dei tassi. Il rischio reale è che le misure prese per difendere il potere d’acquisto dei cittadini finiscano per impoverirli ancora di più in maniera insopportabile.

* Università di Pisa


 

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