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Toscana

L’intervista

Nautica, Cecchi (Confindustria): «Oltre sette miliardi di fatturato, mai così alto»

di Luca Daddi
Nautica, Cecchi (Confindustria): «Oltre sette miliardi di fatturato, mai così alto»

«Fondamentali le esportazioni della produzione cantieristica»

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Presidente, quale fase sta attraversando la nautica italiana?
«La nautica da diporto è un comparto che si è dimostrato solido e reattivo nel 2022, con prospettive positive anche per l’anno in corso – risponde Saverio Cecchi, al timone di Confindustria Nautica – Le previsioni dell’intero settore, che comprende la produzione della cantieristica, quella del comparto della componentistica e degli accessori e quella dei motori marini, indicano una stima di fatturato 2022 che potrà oltrepassare la soglia dei 7 miliardi di euro, un valore mai realizzato in passato. I dati ufficiali a consuntivo saranno presentati al 63° Salone Nautico Internazionale di Genova che si terrà dal 21 al 26 settembre. Tra i fattori determinanti che hanno alimentato la crescita c’è l’exploit dell’export della produzione cantieristica, che si attesta intorno ai 3,4 miliardi di euro. Il settore della nautica è più solido e resiliente dopo essersi strutturato a seguito della crisi del 2008. Oggi il mercato e le stime degli analisti ci parlano di prospettive di sviluppo prolungate. Le aziende stanno già cogliendo le sfide attraverso interventi di sistema su managerializzazione, attrazione di talenti e nuove competenze. Ci sono forti investimenti in ricerca e innovazione per ottenere risultati all’avanguardia. In un mercato in continua espansione, è fondamentale per le aziende adottare strategie sempre più sostenibili e ripensare i modelli di business, sfruttare nuove opportunità per rispondere meglio alle sfide del futuro».
Quali sono i punti di forza del settore?
«L’industria italiana della nautica da diporto è un settore in costante crescita, con una notevole propensione all’export e ottime potenzialità di penetrazione sui mercati. Oltre all’exploit delle esportazioni, un fattore decisivo è il portafoglio ordini dei cantieri italiani di yacht e superyacht, che per molti operatori coprono addirittura il prossimo triennio, e l’ottima performance dei comparti dell’accessoristica nautica e dei motori marini. Siamo leader mondiali nella produzione di superyacht con il 49,3% degli ordini globali e nei comparti delle grandi imbarcazioni pneumatiche, della componentistica e degli accessori».
Quali i punti di debolezza?
«Osserviamo con soddisfazione che alcune aziende sono riuscite a distinguersi e consolidarsi quali leader di nicchie di eccellenza, nonostante i forti investimenti che imprese principalmente di medie e piccole dimensioni sono chiamate a fare. Le difficoltà, e quindi i punti critici sono gli stessi di tutto il sistema produttivo italiano: caro energia, burocrazia, lentezza decisionale della macchina pubblica. Forse non abbiamo la forza, o la volontà?, di fare come la Germania che ha investito 150 milioni di euro sul Salone Nautico di Düsseldorf a supporto della filiera, ma certamente abbiamo bisogno di essere messi nelle condizioni di produrre con minor sforzo ricchezza per il Paese».
Cosa si attende Confindustria Nautica dal governo Meloni?
«Siamo in contatto con il governo ai massimi livelli e nei soli ultimi due mesi abbiamo incontrato i ministri Urso (Mimit), Santanché (Turismo), Fitto (Affari Europei), Musumeci (Politiche del mare), il viceministro Rixi (Trasporti) e la sottosegretaria Frassinetti (Istruzione), coprendo a 360° le tematiche dell’intera filiera. Da parte di tutti abbiamo riscontrato grande attenzione al settore, ora aspettiamo provvedimenti e risposte concrete ai vari dossier che abbiamo presentato».
A che punto è la partita delle concessioni demaniali?
«Quello delle concessioni demaniali è un tema urgente, su cui Confindustria Nautica lavora in maniera pressante. La legge “Concorrenza 2021” (legge 5 agosto 2022, n. 118) ha erroneamente incluso anche le strutture della nautica da diporto nell’ambito della normativa dettata per le spiagge, che peraltro già presenta criticità oggettive, elementi di inapplicabilità e – in alcuni casi – persino profili di incompatibilità rispetto alla stessa direttiva Bolkestein. È stato convocato il 9 giugno scorso il Tavolo tecnico per le concessioni demaniali, presieduto dal capo dipartimento per il coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio dei ministri, con la partecipazione di vari dicasteri. Il Tavolo tecnico sulle concessioni è un passaggio importante. Dobbiamo tenere a mente che, a differenza dei porti mercantili, l’Italia ha scelto di procedere alla realizzazione delle infrastrutture del diporto ricorrendo agli investimenti dei privati ed è evidente che occorre salvaguardare le certezze giuridiche e la redditività che è alla base di questi investimenti».
Indichi un provvedimento da adottare con urgenza per sostenere la crescita del settore.
«Innanzitutto il Regolamento di attuazione del Codice della nautica, il cui percorso dei pareri dei 14 ministeri chiamati a esprimersi è ancora in corso. Il 27 aprile ho incontrato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, per fare il punto e sollecitare l’avanzamento dell’iter. Con il viceministro si è parlato anche del nuovo titolo professionale del diporto, anch’esso annunciato a dicembre e non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale». 
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